Sicurezza all’estero: non è così facile

Le imprese italiane da diversi anni si sono orientate verso i mercati esteri. I motivi sono tanti: la riduzione, o addirittura l’eliminazione delle barriere commerciali ha reso più facile proporre i propri beni e servizi al di fuori della madre patria, una profonda crisi ormai ultradecennale ha spinto aziende e persone a cercare le proprie occasioni all’estero.

I paesi del mondo sono molti e, molto più spesso di quanto si creda, differenti tra di loro, e non è detto di trovare, sempre, condizioni di lavoro più semplici che in Italia, specie in relazione alla tutela della sicurezza e dell’ambiente. Naturalmente i paesi più sviluppati economicamente: Unione Europea, Nord America, estremo oriente, Oceania, vuoi per lo sviluppo autonomo dei loro ambiti culturali, vuoi per influenza legislativa (le Direttive Europee), hanno elaborato e spesso assimilato sistemi di tutela di sicurezza e ambiente molto impegnativi, e la pressione sociale è tale da rendere impossibile qualsiasi negoziazione al ribasso. Sono aree che hanno sviluppato una forte sensibilità ambientale e di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, con una conseguente regolamentazione strutturata e fatta rispettare.

Altrove tutto questo non è ancora così rilevante, sia a livello governativo che di opinione pubblica. Chi intende però affacciarsi a questi mercati, contando su un approccio meno rigoroso, non è il caso si faccia grosse illusioni. Se l’opinione pubblica, o addirittura i governi di alcune nazioni sono inadeguati a pretendere condizioni di lavoro e di tutela dell’ambiente dignitose, molto spesso le iniziative di sviluppo sono promosse da organizzazioni multinazionali che, invece, applicano regole di sorprendente rigore. Il riferimento in questo campo è la IFC, International Finance Corporation che, a dispetto del nome, degno dei cattivi di un film di James Bond o, più recentemente, di Jason Bourne, è una organizzazione che ha come lodevole obiettivo promuovere lo sviluppo dell’industria privata nei paesi in via di sviluppo, attraverso l’erogazione di appositi prestiti e l’intermediazione di crediti nel mercato internazionale. Aiutarli a casa loro, insomma.

La IFC ha sviluppato un set di regole, per lo sviluppo di questi progetti, finalizzati alla tutela dell’ambiente, della dignità umana e della società in cui si va ad operare, il cui rispetto richiede alle imprese chiamate ad operare, un approccio professionale, la disponibilità di tecnici competenti e di risorse economiche. Per restare più vicino a noi, la BERS, Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo, nota anche come EBRD, ha definito 10 performance requirements, requisiti di prestazione, che sono relativi (1) alla valutazione e gestione dell’ambiente e dei problemi dovuti all’impatto sociale dell’iniziativa, (2) al lavoro ed alle sue condizioni, (3) all’efficiente uso delle risorse e alla prevenzione e controllo dell’inquinamento, (4) alla salute e alla sicurezza, (5) all’acquisizione di terreni, reinsediamento involontario e dislocamento economico, (6) alla conservazione delle biodiversità e alla gestione sostenibile delle risorse naturali viventi, (7) alle popolazioni indigene, (8) alle eredità culturali, (9) agli intermediari finanziari e (10) alla divulgazione delle informazioni e al coinvolgimento delle parti interessate. Per ciascuno di questi ambiti, le imprese coinvolte nel progetto sono chiamate ad operare nel rigoroso rispetto dei requisiti previsti. Il progetto, con il cantiere dove viene organizzato il lavoro, le ricadute sulle imprese e sulle comunità locali e finanche sulle organizzazioni politiche locali, sono lo strumento finalizzato ad un obiettivo politico di più ampio respiro, di politica internazionale. Per questo motivo il mantenimento di un’atmosfera di consenso nei confronti dell’opera e, specialmente di come viene realizzata è strategico, ed è fondamentale per le banche di sviluppo. Si può tranquillamente affermare che il progetto è finalizzato all’ottenimento e al mantenimento del consenso a partire dalle popolazioni coinvolte direttamente fino alla platea degli amministratori e dei politici coinvolti, passando per il tessuto imprenditoriale locale per finire all’opinione pubblica locale e internazionale.

Questo per dire che, a prescindere da quello che dice la normativa locale e da come viene effettivamente applicata, condizione che varia a seconda delle particolari sensibilità locali e nazionali, per le banche di sviluppo è fondamentale attivare e mantenere aggiornata una valutazione degli effetti del progetto, che parte dalle considerazioni ambientali, ecologiche e sociali locali, per estendersi alle ricadute più generali sul tessuto professionale ed economico, proporzionato alla scala del progetto, là fino a dove si può estendere l’influenza delle attività promosse. Naturalmente la maggior parte di queste attività ricade sull’organizzazione che promuove il progetto, che normalmente è colei che richiede il loro supporto. Le banche di sviluppo hanno linee guida e documenti che spiegano in profondità e con dovizia di esempi il grado e la profondità degli studi che ritengono debbano accompagnare lo sviluppo di un progetto da finanziare, fin dai suoi primi passi.

Questo per dire che, a prescindere da quello che dice la normativa locale e da come viene effettivamente applicata, condizione che varia a seconda delle particolari sensibilità locali e nazionali, per le banche di sviluppo è fondamentale attivare e mantenere aggiornata una valutazione degli effetti del progetto, che parte dalle considerazioni ambientali, ecologiche e sociali locali, per estendersi alle ricadute più generali sul tessuto professionale ed economico, proporzionato alla scala del progetto, là fino a dove si può estendere l’influenza delle attività promosse. Naturalmente la maggior parte di queste attività ricade sull’organizzazione che promuove il progetto, che normalmente è colei che richiede il loro supporto. Le banche di sviluppo hanno linee guida e documenti che spiegano in profondità e con dovizia di esempi il grado e la profondità degli studi che ritengono debbano accompagnare lo sviluppo di un progetto da finanziare, fin dai suoi primi passi.

Un Contractor diligente, però, deve assolutamente tenere in considerazione le ricadute di un atteggiamento così determinato, che possono essere sostanzialmente di tre tipi:

  • La richiesta di ricerche e analisi o altre prestazioni che normalmente esulano dalle attività di un Contractor.
  • Una accresciuta rigidità dei processi decisionali su modifiche, varianti o approfondimenti progettuali che in un qualche modo possano avere ripercussioni sulle aree di interesse delle banche di sviluppo.
  • La richiesta produrre documentare esplicitamente particolari decisioni e processi.
Autore: Antonio Pedna
Architetto e Technical Member IOSH. Lavora da oltre vent'anni in grandi organizzazioni che progettano e costruiscono grandi opere infrastrutturali, in Italia e all'Estero, ricoprendo vari ruoli come coordinatore per la progettazione, coordinatore per l’esecuzione, RSPP, QHSE manager e occupandosi di project management, audit e compliance, risk management, riduzione dei costi, formazione e gestione delle risorse.

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