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	<title>Organizzazione Archivi - Vistra Srl</title>
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		<title>Come preparare la strategia HSE per un progetto all’estero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Pedna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2020 10:42:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Diverse imprese, grandi, medie e piccole, continuano a tentare la fortuna all’estero, cercando altrove i risultati economici che non è più possibile trovare in Italia. Alcune hanno potuto constatare duramente che i progetti nei paesi in via di sviluppo non presentano più quelle caratteristiche di alta resa economica e bassa qualità di risorse, che forse avevano in passato, o che forse non hanno mai avuto.</p>
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									<p>Diverse imprese, grandi, medie e piccole, continuano a tentare la fortuna all’estero, cercando altrove i risultati economici che non è più possibile trovare in Italia. Alcune hanno potuto constatare duramente che i progetti nei paesi in via di sviluppo non presentano più quelle caratteristiche di alta resa economica e bassa qualità di risorse, che forse avevano in passato, o che forse non hanno mai avuto.</p><p>In epoca di <b>globalizzazione</b>, che è un altro modo per dire che è diventato molto più facile per tutti – inclusi i paesi in via di sviluppo – accedere alle risorse anche culturali fisicamente distanti dal luogo in cui viviamo, non esistono pasti gratis, ed è importante affrontare le espansioni all’estero definendo prima una <b>strategia</b>.</p><p>La strategia è quella branca dell’arte militare che regola le operazioni finalizzate alla <b>vittoria finale </b>in guerra; un termine che presuppone un <b>esame razionale a freddo</b>, una pianificazione per decidere come e dove ingaggiare il confronto e un piano per arrivare al successo finale. Gettarsi in un progetto senza avere già definito in anticipo come muoversi, senza avere valutato i punti di forza e quelli di debolezza della nostra struttura, nei confronti di un sistema paese e di un cliente sconosciuti, non è il miglior viatico per il successo.</p><p>Innanzitutto è bene avere presente che anche il <b>mercato internazionale delle infrastrutture</b> è estremamente competitivo, e ottenere un elevato ritorno economico con un solo progetto è molto difficile: lo sviluppo all’estero deve essere pensato in termini di anni, per potere <b>sviluppare tutte le potenzialità</b>.</p><p>La strategia dovrà analizzare il sistema paese, per comprendere quelle che potranno essere le criticità tali da pregiudicare il risultato economico. Sicuramente il corpus normativo del paese ospite è un argomento che è necessario affrontare per primo: la normativa locale in materia di ambiente e sicurezza, ma anche sicurezza sociale è un fattore che è fondamentale conoscere per potersi attrezzare al meglio, specialmente tenendo conto delle riserve che un imprenditore straniero incontrerà naturalmente durante il suo lavoro in relazione a temi tanto delicati. C’è solo un’occasione per fare una buona prima impressione.</p><p>Dal momento poi, che solitamente i paesi che non possiedono una consolidata tradizione di organizzazione e competenze tecniche, si rivolgono ad organizzazioni internazionali per la programmazione e la gestione dei loro progetti, è opportuno tenere in considerazione che sarà richiesto un livello tecnico elevato per le proprie prestazioni, paragonabile e anche superiore agli standard italiani. Di conseguenza la prima valutazione da fare è quella di <b>cosa è possibile trovare in loco</b> e di cosa sarà necessario importare, relativamente alle <b>competenze</b>, e quindi al <b>personale specializzato</b> necessario, alle <b>attrezzature</b> e ai <b>materiali</b>, a partire dai prodotti grezzi e dalle parti di ricambio fino alle attrezzature più complesse e ai loro sistemi. L’accessibilità delle risorse è una questione fondamentale, anche perché spesso si va a lavorare in nazioni in cui queste condizioni non sono paragonabili a quelle della nostra povera e bistrattata Italia.</p><p>Occorre valutare le capacità del personale tecnico, la <b>disponibilità</b> e <b>competenze</b> dei <b>lavoratori</b> e la situazione sociale. Nei paesi in via di sviluppo, spesso le condizioni che devono essere offerte ai tecnici con un minimo di specializzazione sono molto distanti quelle che sono comunemente accettate dai lavoratori. Il possesso di una specializzazione, seppur minima, fa di loro una élite.</p><p>Nei paesi del nord Europa normalmente la richiesta di lavoro straordinario “standard” è irricevibile dai lavoratori: la giornata lavorativa è di otto ore. Una questione fondamentale, spesso sottovalutata, è quella della formazione: gli standard internazionali e, specificatamente, i protocolli degli investitori, danno grande importanza ad essa, come effettivo strumento di prevenzione degli infortuni ma anche come strumento di miglioramento sociale. È impensabile non riservare almeno un’aliquota dell’1-1,5% delle ore lavorate ad essa, mentre i progetti di dimensioni maggiori dovranno prevedere strutture permanenti ad hoc per questo.</p><p>Grande importanza va data alla <b>conoscenza del sistema amministrativo del paese</b> in cui si vuole lavorare, fondamentale per ottenere autorizzazioni e permessi e garantire la conformità dei processi. Alcuni paesi hanno strutture amministrative estremamente centralizzate: per ottenere i permessi per un cantiere in una zona remota occorre recarsi nella capitale, anche se è distante giorni di viaggio. Altrove i contatti con gli enti ufficiali possono essere sviluppati solo da mediatori, ufficiali o informali, e non è possibile per un’organizzazione relazionarsi direttamente con l’amministrazione. Per non parlare dei paesi in cui la corruzione è uno strumento normale di governo: una condizione difficilmente gestibile da aziende italiane, specie dopo l’approvazione del Decreto Legislativo 231 del 2001, sulla responsabilità amministrativa da reati.</p><p>Devono poi essere conosciuti e valutati tutti quei fattori che, influendo sulla capacità produttiva, contribuiscono a determinare la capacità produttiva e quindi il successo dei progetti. Sono questi le <b>feste</b> ed <b>usanze locali</b>, le <b>ricorrenze stagionali</b> così come gli <b>obblighi religiosi</b>: nei paesi islamici la produttività durante il Ramadan crolla radicalmente, fino a fermarsi praticamente quando questo capita nei mesi caldi, mentre in alcuni paesi, specialmente nei cantieri per grandi progetti, il giorno di paga diventa un giorno di festa, con tanto di mercato locale, e quindi di fatto perso per la produzione.</p><p><em>In ogni caso è necessario mostrare grande <b>rispetto per la cultura locale</b>, l’unico modo per potere sviluppare duraturi rapporti di affari.</em></p><p><b>Vistra</b> è in grado di supportare le aziende nel loro processo di internazionalizzazione, in ciascuno dei <b>quattro passi</b>.</p><p>Il primo passo da seguire per affrontare una possibile espansione all’estero è definire una <strong>strategia</strong>, valutando rischi e le opportunità del paese in cui si vuole lavorare. Se vuoi approfondire l&#8217;argomento, <strong>guarda il video</strong>.</p>								</div>
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