Valutazione dei rischi strategica e sistemi di gestione

La valutazione dei rischi, è una tecnica di project management di uso corrente, che si è andata sviluppando da esperienze nordamericane nell’industria nucleare ed aerospaziale a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso.

Parlando di sicurezza negli ambienti di lavoro, la valutazione del rischio è quel procedimento analitico e deduttivo attraverso il quale si “pesa” il rischio cui i lavoratori possono essere esposti durante la loro attività, per definire le azioni di mitigazione da adottare, nel rispetto della scala gerarchica delle “misure generali di tutela”, in inglese hierarchy of controls.

Una delle tecniche più comuni è quella attraverso la composizione in una matrice, dei rischi dei pericoli e della probabilità del loro accadimento in un particolare scenario osservato.

Con l’aumento del livello del rischio, determinato dal prodotto danno x probabilità, aumenta a sua volta il livello di priorità di azione attraverso la gerarchia delle misure generali di tutela.

Chi la esegue

La valutazione dei rischi lavorativi viene eseguita dallo specialista della salute e sicurezza sul lavoro, perché presuppone la conoscenza di come concretamente le attività lavorative vengono svolte, così come le caratteristiche di pericolosità di attrezzature e materiali. In sostanza valutare i rischi significa definire il livello di protezione che voglio assicurare ai lavoratori o, più crudamente, che tipo di incidenti o di malattie professionali decido siano accettabili per la mia organizzazione. Essa viene eseguita da un tecnico e non dal datore di lavoro (che è colui che definisce la politica dell’organizzazione) o dal dirigente, che è la figura che fornisce gli stimoli all’organizzazione perché essa venga applicata.

Un problema

Questo fatto, avere questo momento di riflessione sulla politica dell’organizzazione spostato ad un livello “tecnico” e non manageriale, che è comune all’impostazione legislativa delle Direttive europee prima e di quella normativa italiana poi, nella pratica si è dimostrato una disfunzionalità nel sistema di gestione della salute e sicurezza. Sì, è vero che la legge ne fa un obbligo a carico del datore di lavoro, ed è un obbligo sanzionato penalmente, ma è come dire a qualcuno che non guida l’automobile di dare istruzioni all’autista. In conseguenza di questo, la valutazione dei rischi per la salute e la sicurezza a volte si è trasformata un processo amministrativo, si potrebbe dire quasi notarile, con poco o punto contatto con la realtà.

Il nuovo standard ISO 45001

I redattori del nuovo standard ISO 45001:2018 Sistemi di gestione della sicurezza, allo scopo di risolvere questo impasse, hanno introdotto il concetto di valutazione strategica dei rischi. La strategia è quella disciplina che regola e coordina le attività belliche allo scopo di ottenere il risultato finale: la vittoria. In questo ambito, strategico significa determinare, in ultimo, qual è il livello di accettabilità dei problemi che si possono verificare, in relazione alla salute e sicurezza in azienda. Sulla base della fotografia delle potenzialità e dei ritardi della mia organizzazione nei confronti di partner e competitor, il primo passo è quello di individuare possibili scenari generali di incidenti che possono accadere in azienda, non definiti tanto sulla base dei loro aspetti tecnici, come elettrocuzione, taglio, caduta dall’alto, ma riguardo il loro impatto nel sistema di relazioni dell’azienda con le sue parti interessati, quali ad esempio:

  • la violazione di un requisito volontario
  • la violazione di requisito legale;
  • il near miss;
  • l’incidente, senza infortunio;
  • l’incidente con infortunio, e qui la consueta discretizzazione dipendente dai tempi di recupero o dal grado di invalidità conseguente;
  • la malattia professionale;
  • l’incidente mortale singolo;
  • l’incidente mortale plurimo.

Il successivo sarà valutare la reazione delle differenti parti interessate, sulla base delle aspettative che sono state individuate, in ciascuno di questi scenari. Reazioni che potranno provocare perdite economiche dirette, come:

  • sanzioni pecuniarie emesse dagli organismi di controllo governativi;
  • risarcimenti per i danni provocati;
  • incrementi dei premi di assicurazioni;
  • penali da pagare ai clienti in caso di lavoro in appalto, nel caso in cui il contratto stabilisca premi e penali legati alle performance in materia di sicurezza;

o indirette, come:

  • penali da pagare ai clienti in caso di ritardi nei lavori in appalto;
  • rescissione dei contratti;
  • perdita della capacità di accedere a contratti, per diminuzione della fiducia;
  • l’aumentata difficoltà di accesso ai finanziamenti;
  • diminuzione del valore del titolo per le aziende quotate;
  • aumento dei controlli;
  • conflittualità interna (scioperi, turnover elevato) ed esterna (difficoltà a trovare fornitori e appaltatori, boicottaggio, diminuzione delle vendite).

Quali obiettivi

In un moderno sistema di gestione l’organizzazione dovrà darsi un obiettivo misurabile in relazione a questi potenziali accadimenti: il management dell’azienda dovrà definire quali e quanti di questi scenari è disposta ad accettare: quante non conformità interne, quante sanzioni pecuniarie e per quali importi: 1.000 euro? 10.000? 100.000? Quante rescissioni di contratti per infortuni mortali. E, dal momento che il modo in cui le parti interessate reagiranno agli incidenti non è una cosa che può essere influenzata dall’organizzazione, giocoforza le scelte politiche dovranno considerare la sua concreta operatività. Quod erat demonstrandum.

Autore: Antonio Pedna
Architetto e Technical Member IOSH. Lavora da oltre vent'anni in grandi organizzazioni che progettano e costruiscono grandi opere infrastrutturali, in Italia e all'Estero, ricoprendo vari ruoli come coordinatore per la progettazione, coordinatore per l’esecuzione, RSPP, QHSE manager e occupandosi di project management, audit e compliance, risk management, riduzione dei costi, formazione e gestione delle risorse.

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