<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>ISO Archivi - Vistra Srl</title>
	<atom:link href="https://www.vistraqhse.it/tag/iso/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.vistraqhse.it/tag/iso/</link>
	<description>Skills for your business</description>
	<lastBuildDate>Mon, 28 Apr 2025 16:08:30 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.3</generator>

<image>
	<url>https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2019/01/cropped-Vistra-Favicon-32x32.png</url>
	<title>ISO Archivi - Vistra Srl</title>
	<link>https://www.vistraqhse.it/tag/iso/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Implementare oggi un sistema qualità</title>
		<link>https://www.vistraqhse.it/implementare-oggi-un-sistema-qualita/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=implementare-oggi-un-sistema-qualita</link>
					<comments>https://www.vistraqhse.it/implementare-oggi-un-sistema-qualita/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianantonio Posocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Apr 2024 11:37:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[QHSE Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Qualità]]></category>
		<category><![CDATA[Standard]]></category>
		<category><![CDATA[ISO]]></category>
		<category><![CDATA[sistema di qualita]]></category>
		<category><![CDATA[sistemi di qualitá]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.vistraqhse.it/?p=8497</guid>

					<description><![CDATA[<p>Autore: Gianantonio Posocco, consulente tecnico QHSE Il passato (remoto) Ci sono aziende che già c’erano arrivate, negli anni ’90, ad adottare un sistema secondo ISO 9001 (al tempo si chiamava 29001 ed era seguito da 29002 e 29003), per lo più realtà particolarmente rampanti, con una propensione al marketing piuttosto spinta. I sacrifici erano molti, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vistraqhse.it/implementare-oggi-un-sistema-qualita/">Implementare oggi un sistema qualità</a> proviene da <a href="https://www.vistraqhse.it">Vistra Srl</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #808080;"><em>Autore: Gianantonio Posocco, consulente tecnico QHSE</em></span></p>
<h4 style="text-align: justify;">Il passato (remoto)</h4>
<p style="text-align: justify;">Ci sono aziende che già c’erano arrivate, negli anni ’90, ad adottare un sistema secondo ISO 9001 (al tempo si chiamava 29001 ed era seguito da 29002 e 29003), per lo più realtà particolarmente rampanti, con una propensione al marketing piuttosto spinta. I sacrifici erano molti, specialmente nell’investire grosse somme (in quel periodo un SGQ poteva costare svariate decine di milioni di vecchie lire) e nel redigere montagne di documenti, su cui mettere una serie di firme.</p>
<p style="text-align: justify;">Non aiutava pure il fatto che, a seguito del referendum sul nucleare del 1987, una parte notevole del <em>think tank</em> che nel frattempo s’era formato, fosse stato dirottato in questi ambiti impiegatizi, dunque gli approcci estremamente formali diventavano, per deformazione intellettuale, necessariamente sostanziali e parte degli aspetti valutativi particolarmente aggressivi: taluni ispettori, in quegli anni, avevano più una fama di inquisitori che di verificatori, dunque l’ottenimento di un certificato rappresentava una conquista a dir poco valorosa, al punto da volerlo spiaccicare sui teli dei camion, piuttosto che in tutto ciò che di visibile raccontasse dell’azienda.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi consulenti (che costituivamo per il “paròn” il grosso del problema: la spesa iniziale), dovevamo combattere con visioni distopiche su quanto dovesse essere descritto e quanto in seguito adottato dall’azienda cliente. Il motto “scrivi ciò che fai e fai ciò che scrivi” sembrava campeggiare su uno striscione, alla reception, e veniva ripetuto a martellate sulle malcapitate funzioni aziendali.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sarebbero voluti decenni affinché le 6 firme necessarie per azionare una valvola, vitali per il contesto nucleare, si sublimassero in una semplice evidenza documentale.</p>
<p style="text-align: justify;">I sistemi si rivelavano comunque troppo strutturati e rigidi, al punto da essere spesso trattati come qualcosa che “serviva per l’ISO”, una sorta di <em>compliance</em> e nulla più, un costo più che un beneficio.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Il passato (prossimo)</h4>
<p style="text-align: justify;">Con l’avvento delle Vision 2000 il salto s’è rivelato provvidenziale: ragionare per processi più che per attività seriali è stata la vera rivoluzione. Le ISO 9001 potevano, a ragion veduta, essere adottate anche da realtà produttive modeste, con una spesa relativamente ridimensionata, stante anche la concorrenza di mercato con cui le società di consulenza si sono trovate a fare i conti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il “bollino”, retaggio delle prime certificazioni, si stava pian piano convertendo in un lasciapassare per l’indotto nei confronti dei grandi gruppi, che premevano affinché i propri fornitori adottassero linguaggi coerenti con i propri standard.</p>
<p style="text-align: justify;">E il boom di certificazioni s’è visto, come pure la nascita di una marea di enti accreditati a svolgere attività ispettiva di III parte, in parte qualificati e seri, in parte improvvisati e poco professionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella pletora delle aziende certificate però si stava insinuando un interrogativo: capire se il gioco valesse la candela o, per tradurre in soldoni (è il caso), se il costo del mantenimento di un SGQ certificato, si traducesse in un effettivo beneficio per la realtà aziendale. Tante aziende, una volta fatto il percorso, hanno abbandonato. Io personalmente, a chi mi chiedeva se valesse la pena di certificarsi, rispondevo: “Chiedi ai tuoi clienti se a loro interessa che tu lo faccia, poi decidi”.</p>
<p style="text-align: justify;">Se non passa l’idea che un SGQ dovrebbe almeno pagarsi il costo, direi che l’impegno non vale la candela.</p>
<p style="text-align: justify;">La versione 2008 della norma non ha portato particolari novità, solo qualche piccolo aggiustamento; nel contempo le aziende certificate sono maturate ed hanno cominciato ad introdurre i controlli di gestione che, fatalità, vanno parecchio d’accordo con la ISO 9001, se non altro le aiuta ad allestire una tabella degli indicatori che possa essere di utilità alla direzione per tener sotto controllo la redditività d’impresa.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la nuova release, la 2015, il tutto ha preso la piega definitiva con l’introduzione dell’approccio in ottica di <em>risk management</em>, che già diversi enti di certificazione avevano cominciato a diffondere, l’individuazione del contesto operativo e la definizione degli <em>stakeholders</em>.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Il presente</h4>
<p style="text-align: justify;">Le aziende che hanno resistito negli anni, a dotarsi di sistemi di gestione e che solo recentemente hanno intrapreso la strada dell’implementazione, lo hanno deciso in funzione di una serie di motivazioni, ben diverse da quelle che potevano essere le precedenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Con l’avvento della responsabilità amministrativa (v. 231) e da ulteriori pressioni (es. revisori dei conti), anche di tipo economico (polizze INAIL), stanno vedendo che ci sono effettivi margini per investire nei sistemi di gestione o, per meglio considerarli, “modelli organizzativi”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed infatti, generalmente non si limitano ad implementare un sistema di gestione per la qualità, ma proseguono integrandolo con un sistema ambientale (ISO 14001) ed un sistema di gestione della sicurezza (ISO 45001), facendo diventare il SGQ un sistema operativo, su cui basare le ulteriori integrazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la tendenza, spinta dal <em>mainstream</em>, di prendere in considerazione anche altri aspetti di cui fino a qualche anno fa nemmeno si parlava, ora si stanno creando ulteriori necessità verso nuovi percorsi evolutivi, quali gli impatti sulla sostenibilità, le garanzie sociali (es. parità di genere, welfare, ecc.) e simili, che però non sono ancora sorretti da standard internazionali condivisi.</p>
<h4 style="text-align: justify;">La struttura documentale</h4>
<p style="text-align: justify;">In parallelo alle esigenze di voler dimostrare al mercato la propria virtuosità, le aziende fanno però i conti con le problematiche legate ai supporti informativi su cui basare i propri sistemi: scrivere procedure ed istruzioni sembra essere diventata attività noiosa, oltre che laboriosa. Oltretutto, nell’era degli <em>smartphone</em> e dell’Industria 4.0, pensare di andare a leggere una procedura scritta sembra essere diventato anacronistico.</p>
<p style="text-align: justify;">In effetti ci sono alternative interessanti, su questo versante, che consentono di creare una struttura informativa snella e facile da redigere e manutenere.</p>
<p style="text-align: justify;">VISTRA, già da alcuni anni, propone alla propria clientela un supporto informatico ai sistemi di gestione con approccio grafico, con una struttura minimale ma che consente di mappare con facilità e precisione i propri processi e rappresentare visivamente le procedure e le istruzioni operative, facilitandone nel contempo l’aggiornamento e la distribuzione in modo intuitivo e sicuro.</p>
<p style="text-align: justify;">La piattaforma PYX4 è uno strumento disponibile su <em>cloud</em>, dunque portabile facilmente su varie piattaforme, che unisce una navigabilità rapida tramite un database e un sistema di <em>hyperlink</em> che consentono, agli operatori che vi interagiscono, di disporre velocemente delle informazioni di cui necessitano.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi sono esempi di rappresentazione di processi e delle relative procedure.</p>
<p style="text-align: center;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-8505 aligncenter" src="https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2024/04/grafico-1-300x213.png" alt="" width="525" height="372" srcset="https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2024/04/grafico-1-300x213.png 300w, https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2024/04/grafico-1-255x182.png 255w, https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2024/04/grafico-1.png 530w" sizes="(max-width: 525px) 100vw, 525px" /><span style="color: #333333;"><em><span style="font-size: 8pt;">Figura 1- Mappa generale processi</span></em></span></p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-8514 " src="https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2024/04/Processo-1-300x201.jpg" alt="" width="549" height="368" srcset="https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2024/04/Processo-1-300x201.jpg 300w, https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2024/04/Processo-1-1024x685.jpg 1024w, https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2024/04/Processo-1-768x514.jpg 768w, https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2024/04/Processo-1-1536x1028.jpg 1536w, https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2024/04/Processo-1-2048x1371.jpg 2048w, https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2024/04/Processo-1-900x602.jpg 900w" sizes="(max-width: 549px) 100vw, 549px" /></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #333333; font-size: 8pt;"><em> Figura 2- Processo di miglioramento continuo</em></span></p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" class=" wp-image-8504 aligncenter" src="https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2024/04/grafico-3-212x300.png" alt="" width="515" height="729" srcset="https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2024/04/grafico-3-212x300.png 212w, https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2024/04/grafico-3.png 642w" sizes="(max-width: 515px) 100vw, 515px" /><span style="color: #333333; font-size: 8pt;"><em> Figura 2- Processo di miglioramento continuo</em></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vistraqhse.it/implementare-oggi-un-sistema-qualita/">Implementare oggi un sistema qualità</a> proviene da <a href="https://www.vistraqhse.it">Vistra Srl</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.vistraqhse.it/implementare-oggi-un-sistema-qualita/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">8497</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Reportistica di sostenibilità: GRI e altri framework a confronto</title>
		<link>https://www.vistraqhse.it/reportistica-di-sostenibilita-gri-e-altri-framework-a-confronto/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=reportistica-di-sostenibilita-gri-e-altri-framework-a-confronto</link>
					<comments>https://www.vistraqhse.it/reportistica-di-sostenibilita-gri-e-altri-framework-a-confronto/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Autore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Sep 2022 09:13:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[GRI]]></category>
		<category><![CDATA[ISO]]></category>
		<category><![CDATA[reportistica sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Vistra]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.vistraqhse.it/?p=7477</guid>

					<description><![CDATA[<p>La sicurezza come un diritto e dovere anche in ambito non lavorativo; nella fattispecie sulle piste da sci. Ad oggi solo un miraggio?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vistraqhse.it/reportistica-di-sostenibilita-gri-e-altri-framework-a-confronto/">Reportistica di sostenibilità: GRI e altri framework a confronto</a> proviene da <a href="https://www.vistraqhse.it">Vistra Srl</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Global Reporting Initiative (GRI) è ad oggi lo <strong>standard di reportistica di sostenibilità più diffuso al mondo</strong>, di conseguenza risulta importante capire come questo strumento si inserisca nel contesto degli strumenti di valutazione delle performance di sostenibilità.</p>
<p>In relazione agli altri strumenti di valutazione della sostenibilità (alcuni dei quali sono stati presentati in un precedente articolo), il GRI presenta alcune somiglianze e alcune differenze. Alcune delle più rilevanti verranno discusse a confronto con altri strumenti appartenenti alle varie categorie (sistemi di gestione, framework, standard, ranking/rating).</p>
<p>Di seguito proponiamo una descrizione di alcuni degli strumenti più comunemente citati in concomitanza al GRI:</p>
<ul>
<li>il <strong>SASB</strong> (Sustainability Accounting Standards Board) come standard;</li>
<li>l´<strong>UNGC</strong> (United Nations Global Compact) e gli SDG (Standard Development Goals) come framework;</li>
<li>il <strong>Dow Jones Sustainability Index</strong> come ranker/rater;</li>
<li>l´<strong>AA1000</strong>, le certificazioni ISO, SA 8000 e la certificazione B-corp, rilasciata dal B-Lab, quali sistemi di management.</li>
</ul>
<p>Lo scopo del GRI, ovvero di <strong>rendere la reportistica trasparente e consentire un dialogo aperto sull’impatto sostenibile delle aziende</strong>, si distingue da quello dello standard <strong>SASB (Sustainability Accounting Standards Board)</strong>, che è invece più focalizzato sull’impatto finanziario delle pratiche sostenibili. Lo standard SASB inoltre è <strong>fortemente settoriale</strong>, in quanto fornisce metriche specifiche per le 77 tipologie di aziende di riferimento suddivise in 11 diversi settori. Il SASB, focalizzato anch’esso su tutte e tre le dimensioni di sostenibilità, fornisce una serie di indicatori, principalmente quantitativi (75%), mentre il GRI permette alle aziende più flessibilità, fornendo dei suggerimenti per costruire i propri indicatori rilevanti, anche se negli ultimi anni gli standard settoriali del GRI sono stati aggiornati e verranno introdotti nuovi standard per specifici settori, che tuttavia non sono vincolanti.</p>
<p>Inoltre, essendo più <strong>orientato agli impatti finanziari</strong>, il SASB è rivolto principalmente agli <strong>investitori</strong>, mentre il GRI si adatta a una platea più vasta di stakeholder. Il SASB, al contrario del GRI sembra essere più diffuso in <strong>America</strong>, mentre il GRI gode di una più ampia diffusione in Europa ed Asia. Infine, anche il SASB, come il GRI, non richiede una validazione o un audit obbligatorio per testimoniarne la validità e credibilità.</p>
<p>L´<strong>UNGC,</strong> come framework, mira a creare un <strong>movimento globale di aziende e stakeholder</strong> per creare un mondo più sostenibile tramite la diffusione di <strong>10 principi universalmente accettati</strong> nelle aree dei diritti umani, del lavoro, dell’ambiente e dell’anti-corruzione. Le aziende aderenti a tale iniziativa sono tenute a consegnare un report, detto <strong>Communication on Progress</strong> (CoP), in cui attestano come hanno contribuito al raggiungimento di tali principi. Anche in questo caso vi è un <strong>rapporto sinergico tra UNGC e GRI</strong>, in quanto l’utilizzo dei principi forniti dal UNGC rafforza le basi per la reportistica su tali temi e viceversa. L´UNGC non prevede il rilascio di un certificato di audit, tuttavia la consegna del CoP da parte delle aziende ne aumenta l’affidabilità.</p>
<p>Gli <strong>SDG (Sustainable Development Goals),</strong> considerati anch’essi dei framework, mirano al <strong>raggiungimento di pace e prosperità per le persone e il pianeta</strong> in vista dell’Agenda 2030 redatta dalle Nazioni Unite. I 17 SDG sono adattabili a diversi scopi e contesti e sono un utile aiuto a rendere maggiormente standardizzati gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle aziende. Il GRI esplicita chiaramente tramite un documento ad-hoc (https://www.globalreporting.org/public-policy-partnerships/sustainable-development/integrating-sdgs-into-sustainability-reporting/) come integrare tali obiettivi e gli indicatori nel report del GRI.</p>
<p>Passando ai rankers and raters, il <strong>Dow Jones Sustainability Index</strong> <strong>(DJSI)</strong> mira a <strong>guidare gli investitori nella scelta delle aziende in base alla loro performance di sostenibilità</strong>. In questo caso le performance dell’azienda vengono valutate tramite una serie di fonti diverse non accessibili a terzi (come questionari, pubblicazioni dell’azienda, media, contatto personale con la dirigenza). Il punteggio finale è ottenuto con delle stabilite regole matematiche e i risultati sono d’interesse principalmente per gli investitori, quali principali fruitori delle informazioni. In generale, sembra che le aziende facenti parte del DJSI, adottino con maggior probabilità anche il GRI.</p>
<p>Per quanto riguarda i sistemi di gestione, i cosiddetti standard<strong> AA1000,</strong> creati dall´Organizzazione AccountAbility, sono stati sviluppati per consentire alle aziende di dimostrare la propria leadership e le proprie <strong>prestazioni in materia di responsabilità, affidabilità e sostenibilità</strong> e forniscono una guida su come <strong>implementare le iniziative di sostenibilità</strong>, coinvolgere gli stakeholder in tali pratiche e come verificare i report; hanno quindi una declinazione e uno scopo più ampio rispetto ai precedenti.</p>
<p>Tra i sistemi ISO, l’ISO<strong> 14000</strong> rappresenta il punto di riferimento normativo per aziende e organizzazioni dotate, o che intendano dotarsi, di un <strong>Sistema di Gestione Ambientale</strong>. Fornisce quindi un quadro di riferimento per un approccio olistico e strategico alla politica, ai piani e alle azioni ambientali di un&#8217;organizzazione.<br />
L’<strong>ISO 26000</strong>, invece, è il riferimento normativo per <strong>assistere le organizzazioni nel contribuire allo sviluppo sostenibile</strong>, promuovere la comprensione comune nel campo della responsabilità sociale, integrare altri strumenti e iniziative per la responsabilità sociale. Mentre l’ISO 14000 è focalizzato sugli aspetti ambientali, l’ISO 26000 incorpora invece tutte e tre le dimensioni della sostenibilità. Entrambi gli Standard di gestione non forniscono degli indicatori ma delle indicazioni da seguire per <strong>promuovere le pratiche e l’impatto sostenibile</strong>. L’ISO 14000 prevede il rilascio di una certificazione che ne attesti la corretta applicazione, al contrario dell’ISO 26000 per cui non è stato previsto l’ottenimento di tale certificazione (motivo per cui talvolta viene criticato).</p>
<p>La <strong>SA8000 </strong>è uno standard di gestione che ha l’obiettivo di <strong>aumentare l&#8217;attenzione delle aziende e dei fornitori relativamente all&#8217;utilizzo di pratiche e condizioni di lavoro</strong>. Si focalizza pertanto sugli aspetti sociali di sostenibilità. La SA8000 è organizzata in diversi capitoli (lavoro infantile, lavoro obbligato, salute e sicurezza, libertà di associazione, diritto alla contrattazione collettiva, discriminazione, pratiche disciplinari, orario di lavoro). Anche per questo, è previsto il rilascio di una certificazione qualora l’azienda aderente superi l’audit programmato.</p>
<p>Infine, il <strong>B-Lab</strong> è <strong>un’organizzazione americana non governativa</strong> che fornisce una serie di servizi per la valutazione, il benchmarking e la gestione dei problemi relativi ad aziende che vogliono soddisfare i più <strong>elevati standard di trasparenza, responsabilità e sostenibilità</strong>. Si tratta di un’organizzazione indipendente, a scopo di lucro, che si occupa di valutare e certificare l’impatto sostenibile delle aziende. Il B-Lab offre diverse iniziative che consentono di determinare il livello di sostenibilità di un´azienda: come per esempio la creazione di una <strong>legislazione <em>ad hoc</em></strong> che crei una forma societaria &#8211; la benefit corporation – in grado di soddisfare standard più elevati di scopo, responsabilità e trasparenza; la <strong>certificazione B-Corp</strong>, che attesta un processo di transizione dell´azienda verso traguardi più sostenibili negli ambiti sociale, economico ed ambientale; la <strong>piattaforma B-Impact Assessment</strong> per autovalutare il proprio impatto sostenibile. In questo caso, l’organizzazione consente alle aziende di traslare gradualmente verso pratiche e valori sostenibili.</p>
<p>Nel complesso, si può affermare che lo standard più simile al GRI sia lo standard elaborato dalla <strong>Value Reporting Foundation</strong> (VRF), <strong>il SASB</strong> (Sustainability Accounting Standard Board). Quest’ultimo, tuttavia, è più utilizzato per determinare quale sia <strong>l’impatto finanziario delle pratiche sostenibili adottate</strong>. Come osservato nel documento redatto in collaborazione con la VRF; si può affermare che i due strumenti possano essere usati in concomitanza.</p>
<p>In conclusione, <strong>l’armonizzazione degli strumenti per la valutazione delle performance di sostenibilità costituisce un obiettivo ancora da raggiungere</strong>. Nel panorama degli strumenti esistenti sopra esposto, ogni strumento ha una sua diversa applicazione in termini di utilità, stakeholder coinvolti e metodologie per la misurazione e la verifica delle pratiche. Alcuni possono essere usati in concomitanza.</p>
<p>Al momento attuale, non si può affermare che esista un “tool” dominante o superiore agli altri: <strong>in base alle necessità dell’organizzazione possono essere utilizzati uno o più di questi strumenti</strong>. In ogni caso, tra gli standard di reportistica esistenti, <strong>il GRI è sicuramente uno tra i più completi e diffusi al mondo</strong>. Il GRI sta inoltre collaborando con molti degli enti nominati sopra, come già accennato, per giungere ad un set di pratiche e regole condivise a livello europeo e/o globale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>L’articolo è stato realizzato con il cofinanziamento dell’Unione europea &#8211; FESR o FSE, PON Ricerca e Innovazione 2014-2020. </em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7467" src="https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2022/09/footer_vistra-300x41.png" alt="" width="300" height="41" srcset="https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2022/09/footer_vistra-300x41.png 300w, https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2022/09/footer_vistra.png 481w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<table style="width: 93.4884%;">
<tbody>
<tr>
<td style="width: 21.2435%;" width="86"></td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 21.2435%;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-7463 size-thumbnail" src="https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2022/09/Cattura_Beatrice-e1663581083375-150x150.png" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2022/09/Cattura_Beatrice-e1663581083375-150x150.png 150w, https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2022/09/Cattura_Beatrice-e1663581083375-50x50.png 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></td>
<td style="width: 146.128%;" width="677">
<table width="100%">
<tbody>
<tr>
<td><strong>Autore: </strong>Beatrice Bais</p>
<p>Laureata in Ingegneria Gestionale all’Università degli Studi di Udine nel 2018 con una tesi magistrale sul tema del <em>reshoring</em>. Ha iniziato la sua carriera come consulente ERP collaborando con diverse aziende italiane per circa quattro anni. Dal gennaio 2022 è dottoranda di ricerca presso la Libera Università di Bolzano e svolge attività di ricerca sulla valutazione delle performance ESG e di sostenibilità nelle aziende, con particolare riferimento al Global Reporting Initiative (GRI). Ulteriori temi di interesse trattati sono l’applicazione delle tecnologie green a livello di azienda e di supply chain.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<table style="width: 93.2621%;">
<tbody>
<tr>
<td style="width: 20.4858%;" width="95"></td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 20.4858%;"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-7464 aligncenter" src="https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2022/09/Cattura_Guido.png" alt="" width="153" height="160" /></td>
<td style="width: 143.904%;" width="677">
<table width="100%">
<tbody>
<tr>
<td><strong>Autore: </strong>Guido Orzes</p>
<p>Dottore di Ricerca in Ingegneria Industriale e dell’Informazione, è Professore Associato di Ingegneria Economico-Gestionale alla Libera Università di Bolzano, dove insegna Process and Technology Management, Business Planning e Economics for Engineers. E’ stato Honorary fellow all’University of Exeter e visiting scholar al Worcester Polytechnic Institute. È autore di oltre 120 lavori su sostenibilità, gestione delle catene di fornitura internazionali, e Industria 4.0. E’ Associate Editor del Journal of Purchasing and Supply Management e dell’International Journal of Management Reviews. È Presidente dell’European Decision Sciences Institute.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<table style="width: 93.1897%;">
<tbody>
<tr>
<td style="width: 20.3562%;" width="95"></td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 20.3562%;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-7465" src="https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2022/09/Guido_2.jpg" alt="" width="236" height="214" /></td>
<td style="width: 143.743%;" width="677">
<table width="100%">
<tbody>
<tr>
<td><strong>Autore: </strong>Guido Nassimbeni</p>
<p>Dottore di Ricerca in Ingegneria Industriale e dell’Informazione, è Professore ordinario di Ingegneria gestionale (INGIND/35) presso l&#8217;Università degli Studi di Udine. Già Associate Editor del Journal of Operations Management, è oggi Area Editor di Operations Management Research e membro dell&#8217;Editorial Review Board del Journal of Purchasing and Supply Management. Sui temi dell&#8217;industria 4.0, del supply chain / network management, dell’international manufacturing e sourcing ha pubblicato più di 170 lavori scientifici sulle più importanti riviste internazionali in ambito Operations Management.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>L'articolo <a href="https://www.vistraqhse.it/reportistica-di-sostenibilita-gri-e-altri-framework-a-confronto/">Reportistica di sostenibilità: GRI e altri framework a confronto</a> proviene da <a href="https://www.vistraqhse.it">Vistra Srl</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.vistraqhse.it/reportistica-di-sostenibilita-gri-e-altri-framework-a-confronto/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">7477</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Reportistica di sostenibilità: Global Reporting Initiative e altri strumenti per lo sviluppo sostenibile</title>
		<link>https://www.vistraqhse.it/reportistica-di-sostenibilita-global-reporting-initiative-e-altri-strumenti-per-lo-sviluppo-sostenibile/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=reportistica-di-sostenibilita-global-reporting-initiative-e-altri-strumenti-per-lo-sviluppo-sostenibile</link>
					<comments>https://www.vistraqhse.it/reportistica-di-sostenibilita-global-reporting-initiative-e-altri-strumenti-per-lo-sviluppo-sostenibile/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Autore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Sep 2022 09:40:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[GRI]]></category>
		<category><![CDATA[ISO]]></category>
		<category><![CDATA[reportistica sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Vistra]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.vistraqhse.it/?p=7458</guid>

					<description><![CDATA[<p>La sicurezza come un diritto e dovere anche in ambito non lavorativo; nella fattispecie sulle piste da sci. Ad oggi solo un miraggio?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vistraqhse.it/reportistica-di-sostenibilita-global-reporting-initiative-e-altri-strumenti-per-lo-sviluppo-sostenibile/">Reportistica di sostenibilità: Global Reporting Initiative e altri strumenti per lo sviluppo sostenibile</a> proviene da <a href="https://www.vistraqhse.it">Vistra Srl</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il tema della sostenibilità è ad oggi un <strong>argomento imprescindibile per le aziende</strong> dal momento che gli effetti del riscaldamento globale, la scarsità e difficoltà di reperimento delle risorse e le disuguaglianze economiche e sociali sono sempre più evidenti.</p>
<p><strong>Le aziende giocano</strong>, in particolare, <strong>un ruolo decisivo nello sviluppo sostenibile</strong>, in quanto contribuiscono in larga parte al consumo di risorse, all’inquinamento ambientale e al benessere generale della società. In questo contesto, è importante <strong>riuscire a valutare l’impatto di tali organizzazioni sulla comunità e sull’ambiente</strong> per poter riconoscere e sostenere uno sviluppo orientato alle future generazioni.</p>
<p>Il <strong>Global Reporting Initiative (GRI)</strong>, un’organizzazione non governativa, ha sviluppato uno <strong>standard di reportistica per divulgare in maniera trasparente gli impatti delle aziende</strong> sui temi non finanziari e in particolare sulle tre dimensioni della sostenibilità, ovvero la <strong>sostenibilità sociale, economica ed ambientale</strong>. Anche se ad oggi non si è ancora giunti a un unico standard globale a livello di reportistica di sostenibilità, il GRI ha compiuto significativi sforzi in questa direzione insieme ad una serie di altre iniziative ed enti. Questo è dimostrato sia dalla <strong>collaborazione con l´EFRAG</strong> (European Financial Reporting Advisory Group), ente incaricato dall´Unione Europea di redigere le linee guida per la reportistica di sostenibilità che le aziende europee saranno tenute a rispettare, ma anche da una serie di collaborazioni e analisi che attestano come <strong>il GRI sia uno standard che possa essere usato in maniera complementare</strong> ad altri standard di sostenibilità.</p>
<p>Per comprendere meglio il ruolo del GRI nel <strong>panorama degli strumenti esistenti</strong>, è necessario innanzitutto procedere ad una classificazione degli stessi. Esistono infatti diversi strumenti che, pur condividendo lo scopo di promuovere uno sviluppo sostenibile, presentano approcci e modalità differenti. Riportiamo di seguito una classificazione di tali strumenti basata su quattro distinte categorie:</p>
<ul>
<li><strong>Sistemi di gestione</strong>: forniscono una guida dettagliata e completa su come <strong>integrare la gestione delle questioni sociali e ambientali e le pratiche aziendali</strong>. Esempi sono gli standard ISO (come la ISO 14000 e la ISO 26000), la SA8000 (Social Accountability) o lo Standard AA1000 (Account Ability).</li>
<li><strong>Framework</strong>: forniscono <strong>la struttura (“frame”) per contestualizzare l’informazione</strong>. Solitamente vengono utilizzati in assenza di uno standard predefinito. Un framework può essere considerato come un <strong>insieme di principi che forniscono una guida</strong> su come considerare un certo argomento, ma non forniscono dei criteri rigidi e vincolanti. Esempi sono l´UNGC (United Nations Global Compact), gli SDG (Sustainable Development Goals) o il CDP (Carbon Disclosure Project).</li>
<li><strong>Standard (reportistica)</strong>: uno standard contiene i criteri e le metriche specifiche e dettagliate di <strong>&#8220;cosa&#8221; inserire nel report per ogni argomento d’interesse</strong>. In generale, gli standard di reportistica aziendale hanno caratteristiche comuni: interesse pubblico, indipendenza, due diligence e consultazione pubblica; forniscono, inoltre, una base solida a cui riferirsi per il reperimento delle informazioni. Esempi di questa categoria sono il GRI o il SASB (Sustainability Accounting Standard Board).</li>
<li><strong>Ranking/rating</strong>: in questa categoria, non meno importante, rientrano <strong>gli enti esterni all’organizzazione che valutano l’esperienza e la maturità dell’azienda sui temi ESG (Environmental, Social, Governance)</strong>. La valutazione solitamente comprende un punteggio quantitativo e una categoria di rischio. I dettagli su come il ranking venga calcolato non sono solitamente resi pubblici, sebbene gli standard e framework utilizzati dalle aziende siano presi in considerazione nella valutazione. Esempi di questa categoria sono il DJSI (Dow Jones Sustainability Index), Refinitiv ESG o il MSCI (Morgan Stanley Capital International).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7461 size-medium aligncenter" src="https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2022/09/Vistra_immagine-1-300x169.png" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2022/09/Vistra_immagine-1-300x169.png 300w, https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2022/09/Vistra_immagine-1-1024x576.png 1024w, https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2022/09/Vistra_immagine-1-768x432.png 768w, https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2022/09/Vistra_immagine-1-1536x864.png 1536w, https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2022/09/Vistra_immagine-1-900x506.png 900w, https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2022/09/Vistra_immagine-1.png 1920w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><em><span style="font-size: 10pt;">Figure 1: classificazione strumenti per lo sviluppo sostenibile. Adattato da &#8220;The GRI perspective. ESG standards, frameworks and everything in between&#8221;, March 2022</span></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La letteratura accademica suggerisce che la distinzione tra framework (come l´UNGC), standard (come il GRI) e sistemi di management (come le ISO) è dovuta anche alla <strong>diversa fase di applicazione dello strumento</strong>. In particolare, l´UNGC e i framework vengono applicati nel primo stadio per lo sviluppo delle politiche e norme; i sistemi di management, come l´ISO, facilitano l´adozione vera e propria delle pratiche; e gli standard di reportistica, ad esempio il GRI, vengono utilizzati per riportare i risultati ottenuti.</p>
<p>Il GRI è stato <strong>sviluppato in accordo alle normative internazionali</strong> relative alla condotta responsabile che comprendono:</p>
<ul>
<li>International Bill of Human Rights delle Nazioni Unite (1948-1966);</li>
<li>ILO (International Labour Organization) e Dichiarazione sui principi fondamentali e dei Diritti sul Lavoro (1998);</li>
<li>Linee guida dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OECD, 2011);</li>
<li>Principi Guida delle Nazioni Unite su Business e sui Diritti (2011);</li>
<li>Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile (2015);</li>
<li>Accordo di Parigi (2015).</li>
</ul>
<p>Se si osserva <strong>l’evoluzione del GRI</strong>, diversi studi riconoscono come questo si sia sviluppato prendendo spunto dallo standard di reportistica finanziario IFRS dello IASB (International Accounting Standards Board), con cui nelle prime versioni condivideva i principi di qualità (rilevanza, affidabilità, comprensibilità, comparabilità, tempestività, verificabilità). Nel tempo, <strong>lo standard del GRI è progredito per includere nuovi principi, passando da una logica strumentale</strong> (più utilitaristica) <strong>a una logica del valore</strong> (orientata a valori di dovere, onore e vocazione).</p>
<p>Le similitudini con gli standard di reportistica finanziari riguardano le difficoltà iniziali nello sviluppo, dovute a una scarsa percezione del valore dello stesso da parte degli stakeholder, ai problemi di comparabilità e alla riluttanza nel riportare gli aspetti negativi. Le principali <strong>caratteristiche che li diversificano</strong> d’altra parte sembrano essere la diversa platea di stakeholder a cui sono rivolti, che risulta significativamente più amplia rispetto agli standard di reportistica finanziaria. Mentre questi ultimi includono investitori, aziende, governi, fornitori, clienti e lavoratori, i report sostenibili sono rivolti anche a sindacati, media e Organizzazioni Non Governative, per citarne alcuni. Inoltre, gli standard finanziari sono obbligatori in numerosi paesi del mondo, ad oggi invece <strong>la reportistica sostenibile è obbligatoria solo in certi Paesi</strong> e solo per aziende di grandi dimensioni o quotate.</p>
<p>In generale, ci si attende in futuro <strong>una convergenza della reportistica finanziaria e della reportistica di sostenibilità</strong>. Alcuni sforzi in tale direzione sono stati intrapresi dall&#8217; International Integrated Reporting Council (IIRC), confluito nel 2021 nella Value Reporting Foundation, con il cosiddetto Integrated Reporting framework (IR), che fornisce le linee guida su come creare dei report che integrino le informazioni finanziarie e non, con lo scopo di creare valore. Da notare il fatto che il GRI è stato uno dei membri fondatori ed è quindi stato coinvolto nell’iniziativa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>L’articolo è stato realizzato con il cofinanziamento dell’Unione europea &#8211; FESR o FSE, PON Ricerca e Innovazione 2014-2020. </em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7467" src="https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2022/09/footer_vistra-300x41.png" alt="" width="300" height="41" srcset="https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2022/09/footer_vistra-300x41.png 300w, https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2022/09/footer_vistra.png 481w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<table style="width: 93.4884%;">
<tbody>
<tr>
<td style="width: 21.2435%;" width="86"></td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 21.2435%;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-7463 size-thumbnail" src="https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2022/09/Cattura_Beatrice-e1663581083375-150x150.png" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2022/09/Cattura_Beatrice-e1663581083375-150x150.png 150w, https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2022/09/Cattura_Beatrice-e1663581083375-50x50.png 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></td>
<td style="width: 146.128%;" width="677">
<table width="100%">
<tbody>
<tr>
<td><strong>Autore: </strong>Beatrice Bais</p>
<p>Laureata in Ingegneria Gestionale all’Università degli Studi di Udine nel 2018 con una tesi magistrale sul tema del <em>reshoring</em>. Ha iniziato la sua carriera come consulente ERP collaborando con diverse aziende italiane per circa quattro anni. Dal gennaio 2022 è dottoranda di ricerca presso la Libera Università di Bolzano e svolge attività di ricerca sulla valutazione delle performance ESG e di sostenibilità nelle aziende, con particolare riferimento al Global Reporting Initiative (GRI). Ulteriori temi di interesse trattati sono l’applicazione delle tecnologie green a livello di azienda e di supply chain.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<table style="width: 93.2621%;">
<tbody>
<tr>
<td style="width: 20.4858%;" width="95"></td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 20.4858%;"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-7464 aligncenter" src="https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2022/09/Cattura_Guido.png" alt="" width="153" height="160" /></td>
<td style="width: 143.904%;" width="677">
<table width="100%">
<tbody>
<tr>
<td><strong>Autore: </strong>Guido Orzes</p>
<p>Dottore di Ricerca in Ingegneria Industriale e dell’Informazione, è Professore Associato di Ingegneria Economico-Gestionale alla Libera Università di Bolzano, dove insegna Process and Technology Management, Business Planning e Economics for Engineers. E’ stato Honorary fellow all’University of Exeter e visiting scholar al Worcester Polytechnic Institute. È autore di oltre 120 lavori su sostenibilità, gestione delle catene di fornitura internazionali, e Industria 4.0. E’ Associate Editor del Journal of Purchasing and Supply Management e dell’International Journal of Management Reviews. È Presidente dell’European Decision Sciences Institute.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<table style="width: 93.1897%;">
<tbody>
<tr>
<td style="width: 20.3562%;" width="95"></td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 20.3562%;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-7465" src="https://www.vistraqhse.it/wp-content/uploads/2022/09/Guido_2.jpg" alt="" width="236" height="214" /></td>
<td style="width: 143.743%;" width="677">
<table width="100%">
<tbody>
<tr>
<td><strong>Autore: </strong>Guido Nassimbeni</p>
<p>Dottore di Ricerca in Ingegneria Industriale e dell’Informazione, è Professore ordinario di Ingegneria gestionale (INGIND/35) presso l&#8217;Università degli Studi di Udine. Già Associate Editor del Journal of Operations Management, è oggi Area Editor di Operations Management Research e membro dell&#8217;Editorial Review Board del Journal of Purchasing and Supply Management. Sui temi dell&#8217;industria 4.0, del supply chain / network management, dell’international manufacturing e sourcing ha pubblicato più di 170 lavori scientifici sulle più importanti riviste internazionali in ambito Operations Management.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>L'articolo <a href="https://www.vistraqhse.it/reportistica-di-sostenibilita-global-reporting-initiative-e-altri-strumenti-per-lo-sviluppo-sostenibile/">Reportistica di sostenibilità: Global Reporting Initiative e altri strumenti per lo sviluppo sostenibile</a> proviene da <a href="https://www.vistraqhse.it">Vistra Srl</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.vistraqhse.it/reportistica-di-sostenibilita-global-reporting-initiative-e-altri-strumenti-per-lo-sviluppo-sostenibile/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">7458</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Movimentazione manuale dei carichi: obblighi e responsabilità</title>
		<link>https://www.vistraqhse.it/mmc/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=mmc</link>
					<comments>https://www.vistraqhse.it/mmc/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Autore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Aug 2021 08:21:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Qualità]]></category>
		<category><![CDATA[Disturbi muscolo scheletrici]]></category>
		<category><![CDATA[DMS]]></category>
		<category><![CDATA[ISO]]></category>
		<category><![CDATA[MMC]]></category>
		<category><![CDATA[qualità]]></category>
		<category><![CDATA[testo unico]]></category>
		<category><![CDATA[Vistra]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.vistraqhse.it/?p=6931</guid>

					<description><![CDATA[<p>La sicurezza come un diritto e dovere anche in ambito non lavorativo; nella fattispecie sulle piste da sci. Ad oggi solo un miraggio?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vistraqhse.it/mmc/">Movimentazione manuale dei carichi: obblighi e responsabilità</a> proviene da <a href="https://www.vistraqhse.it">Vistra Srl</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I disturbi muscolo-scheletrici (DMS) affliggono milioni di lavoratori in tutta Europa; più precisamente, 3 lavoratori su 5 lamentano tali disturbi secondo i dati provenienti dalla sesta indagine Europea sulle <strong>condizioni di lavoro.</strong></p>
<p>Quando si parla di disturbi muscolo scheletrici correlati al lavoro, si intende la <strong>compromissione di muscoli, articolazioni e tendini</strong> causata o <strong>aggravata</strong> principalmente <strong>dalle attività lavorative</strong> e negli ambienti di lavoro in cui esse si svolgono.</p>
<p>Il grosso problema è che i DMS possono incidere pesantemente sulla qualità della vita e sulle capacità lavorative degli individui e rappresentano una delle cause più frequenti di <strong>disabilità</strong>, congedi per malattia e prepensionamenti.</p>
<p>C&#8217;è quindi un <strong>impatto nocivo</strong>, non solo direttamente sulla salute, ma anche <strong>sulle aziende</strong> e sull&#8217;economia nazionale aumentando i costi diretti (spese per la diagnosi, la cura delle malattie e la riabilitazione, le medicine e i costi per gli indennizzi ai lavoratori) e i costi indiretti (disagi per i gruppi di lavoro, cali di produttività, ritardi di produzione, sostituzione di lavoratori in malattia, formazione di nuovi dipendenti, costi correlati all’assenteismo).</p>
<p>Diventa quindi fondamentale che le aziende siano consapevoli del problema e che dedichino tempo e risorse in ambito di prevenzione e gestione dei DMS.</p>
<p>È qui che entra in gioco il <strong>Testo Unico sulla sicurezza </strong>nel quale, al Titolo VI &#8220;Movimentazione manuale dei carichi&#8221; (detta anche MMC), sono definite le richieste legislative e le <strong>modalità di prevenzione e protezione</strong> dei due disturbi muscolo scheletrici lavoro-correlati più comuni, ossia il mal di schiena e i dolori agli arti superiori.</p>
<p>In questa sede è trattato esclusivamente <strong>il rischio legato alla movimentazione manuale dei carichi</strong> che porta a problematiche dorso-lombari, quindi rischio legato a operazioni di trasporto o di sostegno di un carico, comprese le azioni del sollevare, deporre, spingere, tirare, portare o spostare un carico, mentre i disturbi degli arti superiori saranno trattati all&#8217;interno di un articolo ad essi dedicato.</p>
<p><strong>Priorità e punti chiave</strong> <strong>del Testo Unico </strong></p>
<p>Si inizia con l’aspetto più importante, che è l’eliminazione del rischio, che si traduce, per i datori di lavoro, nel fare tutto il possibile per <strong>evitare la necessità</strong> di una movimentazione manuale dei carichi da parte dei lavoratori.</p>
<p>Non potendo percorrere quella scelta, il datore di lavoro deve allora <strong>modificare il modo in cui il lavoro è organizzato o fornire ai lavoratori i mezzi adeguati a ridurre il rischio</strong>, attraverso i seguenti interventi:</p>
<ul>
<li>organizzare i posti di lavoro in modo che la movimentazione sia quanto più possibile sicura;</li>
</ul>
<ul>
<li>valutare, se possibile in anticipo, le condizioni di sicurezza e di salute presentate dal lavoro in questione, in particolare le caratteristiche del carico;</li>
<li>evitare o ridurre i rischi dorso-lombari adottando le misure adeguate e tenendo conto dell’ambiente di lavoro e dell’attività;</li>
<li>fornire ai lavoratori informazioni sul peso e sulla distribuzione del peso di un carico;</li>
<li>assicurare un’adeguata formazione, consultazione e partecipazione dei lavoratori riguardante la movimentazione di carichi e i rischi potenziali.</li>
</ul>
<p>Si rischia un <strong>infortunio alla schiena</strong> se il carico:</p>
<ul>
<li>è troppo pesante o troppo grande;</li>
</ul>
<ul>
<li>è ingombrante o difficile da afferrare;</li>
<li>è in equilibrio instabile o il suo contenuto rischia di spostarsi;</li>
<li>è collocato in una posizione tale per cui deve essere tenuto o maneggiato a una certa distanza dal tronco, oppure con una torsione o inclinazione del tronco;</li>
<li>può intrinsecamente comportare lesioni per il lavoratore, in particolare in caso di urto.</li>
</ul>
<p>Lo <strong>sforzo fisico</strong> può presentare un rischio di lesioni se:</p>
<ul>
<li>è eccessivo;</li>
</ul>
<ul>
<li>può essere effettuato soltanto con un movimento di torsione del tronco;</li>
<li>può comportare un movimento brusco del carico;</li>
<li>è compiuto con il corpo in posizione instabile.</li>
</ul>
<p>L’<strong>ambiente di lavoro</strong> può aumentare le possibilità di rischio se:</p>
<ul>
<li>non c’è abbastanza spazio per svolgere l’attività;</li>
</ul>
<ul>
<li>il pavimento è ineguale, oppure instabile, irregolare o scivoloso;</li>
<li>le condizioni del posto di lavoro impediscono la movimentazione di carichi a un’altezza di sicurezza o in buona posizione;</li>
<li>la temperatura, l’umidità o la ventilazione sono inadeguate.</li>
</ul>
<p>L’<strong>attività</strong> può comportare un rischio se prevede:</p>
<ul>
<li>sforzi eccessivi che sollecitano in particolare la colonna vertebrale;</li>
</ul>
<ul>
<li>periodi di riposo o di recupero insufficienti;</li>
<li>distanze di sollevamento, di abbassamento o di trasporto eccessive;</li>
<li>un ritmo imposto da un processo che non può essere modulato dal lavoratore.</li>
</ul>
<p>Il <strong>lavoratore</strong> può correre un rischio se:</p>
<ul>
<li>non è fisicamente idoneo a svolgere il compito;</li>
</ul>
<ul>
<li>indossa indumenti inadeguati;</li>
<li>possiede una conoscenza o una formazione inadeguata.</li>
</ul>
<p>Si evidenzia che il cardine della prevenzione, anche in ambito MMC, resta ad ogni modo la <strong>valutazione dei rischi,</strong>responsabilità del Datore di lavoro, che prende senz’altro in considerazione tutti i punti sopra descritti, ma che richiede <strong>specifica professionalità</strong> per portare a risultati attendibili e rappresentativi della specifica realtà aziendale.</p>
<p>Si ricorda che, in presenza di presunta malattia professionale o infortunio, la documentazione richiesta dagli organi competenti riguarda anche la valutazione dei rischi, la quale deve descrivere, in maniera puntuale, le caratteristiche del lavoro svolto, della postazione di lavoro (comprese sostanze, macchine/attrezzature, misure di prevenzione e protezione) e, in ambito MMC, identificare il livello di rischio tramite un indice derivante dall’<strong>applicazione di specifiche norme tecniche</strong> dedicate a questa famiglia di rischi (es. serie <a href="https://www.vistraqhse.it/come-applicare-la-iso-9001-allo-sport-il-caso-del-tennis/">ISO</a> 11228).</p>
<p>La <strong>MMC</strong> ha ormai superato da alcuni anni il rumore ed è oggi la prima causa di infortuni e malattie professionali. La <strong>responsabilità è del datore di lavoro</strong>, così come l’obbligo della redazione di uno specifico DVR. Proprio per questo per una corretta valutazione dei rischi per la movimentazione manuale dei carichi e conseguente adozione delle misure di prevenzione e formazione è necessario rivolgersi a dei professionisti preparati ed esperti. Se hai dubbi rivolgiti a <strong>Vistra.</strong></p>
<p>Vistra ha creato una struttura internazionale, con un alto livello di competenze, in grado di offrire ai clienti <strong>consulenze specifiche</strong> e di <strong>servizio funzionale</strong> a vedere il rispetto delle norme come una fase del processo priva di problemi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se vuoi approfondire l’argomento, <strong>guarda il video.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe title="Movimentazione manuale carichi  Obbloghi e responsabilità" width="800" height="450" src="https://www.youtube.com/embed/alIqXhZ7p5c?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vistraqhse.it/mmc/">Movimentazione manuale dei carichi: obblighi e responsabilità</a> proviene da <a href="https://www.vistraqhse.it">Vistra Srl</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.vistraqhse.it/mmc/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">6931</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
