Reportistica di sostenibilità: Global Reporting Initiative e altri strumenti per lo sviluppo sostenibile

Il tema della sostenibilità è ad oggi un argomento imprescindibile per le aziende dal momento che gli effetti del riscaldamento globale, la scarsità e difficoltà di reperimento delle risorse e le disuguaglianze economiche e sociali sono sempre più evidenti.

Le aziende giocano, in particolare, un ruolo decisivo nello sviluppo sostenibile, in quanto contribuiscono in larga parte al consumo di risorse, all’inquinamento ambientale e al benessere generale della società. In questo contesto, è importante riuscire a valutare l’impatto di tali organizzazioni sulla comunità e sull’ambiente per poter riconoscere e sostenere uno sviluppo orientato alle future generazioni.

Il Global Reporting Initiative (GRI), un’organizzazione non governativa, ha sviluppato uno standard di reportistica per divulgare in maniera trasparente gli impatti delle aziende sui temi non finanziari e in particolare sulle tre dimensioni della sostenibilità, ovvero la sostenibilità sociale, economica ed ambientale. Anche se ad oggi non si è ancora giunti a un unico standard globale a livello di reportistica di sostenibilità, il GRI ha compiuto significativi sforzi in questa direzione insieme ad una serie di altre iniziative ed enti. Questo è dimostrato sia dalla collaborazione con l´EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group), ente incaricato dall´Unione Europea di redigere le linee guida per la reportistica di sostenibilità che le aziende europee saranno tenute a rispettare, ma anche da una serie di collaborazioni e analisi che attestano come il GRI sia uno standard che possa essere usato in maniera complementare ad altri standard di sostenibilità.

Per comprendere meglio il ruolo del GRI nel panorama degli strumenti esistenti, è necessario innanzitutto procedere ad una classificazione degli stessi. Esistono infatti diversi strumenti che, pur condividendo lo scopo di promuovere uno sviluppo sostenibile, presentano approcci e modalità differenti. Riportiamo di seguito una classificazione di tali strumenti basata su quattro distinte categorie:

  • Sistemi di gestione: forniscono una guida dettagliata e completa su come integrare la gestione delle questioni sociali e ambientali e le pratiche aziendali. Esempi sono gli standard ISO (come la ISO 14000 e la ISO 26000), la SA8000 (Social Accountability) o lo Standard AA1000 (Account Ability).
  • Framework: forniscono la struttura (“frame”) per contestualizzare l’informazione. Solitamente vengono utilizzati in assenza di uno standard predefinito. Un framework può essere considerato come un insieme di principi che forniscono una guida su come considerare un certo argomento, ma non forniscono dei criteri rigidi e vincolanti. Esempi sono l´UNGC (United Nations Global Compact), gli SDG (Sustainable Development Goals) o il CDP (Carbon Disclosure Project).
  • Standard (reportistica): uno standard contiene i criteri e le metriche specifiche e dettagliate di “cosa” inserire nel report per ogni argomento d’interesse. In generale, gli standard di reportistica aziendale hanno caratteristiche comuni: interesse pubblico, indipendenza, due diligence e consultazione pubblica; forniscono, inoltre, una base solida a cui riferirsi per il reperimento delle informazioni. Esempi di questa categoria sono il GRI o il SASB (Sustainability Accounting Standard Board).
  • Ranking/rating: in questa categoria, non meno importante, rientrano gli enti esterni all’organizzazione che valutano l’esperienza e la maturità dell’azienda sui temi ESG (Environmental, Social, Governance). La valutazione solitamente comprende un punteggio quantitativo e una categoria di rischio. I dettagli su come il ranking venga calcolato non sono solitamente resi pubblici, sebbene gli standard e framework utilizzati dalle aziende siano presi in considerazione nella valutazione. Esempi di questa categoria sono il DJSI (Dow Jones Sustainability Index), Refinitiv ESG o il MSCI (Morgan Stanley Capital International).

 

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Figure 1: classificazione strumenti per lo sviluppo sostenibile. Adattato da “The GRI perspective. ESG standards, frameworks and everything in between”, March 2022

 

La letteratura accademica suggerisce che la distinzione tra framework (come l´UNGC), standard (come il GRI) e sistemi di management (come le ISO) è dovuta anche alla diversa fase di applicazione dello strumento. In particolare, l´UNGC e i framework vengono applicati nel primo stadio per lo sviluppo delle politiche e norme; i sistemi di management, come l´ISO, facilitano l´adozione vera e propria delle pratiche; e gli standard di reportistica, ad esempio il GRI, vengono utilizzati per riportare i risultati ottenuti.

Il GRI è stato sviluppato in accordo alle normative internazionali relative alla condotta responsabile che comprendono:

  • International Bill of Human Rights delle Nazioni Unite (1948-1966);
  • ILO (International Labour Organization) e Dichiarazione sui principi fondamentali e dei Diritti sul Lavoro (1998);
  • Linee guida dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OECD, 2011);
  • Principi Guida delle Nazioni Unite su Business e sui Diritti (2011);
  • Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile (2015);
  • Accordo di Parigi (2015).

Se si osserva l’evoluzione del GRI, diversi studi riconoscono come questo si sia sviluppato prendendo spunto dallo standard di reportistica finanziario IFRS dello IASB (International Accounting Standards Board), con cui nelle prime versioni condivideva i principi di qualità (rilevanza, affidabilità, comprensibilità, comparabilità, tempestività, verificabilità). Nel tempo, lo standard del GRI è progredito per includere nuovi principi, passando da una logica strumentale (più utilitaristica) a una logica del valore (orientata a valori di dovere, onore e vocazione).

Le similitudini con gli standard di reportistica finanziari riguardano le difficoltà iniziali nello sviluppo, dovute a una scarsa percezione del valore dello stesso da parte degli stakeholder, ai problemi di comparabilità e alla riluttanza nel riportare gli aspetti negativi. Le principali caratteristiche che li diversificano d’altra parte sembrano essere la diversa platea di stakeholder a cui sono rivolti, che risulta significativamente più amplia rispetto agli standard di reportistica finanziaria. Mentre questi ultimi includono investitori, aziende, governi, fornitori, clienti e lavoratori, i report sostenibili sono rivolti anche a sindacati, media e Organizzazioni Non Governative, per citarne alcuni. Inoltre, gli standard finanziari sono obbligatori in numerosi paesi del mondo, ad oggi invece la reportistica sostenibile è obbligatoria solo in certi Paesi e solo per aziende di grandi dimensioni o quotate.

In generale, ci si attende in futuro una convergenza della reportistica finanziaria e della reportistica di sostenibilità. Alcuni sforzi in tale direzione sono stati intrapresi dall’ International Integrated Reporting Council (IIRC), confluito nel 2021 nella Value Reporting Foundation, con il cosiddetto Integrated Reporting framework (IR), che fornisce le linee guida su come creare dei report che integrino le informazioni finanziarie e non, con lo scopo di creare valore. Da notare il fatto che il GRI è stato uno dei membri fondatori ed è quindi stato coinvolto nell’iniziativa.

 

L’articolo è stato realizzato con il cofinanziamento dell’Unione europea – FESR o FSE, PON Ricerca e Innovazione 2014-2020.

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Autore: Beatrice Bais

Laureata in Ingegneria Gestionale all’Università degli Studi di Udine nel 2018 con una tesi magistrale sul tema del reshoring. Ha iniziato la sua carriera come consulente ERP collaborando con diverse aziende italiane per circa quattro anni. Dal gennaio 2022 è dottoranda di ricerca presso la Libera Università di Bolzano e svolge attività di ricerca sulla valutazione delle performance ESG e di sostenibilità nelle aziende, con particolare riferimento al Global Reporting Initiative (GRI). Ulteriori temi di interesse trattati sono l’applicazione delle tecnologie green a livello di azienda e di supply chain.

 

Autore: Guido Orzes

Dottore di Ricerca in Ingegneria Industriale e dell’Informazione, è Professore Associato di Ingegneria Economico-Gestionale alla Libera Università di Bolzano, dove insegna Process and Technology Management, Business Planning e Economics for Engineers. E’ stato Honorary fellow all’University of Exeter e visiting scholar al Worcester Polytechnic Institute. È autore di oltre 120 lavori su sostenibilità, gestione delle catene di fornitura internazionali, e Industria 4.0. E’ Associate Editor del Journal of Purchasing and Supply Management e dell’International Journal of Management Reviews. È Presidente dell’European Decision Sciences Institute.

 

Autore: Guido Nassimbeni

Dottore di Ricerca in Ingegneria Industriale e dell’Informazione, è Professore ordinario di Ingegneria gestionale (INGIND/35) presso l’Università degli Studi di Udine. Già Associate Editor del Journal of Operations Management, è oggi Area Editor di Operations Management Research e membro dell’Editorial Review Board del Journal of Purchasing and Supply Management. Sui temi dell’industria 4.0, del supply chain / network management, dell’international manufacturing e sourcing ha pubblicato più di 170 lavori scientifici sulle più importanti riviste internazionali in ambito Operations Management.



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