La prevenzione sui luoghi di lavoro attraverso il DAE e la defibrillazione precoce

Oggi giorno si sente parlare sempre più spesso dei Defibrillatori Semi-Automatici Esterni (DAE) e di quanto sia importante attuare politiche di diffusione di dispositivi idonei e misure di emergenza, con lo scopo di anticipare i tempi di primo soccorso qualora si verifichino casi di arresto cardiaco (AC) sui luoghi di lavoro.

Dotarsi di uno o più defibrillatori è un grande atto di responsabilità verso i propri dipendenti e visitatori: significa preoccuparsi della sicurezza di chi frequenta i propri spazi

Le aziende, spesso possono ospitare anche centinaia di dipendenti e visitatori contemporaneamente. Queste strutture possono avere una notevole estensione e/o complessità planimetrica.

Raggiungere una persona colta da un arresto cardiaco improvviso all’interno di un’azienda può essere difficoltoso. Il 118, in base alle sue statistiche annuali, afferma che difficilmente riesce ad intervenire entro dieci minuti dall’accaduto. È fondamentale dunque che in ogni struttura ci siano persone in grado di intervenire rapidamente e di salvare così vite umane.

Un’azienda cardioprotetta comunica ai propri dipendenti e ai visitatori la cultura e il valore della prevenzione.

Cos’è una DAE?

La sigla DAE significa “Defibrillatore Semi-Automatico Esterno” ed è un dispositivo in grado di riconoscere automaticamente la fibrillazione e la tachicardia ventricolare esonerando l’operatore da tale compito e di defibrillare su comando somministrando una scarica elettrica alla persona che ha subito un arresto cardiaco.

Il funzionamento del DAE avviene per mezzo dell’applicazione di elettrodi in placche adesive sul torace del paziente. A seguito dell’applicazione strategica di tali elettrodi, il dispositivo effettua l’analisi automatica dell’attività elettrica del cuore della persona vittima di un arresto cardiocircolatorio al fine di interrompere una fibrillazione o tachicardia ventricolare e, se necessario, si carica automaticamente e si predispone per la scarica avvertendo l’operatore di premere un pulsante per erogare quest’ultima. Dopo ciascuna scarica il defibrillatore si mette in attesa, ripetendo l’analisi del ritmo cardiaco a intervalli regolari e predisponendosi per una nuova scarica se necessario. Gli intervalli di tempo di analisi del ritmo cardiaco e di registrazione dei tratti elettrocardiografici realizzati e dei dati di utilizzazione dell’apparecchio, sono pre-programmati in accordo con le linee guida e non modificabili dagli utilizzatori non medici.

Perché è importante il suo utilizzo?

Ogni anno in Italia circa 70000 persone sono vittime di un arresto cardiaco improvviso. Circa il 5% degli arresti cardiaci si verifica sui luoghi di lavoro. Questo si traduce in 3.000 morti all’anno per arresto cardio-circolatorio sul luogo di lavoro, ovvero 250/mese – 62/settimana – 9/giorno.

Per ogni morto sul lavoro per causa traumatica ce n’è almeno 1 che muore per arresto cardiaco in orario di lavoro. L’età media delle persone colpite è compresa fra i 37 e i 59 anni.

L’arresto cardiaco è una delle principali cause di morte e può colpire chiunque: persone a riposo o sotto sforzo, con o senza patologia cronica nota, in qualunque momento e in qualunque posto. Questo può essere combattuto solo entro i primi minuti, praticando la rianimazione cardiopolmonare e utilizzando il defibrillatore, che è un apparecchio semplice e sicuro.

Nei cantieri edili e nelle fabbriche metalmeccaniche inoltre sono sempre più i casi in cui, pur in presenza di testimoni, la segnalazione avviene in ritardo, rallentando così le manovre di soccorso e rianimazione RCP/BLSD (Rianimazione cardio-polmonare), a causa della carente informazione riguardo il riconoscimento dei segni precoci e alle corrette modalità di chiamata del 118.

In assenza di RCP ogni minuto trascorso, la sopravvivenza del soggetto colpito da Arresto Cardiaco si riduce del 10% e con il solo intervento del 118 la sopravvivenza è circa 1-5%.

Una RCP precoce aumenta il tempo di sopravvivenza di 3 volte: oltre l’80% dei sopravvissuti da un Arresto Cardiaco è stato “resuscitato” da una fibrillazione ventricolare.

L’implementazione di un programma di rianimazione cardio-polmonare e di defibrillazione precoce entro 5 minuti dal problema ventricolare dell’assistito risulta pertanto indispensabile e fondamentale per rafforzare la prevenzione sui luoghi di lavoro, facendo passare la probabilità di sopravvivenza da meno del 5% a oltre il 50%. Questo si può attuare attraverso la diffusione e l’uso del defibrillatore semi-automatico esterno a soggetti sia sanitari che non sanitari, al di fuori del soccorritore professionista.

Quali indicazioni ci fornisce l’INAIL e la normativa relativa la Sicurezza sui Luoghi di Lavoro?

L’attuale normativa relativa alla Sicurezza sui Luoghi di Lavoro (D.Lgs. n. 81/2008 e ss.mm.ii.) non prevede l’obbligo di dotazione di defibrillatori semi-automatici esterni da parte delle aziende, ma l’obbligo di formazione del personale al primo soccorso, confermando l’importanza della presenza sui luoghi di lavoro di personale addestrato e di dispositivi idonei a tutelare al meglio la salute dei lavoratori, considerando le misure di emergenza da attuare in caso di primo soccorso uno degli elementi portanti della gestione della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, tanto da inserirle nell’ambito delle misure generali di tutela (art. 15 del D.Lgs. n. 81/2008) e conferendo al datore di lavoro un ruolo cardine nella valutazione del pericolo consultato il medico competente e nel prendere i provvedimenti necessari in materia di primo soccorso e di assistenza medica di emergenza (art. 45 del D.Lgs. n. 81/2008).

L’INAIL, attraverso il Dipartimento di Medicina del Lavoro  si è espresso in un FactSheet del 2016, segnalando che esistono dei  fattori lavorativi che contribuiscono ad aggravare le malattie cardiovascolari, tra i quali “il contatto con alcune sostanze (come il monossido di carbonio e il piombo), l’asfissia da inalazione di gas tossici, le condizioni lavorative stressanti, l’esposizione al caldo o al freddo estremi, lo sforzo fisico eccessivo ed i fattori di rischio professionali come l’elettrocuzione, che portano alla fibrillazione ventricolare e quindi all’arresto cardiaco”, oltre ovviamente all’età e alla presenza di patologie del lavoratore stesso.

Tuttavia, dal momento che l’Arresto Cardiaco è chiamato anche Arresto Cardiaco Improvviso o Morte Cardiaca Improvvisa, proprio perché può capitare a chiunque, il buon senso porta necessariamente verso l’adozione preventiva a prescindere dalle analisi dei collaboratori o delle criticità dell’ambito lavorativo.

Per sostenere e sensibilizzare la diffusione dei DAE nelle aziende, l’INAIL inoltre riconosce la messa a disposizione di quest’ultimi e la relativa formazione BLS-D (Basic Life Supporta and Defibrillation) come intervento di miglioramento che consente di ottenere la riduzione del premio INAIL per mezzo del modello OT 24.

Normativa vigente che regola i criteri e le modalità di diffusione dei DAE

Legge n. 120 del 3 Aprile 2001: disciplina l’argomento e conferma l’importanza della presenza sui luoghi di lavoro di personale addestrato e di dispositivi  (non più solo antincendio) idonei a tutelare al meglio la salute dei lavoratori.

Art. n. 1 della Legge n. 69 del 15 Marzo 2004: estende la possibilità di utilizzare i defibrillatori in sede intra ed extraospedaliera a tutto il personale debitamente addestrato, anche non medico e non sanitario

Art. n. 39‐vicies quater del Decreto Legge n. 273 del 30 Dicembre 2005, convertito con modificazioni, dalla Legge n. 51 del 23 Febbraio 2006: dispone che la formazione del personale sanitario non medico e del personale non sanitario possa essere svolta anche da organizzazioni medico scientifiche senza scopo di lucro nonché dagli enti operanti nel settore dell’emergenza sanitaria.

D.M. 18 Marzo 2011 “Determinazione dei criteri e delle modalità di diffusione dei defibrillatori automatici esterni di cui all’articolo 2, comma 46, della legge n. 191/2009”: provvede  all’individuazione dei criteri e delle modalità per favorire la diffusione di defibrillatori semiautomatici, confermando le indicazioni contenute nel documento approvato con l’accordo Stato-Regioni del 27 Febbario 2003 “Linee guida per il rilascio dell’autorizzazione all’utilizzo extraospedaliero dei defibrillatori semiautomatici” con cui si è inteso promuovere la realizzazione di programmi regionali per la diffusione e l’utilizzo di defibrillatori semiautomatici esterni (DAE), indicando i criteri per l’individuazione dei luoghi, degli eventi, delle strutture e dei mezzi di trasporto dove deve essere garantita la disponibilità dei DAE, nonché le modalità della formazione degli operatori addetti e i requisiti minimi per ogni DAE.

Dove deve essere garantita obbligatoriamente la disponibilità dei DAE?

Devono essere dotati di DAE obbligatori durante lo svolgimento delle loro attività:

  • Mezzi di soccorso sanitario a disposizione del sistema di emergenza territoriale 118;
  • Mezzi di soccorso sanitario appartenenti alle organizzazioni di volontariato, alla croce rossa italiana ed al dipartimento della protezione civile;
  • Mezzi aerei e navali adibiti al soccorso e al trasporto degli infermi;
  • Ambulanze di soggetti pubblici e privati che effettuano servizio di assistenza e trasporto sanitario;
  • Società Sportive sia professionistiche che dilettantistiche e all’interno di impianti sportivi, secondo quanto previsto dal Decreto Legge Sanità n. 158 del 13 Settembre 2012.

Da valutare la presenza nelle aree ad alto rischio come le strutture industriali ed i luoghi di lavoro:

  • nelle aree dove sono presenti apparecchi elettrici;
  • nei luoghi di lavoro all’aperto, dove possono cadere fulmini o dove si lavora su linee elettriche;
  • in zone isolate dove è più difficile far arrivare i soccorsi come impianti di perforazione, cantieri di costruzione, piattaforme marine ecc.;
  • in luoghi di transito o permanenza di molte persone.

E nelle aree con particolare afflusso di pubblico come:

  • Luoghi isolati e zone disagiate;
  • Strutture sanitarie e sociosanitarie residenziali e semi-residenziali autorizzate, poliambulatori, ambulatori dei medici di medicina generale;
  • Auditorium, cinema, teatri, parchi divertimento, discoteche, sale gioco e strutture ricreative, stadi, centri sportivi;
  • Grandi e piccoli scali per mezzi di trasporto aerei, ferroviari e marittimi, strutture industriali;
  • Centri commerciali, ipermercati, grandi magazzini, alberghi, ristoranti;
  • Stabilimenti balneari e stazioni sciistiche; strutture sede di istituti penitenziari, istituti penali per i minori, centri di permanenza temporanea e assistenza; strutture di enti pubblici: scuole, università, uffici; postazioni estemporanee per manifestazioni o eventi artistici, sportivi, civili, religiosi;
  • Farmacie;
  • Ambito domiciliare, per quanto riguarda il domicilio di pazienti potenzialmente a rischio di morte cardiaca improvvisa.

 

La formazione degli addetti all’utilizzo del DAE

I corsi di formazione devono essere effettuati da Centri di Formazione Accreditati dalle singole regioni secondo specifici criteri e sono svolti in conformità alle Linee Guida nazionali del 2003 così come integrate dal D.M. 18 Marzo 2011, con l’obbligo dell’attività di aggiornamento della parte pratica ogni 2 anni del personale formato, con lo scopo principale di garantire che quest’ultimo possa utilizzare i DAE e comprendere l’addestramento teorico-pratico alle manovre di BLS-D con particolare riferimento al D.M. n. 388/2003 “Regolamento recante disposizioni sul pronto soccorso aziendale,in attuazione dell’articolo 15,comma 3, del D.lgs 19 Settembre 1994, n. 626, e ss.mm.ii.”

In Friuli Venezia Giulia, così come previsto dalla Regione, i corsi BLSD vengono tenuti dai servizi 118 delle aziende sanitarie e dai centri accreditati ( albo al link https://www.regione.fvg.it/rafvg/cms/RAFVG/salute-sociale/promozione-salute-prevenzione/FOGLIA3/ ). La durata del corso è di 5 ore e la tariffa dei corsi non può essere superiore a 50 euro per il corso base e a 25 euro per il retraining (IVA compresa) inclusa l’iscrizione, a partecipante.

 

Marcatura CE e verifica dei requisiti operativi del DAE

Tutti i dispositivi devono essere omologati con marcatura CE regolata dalla Direttiva 93/42/CEE ed attuata in Italia dal D.Lgs. n. 46/1997 e che per garantire il corretto funzionamento:

  • ogni 1-2 anni deve essere aggiornato il software che modifica la forma d’onda e l’intervallo di analisi tra uno shock elettrico e l’altro;
  • ogni 4-5 anni deve essere sostituita la batteria (non ricaricabile) e gli elettrodi;
  • con cadenza annuale, l’ASL verifica la presenza dei requisiti per tenere operativo un DAE.

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