Il livello di stress impatta sulla performance?

Uno degli aspetti più innovativi della valutazione dei rischi è forse quello introdotto una decina di anni fa: la valutazione dello stress lavoro correlato.

Ricordo che in questi 10 anni abbiamo assistito alle reazioni più disparate rispetto all’introduzione di questa valutazione. Spesso approcci troppo teorici hanno alimentato un atteggiamento scettico da parte di lavoratori e soprattutto di manager e imprenditori.

Spesso infatti proprio le figure apicali, in un contesto complesso, competitivo e con grandi responsabilità sono i primi a vivere delle situazioni di grande stress e, paragonando la propria situazione a quella dei collaboratori con un inevitabile vizio di prospettiva, esprimono un approccio molto scettico verso questo nuovo obbligo di legge, quasi di scherno e insofferenza verso un nuovo ulteriore requisito.

Proviamo però a cambiare punto di vista.

Lo stress è un termine di per sé neutro, che significa tensione, pressione.

Quanto incide lo stress sulla performance?

Quali traguardi potrebbe raggiungere un’organizzazione se i propri collaboratori non ne fossero impattati negativamente?

Innanzitutto dobbiamo distinguere tra “eustress” e “distress”.

Quando le cose vanno bene, siamo carichi di energie e agiamo in modo coerente con i nostri valori troviamo spesso nuovi stimoli nell’affrontare delle sfide che ci mettono alla prova. Sono situazioni in cui possiamo farcela con le nostre forze, uscendone migliori e accrescendo la nostra esperienza.

Quando invece siamo in difficoltà e siamo decisamente fuori dalla nostra zona di comfort rischiamo di andare in crisi. Tutto sembra buio e pensiamo di non farcela. Questo è distress.

Lo stress è spesso proporzionale alle responsabilità e collegato al ruolo che si riveste o al progetto in cui si è impegnati. È facile immaginare che un CEO o un imprenditore debbano affrontare delle sfide importanti e che spesso ci siano delle occasioni che possono generare forti stress. Ma anche ruoli diversi possono spesso mettere sotto pressione.

Nella nostra esperienza ad esempio, i tecnici impiegati nei progetti internazionali sono spesso sottoposti a situazioni potenzialmente molto stressanti.

Prendiamo ad esempio i Safety Manager: sono lontani da casa e dagli affetti, sono inseriti in un team nuovo presso il quale rivestono un ruolo di controllo, molte volte sono visti come un ostacolo alla semplificazione di determinate operazioni sia dal management che dagli operativi ma devono farsi valere per la tutela della sicurezza. I turni sono lunghi, i luoghi sono diversi, spesso si parla una o più lingue diverse dalla propria lingua madre, il cibo non è quello cui si è abituati, le condizioni climatiche sono diverse. Spesso si lavora in luoghi isolati, mancano i comfort, mancano le risorse per fare bene il proprio lavoro, ci si confronta con culture diverse.

Nel complesso le occasioni di stress sono molteplici.

In realtà anche tra le protettive pareti un ufficio possono generarsi delle situazioni molto, molto stressanti.

Una frizione crescente con un collega, la mancanza di strumenti adatti, l’eccessivo carico di lavoro, la mancanza di chiare indicazioni sulle proprie responsabilità, obiettivi e riconoscimenti del merito, l’impossibilità di sapere  “chi fa cosa” all’interno della propria organizzazione.

Quanto costa ad un’azienda non occuparsi di queste situazioni?

Anche la più valida delle risorse se va in “burn-out” può essere persa. Si possono generare delle situazioni di calo del rendimento, scarsa lucidità, conflitti, scelte sbagliate che possono mettere a rischio il business o la salute e la sicurezza delle persone o dell’ambiente.

E fuori dal lavoro?

Quante sono le situazioni di stress che possono accadere fuori dal lavoro che condizionano in modo anche pesante il comportamento lavorativo? La perdita di una persona amata, una separazione, un problema di salute.

Troppo spesso si cade nell’errore di considerare professionale una visione distaccata tra il lavoro e il nostro benessere psicofisico. Una divisione che finisce per amplificarsi nel modo di vivere il lavoro. Eppure dedichiamo così tanto tempo della nostra vita al lavoro.

Talvolta si genera l’equivoco che professionale sia qualcosa di separato dall’essere se stessi, dal seguire i propri valori e dal proprio benessere psico-fisico. Eppure confrontarsi con questi aspetti con i giusti metodi è il solo modo per potercela mettere tutta, per trasformare lo stress in eu-stress, per affrontare e vincere grandi sfide. Perché, quasi sempre, per ottenere grandi risultati servono grandi sacrifici, ma la strada più corretta da percorrere è in coerenza con se stessi ed in equilibrio.

Come la comunicazione è poco efficace se non c’è coerenza tra verbale, para-verbale e linguaggio del corpo, allo stesso modo siamo molto meno efficaci se agiamo fuori coerenza con noi stessi. Una forzatura prolungata può mettere a rischio il nostro benessere psicofisico e compromettere il raggiungimento di qualsiasi obiettivo, con il risultato di perdere tutto, compresa la salute e la serenità.

Alle volte sono dei momenti particolarmente critici che ci spingono a mettere in discussione questa visione e, non senza fatica, con il giusto supporto ci portano verso una nuova interpretazione. Molto meglio se è la consapevolezza a portarci nella medesima direzione, senza passare per situazioni fortemente stressanti dalle quali non sempre si esce più forti e vittoriosi.

È per questo che nella nostra Academy Vistra Fighting for Safety abbiamo deciso di offrire supporto a collaboratori e partner anche per la gestione dello stress. E ci siamo aperti anche ai nostri clienti.

Conta il proprio equilibrio psicofisico, saper dare un nome alle emozioni e saperle accettare, trasformare. Conta la coerenza delle proprie azioni con i propri valori.

Ma sai riconoscere quando ti trovi in una situazione di forte stress?

Attraverso l’Academy aiutiamo a riconoscere i segnali, a reagire e, se serve, a saper chiedere aiuto.

La comunicazione e l’opportunità di cogliere questi segnali va creata. Evidentemente più tardi si interviene e più difficile è il recupero. Per questo motivo lavoriamo su un duplice fronte: la formazione da un lato e la comunicazione costante dall’altro.

Quali sono i segnali che ti fanno capire che sei sotto stress. Ce ne sono molti, eccone alcuni:

– Sei spesso in apnea? Ne sei cosciente?

Pensi troppo?

– Senti poca fiducia nelle tue capacità? Il self talking è giudicante e autodistruttivo?

– Non trovi appigli interni ed esterni per affrontare le difficoltà (ancoraggi)?

Cosa puoi fare:

Inquadrare delle azioni di scarico delle tossine;

Trovare situazioni di rilassamento;

Impostare azioni di “ricarico delle pile”.

Un metodo attraverso il quale si lavora su questo aspetto nella nostra Academy è il metodo “Your Body Knows”, basato sul fatto che il nostro corpo ci manda dei segnali precisi e che sta a noi non ignorarli ma prenderci cura di lui, perché se li ignoriamo diventeranno semplicemente più forti fino a quando sarà impossibile ignorarli, ma forse è troppo tardi.

Vistra è in grado di supportare le aziende italiane in tutto il mondo per le problematiche di Qualità, Sicurezza sul Lavoro ed Ambiente.

Se vuoi approfondire l’argomento, guarda il video.

Federico Olivo
Autore: Federico Olivo
Laureato in ingegneria Gestionale, ha maturato la sua esperienza per la qualità nel settore militare. Tra i fondatori di Vistra nel 2000 è oggi Presidente della società. In oltre 20 anni di operatività nel settore della Qualità ha lavorato in Italia ed all’estero per aziende di ogni dimensione ed in molteplici settori. Con una grande esperienza nella mappatura dei processi tiene lezioni in Master e corsi universitari, co-autore del libro “la guida del sole 24 ore alla Qualità” edito dal Sole24ore.

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