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	<title>safety Archivi - Vistra Srl</title>
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	<title>safety Archivi - Vistra Srl</title>
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		<title>Safety e security: integrazione della sicurezza sul lavoro e della sicurezza fisica durante le trasferte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Pedna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Nov 2024 12:57:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Strumenti per la sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[safety]]></category>
		<category><![CDATA[security]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Antonio Pedna, TechIOSH, AIEMA, AICW, architetto, consulente di direzione esperto in sostenibilità, qualità, sicurezza e ambiente La sicurezza sul lavoro e la sicurezza fisica, safety e security, sono due componenti complementari per la protezione dei lavoratori, soprattutto quando si trovano in trasferta. Nell&#8217;ambiente lavorativo odierno, dove le operazioni spesso trascendono i confini nazionali, la complessità [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vistraqhse.it/safety-e-security-integrazione-della-sicurezza-sul-lavoro-e-della-sicurezza-fisica-durante-le-trasferte/">Safety e security: integrazione della sicurezza sul lavoro e della sicurezza fisica durante le trasferte</a> proviene da <a href="https://www.vistraqhse.it">Vistra Srl</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #808080;"><em>Antonio Pedna, TechIOSH, AIEMA, AICW, architetto, consulente di direzione esperto in sostenibilità, qualità, sicurezza e ambiente</em></span></p>
<p style="text-align: justify;">La sicurezza sul lavoro e la sicurezza fisica, <em>safety</em> e <em>security</em>, sono due componenti complementari per la protezione dei lavoratori, soprattutto quando si trovano in trasferta. Nell&#8217;ambiente lavorativo odierno, dove le operazioni spesso trascendono i confini nazionali, la complessità di gestire questi due aspetti cresce significativamente. La safety si concentra sulla prevenzione di incidenti, infortuni e malattie professionali, proteggendo i lavoratori da rischi fisici, chimici, ergonomici e biologici che possono presentarsi nel luogo di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">La security si occupa di tutelare le persone e le proprietà aziendali da minacce esterne come furti, aggressioni, rapimenti, atti di terrorismo e altre forme di violenza. Quest&#8217;ultima include anche la gestione dei rischi durante i viaggi, particolarmente rilevante in paesi considerati ad alto rischio. L&#8217;efficace integrazione di safety e security diventa pertanto essenziale, soprattutto in contesti internazionali o in paesi con elevati livelli di rischio.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Il ruolo del professionista della security aziendale secondo la norma UNI 10459</h4>
<p style="text-align: justify;">La norma UNI 10459, “Attività professionali non regolamentate &#8211; Professionista della security &#8211; Requisiti di conoscenza, abilità e competenza”, definisce il ruolo del Professionista della Security Aziendale: un professionista incaricato di assicurare che tutte le misure di sicurezza aziendale siano coordinate e aggiornate per proteggere sia le persone che i beni dell&#8217;azienda.</p>
<p style="text-align: justify;">Le sue principali responsabilità coprono diverse attività fondamentali, e per illustrare meglio cosa si intende per security, si possono considerare alcuni esempi pratici. Il controllo degli accessi prevede l&#8217;implementazione di sistemi di badge elettronici per regolare chi entra ed esce dagli edifici aziendali; la protezione delle informazioni implica l&#8217;adozione di misure di cybersecurity per proteggere i dati aziendali da hacker e attacchi informatici; la gestione delle emergenze comprende l&#8217;elaborazione di piani di risposta per eventi critici come incendi, terremoti o attacchi violenti, inclusi percorsi di evacuazione e punti di raccolta sicuri. Infine, la sorveglianza può prevedere l’uso di telecamere di sicurezza e altri dispositivi di monitoraggio per sorvegliare le aree sensibili e rilevare comportamenti sospetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il professionista della security, quindi, conduce valutazioni dettagliate dei relativi rischi. Una delle sue funzioni principali è creare e implementare politiche e procedure di sicurezza che coprano tutti gli aspetti della sicurezza aziendale, inclusi, ad esempio, i viaggi: durante una trasferta in un paese con alto rischio di criminalità, valuta i pericoli legati a furti, rapine o rapimenti e propone misure per mitigare tali rischi.</p>
<p style="text-align: justify;">Può sviluppare una procedura per l&#8217;evacuazione sicura degli uffici in caso di minacce terroristiche o una politica di gestione delle informazioni sensibili durante le trasferte. Forma i dipendenti sui rischi di security e sulle misure di prevenzione è un altro compito fondamentale. Il professionista organizza corsi e workshop per insegnare ai dipendenti come riconoscere e reagire alle situazioni di pericolo, come nel caso di tentativi di phishing via e-mail o di minacce fisiche durante i viaggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Monitora costantemente le condizioni di sicurezza e aggiornare le misure di protezione in base ai cambiamenti nelle situazioni di rischio è essenziale. Il professionista potrebbe monitorare le notizie internazionali per individuare nuove minacce o aggiornare i protocolli di sicurezza in risposta a incidenti recenti in una particolare area geografica.</p>
<h4 style="text-align: justify;">La sentenza Bonatti</h4>
<p style="text-align: justify;">Il D.Lgs. 81/2008 richiede al datore di lavoro di valutare tutti i rischi cui sono esposti i propri lavoratori. Nel corso degli anni, questo perimetro si è esteso oltre la tradizionale considerazione dei rischi lavorativi dovuti alle interazioni con macchine, processi e sostanze, integrando anche altri tipi di rischi e includendo infine quelli legati alla sicurezza fisica, soprattutto in contesti internazionali o in aree ad alto rischio.</p>
<p style="text-align: justify;">Un caso emblematico è la sentenza Bonatti. I dirigenti di questa impresa di costruzioni sono stati condannati per la morte di due lavoratori italiani sequestrati e uccisi in Libia nel 2015, con una sentenza che ha stabilito la loro responsabilità per non avere adottato misure adeguate per garantire la sicurezza dei lavoratori durante la trasferta in un paese ad alto rischio.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo caso illustra chiaramente che la sicurezza dei lavoratori non può essere limitata solo alla prevenzione degli incidenti sul lavoro tradizionali, ma deve includere anche la protezione contro minacce esterne come sequestri, attacchi terroristici e altri rischi legati alla sicurezza fisica. Un approccio integrato che richiede una valutazione accurata dei rischi specifici del contesto in cui i lavoratori operano, l&#8217;implementazione di misure di protezione adeguate e la formazione continua dei dipendenti su come gestire situazioni di emergenza.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Integrazione di safety e security durante le trasferte</h4>
<p style="text-align: justify;">La norma ISO 31030 “Travel Risk Management (TRM)” fornisce linee guida dettagliate per la gestione dei rischi legati ai viaggi aziendali, coprendo diversi aspetti fondamentali:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Pianificazione del viaggio.</li>
<li>Supporto ai viaggiatori.</li>
<li>Comunicazione e monitoraggio.</li>
<li>Risposta alle emergenze.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Ogni trasferta deve essere preceduta da una valutazione completa dei rischi, che consideri sia gli aspetti legati alla sicurezza sul lavoro che quelli legati alla sicurezza fisica, a partire da verificare i documenti necessari, i visti, assicurarsi che i mezzi di comunicazione siano affidabili, aggiornare le vaccinazioni in base alle raccomandazioni sanitarie, e comprendere la cultura locale per prevenire comportamenti rischiosi.</p>
<p style="text-align: justify;">È opportuno anche che le aziende raccolgano informazioni sulla situazione igienica e l&#8217;ordine pubblico nel paese di destinazione, fondamentali per la sicurezza dei lavoratori, ed è importante conoscere le normative locali riguardanti il lavoro e la sicurezza per evitare problemi legali. Risorse come il Ministero degli Esteri, le ambasciate, le camere di commercio italiane all&#8217;estero, e i consulenti specializzati, sono fondamentali per ottenere informazioni dettagliate e consigli pratici.</p>
<p style="text-align: justify;">Devono essere sviluppati piani di emergenza specifici per ogni trasferta, inclusi protocolli di evacuazione e punti di contatto di emergenza. I lavoratori devono essere formati su come gestire emergenze e riconoscere rischi locali. La formazione deve coprire sia aspetti di safety che di security, preparando i dipendenti ad affrontare situazioni critiche. Monitorare continuamente la situazione nei paesi di destinazione è essenziale, permettendo di adattare tempestivamente le misure di sicurezza alle condizioni in evoluzione.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Importanza delle considerazioni sulla security</h4>
<p style="text-align: justify;">Le considerazioni sulla security sono essenziali per la pianificazione delle trasferte, in particolare quando si tratta di paesi con un alto livello di rischio. La valutazione della sicurezza locale richiede un&#8217;analisi approfondita della situazione politica e sociale del paese di destinazione. È importante esaminare il livello di criminalità, valutare la presenza di minacce terroristiche e comprendere la stabilità politica. Queste informazioni possono influenzare direttamente le decisioni relative ai viaggi e le strategie di sicurezza da adottare. Inoltre, è fondamentale monitorare continuamente queste condizioni, poiché possono cambiare rapidamente e influenzare la sicurezza dei lavoratori sul campo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda il protocollo di comunicazione, è fondamentale stabilire un sistema sicuro e affidabile che mantenga i lavoratori in costante contatto con la sede centrale. Questo sistema potrebbe includere check-in regolari a intervalli prestabiliti e l&#8217;utilizzo di sistemi di allarme che possono essere attivati in caso di emergenza. Inoltre, potrebbe essere utile implementare tecnologie di comunicazione che possano funzionare anche in condizioni di rete precarie, assicurando così che i lavoratori possano sempre raggiungere l&#8217;assistenza quando necessario.</p>
<p style="text-align: justify;">La protezione personale durante le trasferte richiede un&#8217;attenta pianificazione e la messa in atto di protocolli di sicurezza che siano adeguati alle minacce identificate nella valutazione della sicurezza locale. Questo può includere la predisposizione di contatti locali affidabili, l&#8217;organizzazione di scorte per la protezione fisica dei lavoratori e l&#8217;accesso a dispositivi di sicurezza come GPS o allarmi personali. È importante anche formare i lavoratori su come utilizzare queste risorse e su come comportarsi in situazioni di potenziale pericolo, aumentando così la loro capacità di gestire le emergenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, assicurare che i lavoratori siano coperti da polizze assicurative adeguate è un altro aspetto fondamentale. Queste devono includere coperture specifiche per i rischi associati al viaggio, come infortuni, malattie, rapimenti o altre emergenze che possono verificarsi in aree ad alto rischio. È importante che le polizze siano complete e adattate alle specificità del paese e delle attività da svolgere, garantendo così una protezione completa sotto ogni aspetto del viaggio.</p>
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		<title>Audit HSE: Linee guida e best practices</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Pedna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jan 2024 10:29:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[audit]]></category>
		<category><![CDATA[HSE manager]]></category>
		<category><![CDATA[safety]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza sul lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Audit HSE linee guida e best practices per Antonio Pedna, TechIOSH, AIEMA, AICW, architetto, consulente di direzione esperto in sostenibilità, qualità, sicurezza e ambiente  L&#8217;audit è un processo sistematico, indipendente e documentato, mirato a ottenere evidenze oggettive e valutare in modo imparziale il rispetto dei criteri dell&#8217;audit. I criteri rappresentano il gruppo di requisiti di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Audit HSE linee guida e best practices</strong> <span style="color: #808080;"><em>per</em> <em>Antonio Pedna, TechIOSH, AIEMA, AICW, architetto, consulente di direzione esperto in sostenibilità, qualità, sicurezza e ambiente </em></span></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;audit è un processo sistematico, indipendente e documentato, mirato a ottenere evidenze oggettive e valutare in modo imparziale il rispetto dei criteri dell&#8217;audit. I criteri rappresentano il gruppo di requisiti di riferimento per condurre l&#8217;audit.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;audit HSE è una questione delicata, poiché implica l&#8217;analisi della professionalità di uno o più individui. La professione che ciascuno di noi esercita riveste un ruolo fondamentale nella nostra identità personale, rendendo l&#8217;audit un&#8217;indagine critica sul modo in cui un individuo si presenta e si relaziona con gli altri. In questo contesto, esaminare e valutare la conformità richiede una rigorosa obiettività e sensibilità nei confronti delle dinamiche personali e professionali coinvolte. La precisione e l&#8217;imparzialità nell&#8217;ottenere evidenze oggettive diventano elementi fondamentali per garantire che l&#8217;audit sia condotto in modo accurato e rispettoso, preservando allo stesso tempo la dignità e l&#8217;integrità delle persone coinvolte nel processo, e raggiungendo i risultati migliori. Viene richiesta una meticolosa preparazione per stabilire i criteri di riferimento e definire gli obiettivi specifici, per cui è essenziale comprendere a fondo il contesto professionale in cui si svolge, acquisendo una conoscenza approfondita delle normative e delle best practices del settore coinvolto. Questa preparazione accurata fornisce il quadro necessario per una valutazione oggettiva e consente agli auditor di identificare eventuali scostamenti dai criteri stabiliti.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">L&#8217;audit è un processo complesso che richiede non solo competenza tecnica, ma anche una consapevolezza della delicatezza delle relazioni professionali coinvolte</span></h4>
<p style="text-align: justify;">Durante il processo di audit, l&#8217;interazione con le persone coinvolte richiede una comunicazione chiara e trasparente. La sensibilità nell&#8217;affrontare le questioni legate alla professionalità e la capacità di gestire in modo costruttivo le informazioni raccolte sono aspetti fondamentali per mantenere un ambiente di audit professionale ed etico. Un bravo auditor dovrebbe possedere queste caratteristiche personali:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Obiettività</strong>: un bravo auditor deve essere imparziale e obiettivo nel valutare le informazioni senza influenze indebite o pregiudizi personali. Questa caratteristica è fondamentale per garantire che l&#8217;audit fornisca una valutazione equa e accurata.</li>
<li><strong>Comunicazione efficace</strong>: la capacità di comunicare chiaramente e in modo efficace è essenziale per un auditor. Questo include sia la capacità di ascoltare attentamente le informazioni fornite dall&#8217;organizzazione sotto esame che di esprimere in modo chiaro le conclusioni e le raccomandazioni dell&#8217;audit. L&#8217;obiettivo è far sì che la persona sottoposta all&#8217;audit veda l&#8217;auditor come un alleato impegnato nella crescita e nel miglioramento, piuttosto che come un avversario focalizzato solo sui problemi.</li>
<li><strong>Integrità</strong>: l&#8217;integrità è fondamentale per mantenere la fiducia nelle conclusioni dell&#8217;audit. Un bravo auditor deve agire con onestà e coerenza, rispettando gli standard etici e professionali, e garantendo che le informazioni saranno trattate con la massima riservatezza.</li>
<li><span style="font-size: 12pt;"><strong>Competenza tecnica</strong>: una solida competenza tecnica nel settore specifico dell&#8217;audit è essenziale. Questa include la conoscenza delle normative applicabili, delle best practices e delle procedure aziendali. Un auditor competente è in grado di valutare in modo accurato la conformità e l&#8217;efficacia dei processi esaminati.</span></li>
</ul>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Audit HSE linee guida e best practices. </span></h4>
<p style="text-align: justify;">Infine, l&#8217;analisi delle evidenze raccolte e la redazione di rapporti dettagliati rappresentano fasi fondamentali. La documentazione deve essere chiara, accurata e orientata agli obiettivi dell&#8217;audit, fornendo una base solida per la formulazione di conclusioni imparziali e raccomandazioni costruttive.</p>
<p style="text-align: justify;">La professionalità e la sensibilità costituiscono elementi fondamentali per condurre un audit rispettoso e di valore per l&#8217;azienda committente. Al di là dell&#8217;aspetto formale, un audit non dovrebbe essere un&#8217;indagine ossessiva alla ricerca di non conformità, quanto un processo utile per offrire una visione accurata e completa dell&#8217;organizzazione sotto esame. Questo implica un approccio equilibrato, orientato a evidenziare sia gli aspetti positivi che le opportunità di miglioramento. In questo contesto, la capacità di agire con professionalità significa adottare uno sguardo obiettivo e imparziale, senza preconcetti o giudizi precipitosi; gli auditor devono essere in grado di comprendere il contesto operativo dell&#8217;organizzazione, valutare la conformità ai criteri stabiliti e, al contempo, riconoscere e valorizzare le buone pratiche e i successi raggiunti.</p>
<p style="text-align: justify;">La sensibilità, d&#8217;altra parte, si manifesta nella consapevolezza delle dinamiche interne e delle relazioni professionali in gioco. È importante riconoscere che l&#8217;audit può avere un impatto emotivo sul personale dell&#8217;organizzazione ispezionata e pertanto, la comunicazione durante l&#8217;intero processo deve essere chiara, rispettosa e centrata sull&#8217;obiettivo di miglioramento continuo. Un audit efficace dovrebbe essere concepito come un partenariato costruttivo tra l&#8217;auditore e l&#8217;organizzazione. Fornendo una panoramica completa, inclusiva di punti di forza e aree di opportunità di miglioramento, l&#8217;audit diventa uno strumento di gestione strategica che contribuisce al progresso sostenibile dell&#8217;azienda.</p>
<h4><span style="font-size: 14pt;">Lo standard ISO 19011:</span></h4>
<h4><span style="font-size: 14pt;">2018 nell&#8217;ambito HSE offre un approccio strutturato e normativo per condurre audit che soddisfano gli standard internazionali</span></h4>
<p style="text-align: justify;">ISO 19011:2018 <u>Guidelines for auditing management systems</u> è il punto di riferimento per la pianificazione e l&#8217;esecuzione di audit, incluso l&#8217;ambito HSE. Questo documento fornisce linee guida dettagliate per garantire che gli audit siano condotti in modo sistematico, efficace e conforme agli standard internazionali. La norma sottolinea l&#8217;importanza della pianificazione dell&#8217;audit, compresa la definizione degli obiettivi, dei criteri e della portata. Questo approccio permette di concentrarsi sugli elementi rilevanti per l&#8217;ambito HSE, garantendo che l&#8217;audit sia orientato alle specifiche esigenze dell&#8217;organizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, lo standard promuove l&#8217;indipendenza e l&#8217;imparzialità degli auditor, contribuendo a garantire che l&#8217;analisi sia condotta senza influenze indebite. Questo aspetto è fondamentale, specialmente nell&#8217;ambito HSE, dove la valutazione accurata delle pratiche e dei protocolli di sicurezza è di vitale importanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo standard sottolinea  l&#8217;importanza della raccolta di evidenze oggettive durante l&#8217;audit e la necessità di una documentazione accurata; per garantire la coerenza delle valutazioni e fornire una base solida per le conclusioni e  raccomandazioni.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">L’attenzione a questi requisiti</span></h4>
<p style="text-align: justify;">Anche in contesti di audit informali o volontari, è indicativa di professionalità e rispetto verso coloro che sono soggetti all&#8217;esame. Formalizzare gli obiettivi dell&#8217;audit, pianificarlo e condividerne il piano in anticipo non è un eccesso burocratico,  una strategia per ottimizzare l&#8217;impiego delle risorse coinvolte.</p>
<p style="text-align: justify;">La definizione chiara degli obiettivi permette di concentrarsi sugli aspetti essenziali dell&#8217;audit, assicurando una valutazione precisa e mirata; stabilire un programma e comunicare il piano in anticipo facilita la collaborazione tra le parti coinvolte.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, valutare i rischi e le opportunità associate al programma di audit HSE costituisce un passo fondamentale per sviluppare un approccio efficace e adattato alle dinamiche organizzative e alle persone coinvolte.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa analisi fornisce una base strategica per l&#8217;audit, consentendo di mitigare rischi potenziali e massimizzare le opportunità di apprendimento e miglioramento.</p>
<p style="text-align: justify;">Audit HSE linee guida e best practices: La formalizzazione e la pianificazione vanno oltre la mera formalità amministrativa. Le pratiche non sono solo un aspetto formale, ma costituiscono la cornice che preserva l&#8217;integrità dell&#8217;approccio all’audit e promuove una collaborazione significativa tra le parti coinvolte.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rispetto formale è solo la parte immediatamente visibile del rispetto sostanziale.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La valutazione del rischio criminoso</title>
		<link>https://www.vistraqhse.it/rischio-criminoso/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=rischio-criminoso</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Olivo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jan 2022 11:04:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Strumenti per la sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[gestione del rischio]]></category>
		<category><![CDATA[rischio criminoso]]></category>
		<category><![CDATA[safety]]></category>
		<category><![CDATA[security]]></category>
		<category><![CDATA[testo unico]]></category>
		<category><![CDATA[valutazione del rischio]]></category>
		<category><![CDATA[Vistra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sicurezza come un diritto e dovere anche in ambito non lavorativo; nella fattispecie sulle piste da sci. Ad oggi solo un miraggio?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vistraqhse.it/rischio-criminoso/">La valutazione del rischio criminoso</a> proviene da <a href="https://www.vistraqhse.it">Vistra Srl</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="Textbody">Attentati terroristici, aggressioni, rapine, situational crime: tu hai valutato il<strong> rischio criminoso per i tuoi lavoratori</strong>?</p>
<p class="Textbody">Per lunghi anni, i professionisti della<strong> safety aziendale</strong> e i Responsabili del servizio <strong>prevenzione e protezione</strong> hanno concentrato la loro attenzione nell’elaborazione del documento di valutazione dei rischi quasi esclusivamente su aspetti assai più legati alla sicurezza antinfortunistica &#8211; safety dei lavoratori coinvolti &#8211; rispetto alla loro protezione da attacchi criminosi.</p>
<p class="Textbody"><strong>Il D.Lgs. 81/2008</strong> ha messo in evidenza che il <strong>rischio criminoso</strong> fanno parte integrante dello scenario di rischi per i quali occorre sviluppare un’<strong>appropriata analisi</strong> e mettere a punto misure di prevenzione e mitigazione. Diviene necessario ad oggi porsi l’obiettivo di <strong>allargare il campo di operatività</strong> della safety aziendale, aprendo anche ai rischi derivanti  dagli aspetti di security, in virtù degli <strong>obblighi Normativi</strong> in capo alle aziende ed alla luce degli scenari attuali, che sono in grado di impattare anche in modo importante sulla sicurezza sia aziendale, sia degli operatori che magari si trovano a dover svolgere la propria attività anche all’estero.</p>
<p class="Textbody">Per anni la dicotomia tra <strong><i>safety</i> e <a href="https://www.vistraqhse.it/aspetto-formativo/" target="_blank" rel="noopener"><i>security</i></a></strong> ha diviso gli addetti ai lavori e giuslavoristi ritenendo che il <strong>Testo Unico in materia di Sicurezza sul Lavoro</strong> (TUSL) si concentri prettamente su aspetti di safety piuttosto che nell’ambito della security, applicando una distinzione di fatto tra le due realtà, che, alla base, risultano differenti per definizione.</p>
<p class="Textbody">Questo approccio non può trovarci concordi in quanto l’Art. 28 comma 1 del <strong>D.lgs 81/08 inerente l’Oggetto della valutazione dei rischi</strong>, gli artt. 36-37 riguardanti l’informazione e la formazione dei lavoratori, fanno riferimento esplicito a tutte le fattispecie di rischio a cui gli stessi possono essere soggetti, inserendo automaticamente <i>in toto</i> anche gli aspetti concernenti la security; ne deriva quindi che tutti gli aspetti critici della security debbano essere considerati unitamente alla safety.</p>
<h3>Valutazione del Rischio Criminoso</h3>
<p class="Textbody">Il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) deve riportare al proprio interno <strong>tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavorator</strong>i, ivi compresi quelli collegati allo stress lavoro-correlato, quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, ai DMS, quelli connessi alle differenze di genere, all’età, alla provenienza da altri Paesi e alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione di lavoro.</p>
<p class="Textbody">Costituisce la base di pianificazione del sistema di gestione per la sicurezza e la salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro, dev’essere quindi necessariamente elaborato in modo da <strong>garantirne la completezza e l’aderenza alle fattispecie di rischio</strong> a cui potrebbero essere esposti i prestatori di lavoro: uno strumento di primaria importanza per la  pianificazione degli interventi di prevenzione e protezione.</p>
<p class="Textbody">I casi di specie, in materia sono numerosi, ad esempio una aggressione fisica o verbale perpetrata nei confronti di un operatore di front office, una rapina all’interno di un esercizio commerciale, la ricezione in azienda di una telefonata minacciosa a sfondo terroristico, la possibilità che all’interno di una struttura sanitaria si possano verificare aggressioni verbali oppure fisiche (come purtroppo molto spesso accade), l’eventualità che un nostro commerciale possa essere oggetto delle attenzioni della micro criminalità endemica e, perché no, ad <strong>azioni di carattere criminale a scopo estorsivo</strong> (un sequestro) durante un viaggio di lavoro, infine, la possibilità di essere coinvolti in un attentato terroristico.</p>
<p class="Textbody">Trattando questo argomento, i fatti di cronaca ci riportano a quanto avvenne nel settembre del 2019 a Pontedera, cittadina situata nel “piano pisano”: viene recapitata ad una azienda della logistica una lettera, contenente delle minacce con esplicito riferimento all’antrace.</p>
<p class="Textbody">L’utilizzo dell’antrace nella corrispondenza evoca quanto avvenne nel lontano 2001 negli Stati Uniti, quando si verificarono numerosi attacchi (i cosiddetti “<i>Amerithrax”), </i>perpetrati nei confronti di testate giornalistiche e figure di spicco della politica statunitense, mediante l’invio di corrispondenza contenente spore di antrace, attentati che causarono la morte di 5 persone.</p>
<p class="Textbody">Tornando al caso di specie, vista la gravità delle minacce e soprattutto il riferimento all’antrace, vennero effettuati degli accertamenti volti a capire se le tracce di polvere presenti nella lettera potevano costituire un rischio serio per i 2 lavoratori coinvolti, i quali avevano maneggiato inconsapevolmente la corrispondenza incriminata.</p>
<p class="Textbody">Fortunatamente tutto si concluse con un nulla di fatto, nello sgomento totale del Datore di lavoro che non riuscì a capacitarsi della motivazione scatenate di un simile gesto ostile nei confronti della propria azienda.</p>
<p class="Textbody">Alla luce di quanto sopra, possiamo quindi considerare i <strong>rischi derivanti da eventi criminosi</strong>, dei rischi per i nostri lavoratori? Assolutamente sì, pur non essendo gli stessi dei rischi endemici della nostra attività lavorativa, possono concretizzarsi per motivazioni che non afferiscano direttamente alla sfera mansionale dei nostri lavoratori, quindi, valutiamoli!</p>
<p>Per maggiori informazioni, guarda il video</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe title="Qual è la differenza tra Safety e Security?" width="800" height="450" src="https://www.youtube.com/embed/QMWIIbE9x6U?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un saluto</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vistraqhse.it/rischio-criminoso/">La valutazione del rischio criminoso</a> proviene da <a href="https://www.vistraqhse.it">Vistra Srl</a>.</p>
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		<title>In arrivo la mini-riforma del Testo Unico Sicurezza sul Lavoro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefania Battoia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Dec 2021 08:42:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
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		<category><![CDATA[rischi]]></category>
		<category><![CDATA[RSPP]]></category>
		<category><![CDATA[safety]]></category>
		<category><![CDATA[security]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
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		<category><![CDATA[Vistra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sicurezza come un diritto e dovere anche in ambito non lavorativo; nella fattispecie sulle piste da sci. Ad oggi solo un miraggio?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vistraqhse.it/testo-unico-sicurezza-sul-lavoro/">In arrivo la mini-riforma del Testo Unico Sicurezza sul Lavoro</a> proviene da <a href="https://www.vistraqhse.it">Vistra Srl</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con la conversione  in legge del DL 146/2021 (decreto Fisco-Lavoro), approvata a metà dicembre 2021, si definisce una mini riforma sul <strong>Testo Unico Sicurezza sul Lavoro</strong>, che entrerà in vigore dopo la pubblicazione in GU.</p>
<p>E’ stata finalmente rilevata la necessità di:</p>
<ul>
<li>revisionare le attività formative e di addestramento;</li>
<li>ridefinire le funzioni e responsabilità del Preposto;</li>
<li>stabilire il ruolo di vigilanza e ispezione dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro;</li>
<li> riformulare il potere di sospensione dell’impresa per lavoro sommerso e per gravi violazioni di sicurezza;</li>
<li>ridefinire il ruolo degli organismi paritetici</li>
</ul>
<p>Approfondendo il tema della “<strong>formazione</strong>”, vengono prese in considerazione in maniera importante le <strong>figure del Datore di Lavoro</strong> <strong>e del Preposto.</strong></p>
<p>Per il <strong>Datore di Lavoro</strong> viene introdotto <strong>l’obbligo della formazione</strong>, a prescindere che ricopra direttamente il ruolo di RSPP. Questo aspetto ha modificato quanto prevedeva il D.Lgs 626/94 e cioè l’esonero dalla formazione per questo ruolo.</p>
<p>Come poteva discendere una corretta gestione della sicurezza sul luogo del lavoro se il titolare non aveva le informazioni di base per capirne la criticità in determinati contesti e aspetti?</p>
<p>È stato quindi sostituito il comma 7 (inizialmente faceva riferimento alla sola formazione di dirigenti e preposti) con un nuovo comma che istituisce l’obbligo della formazione per i datori di lavoro che cita:</p>
<blockquote><p>“ <u>Il datore di lavoro</u>, i dirigenti e i preposti<em> ricevono un’adeguata e specifica formazione e un aggiornamento periodico in relazione ai propri compiti in materia di salute e sicurezza sul lavoro, secondo quanto previsto dall’accordo di cui al comma 2, secondo periodo</em>”.</p></blockquote>
<h3>Il ruolo del Preposto</h3>
<p>La figura del <strong>Preposto </strong>invece <strong>diventa sempre più rilevante</strong>, in materia di prevenzione, prevedendo una formazione almeno biennale od ogni volta che cambiano i rischi o ne insorgano di nuovi e vengono apportate le seguenti modifiche:</p>
<ul>
<li><strong>articolo 18</strong>(Obblighi del datore di lavoro e del dirigente) secondo cui (comma 1 a cui è aggiunto il nuovo punto b-bis) il datore di lavoro e dirigenti devono: “<em>individuare il preposto o i preposti per l’effettuazione delle attività di vigilanza di cui all’articolo 19. I contratti e gli accordi collettivi di lavoro possono stabilire l’emolumento spettante al preposto per lo svolgimento delle attività di cui al precedente periodo. Il preposto non può subire pregiudizio alcuno a causa dello svolgimento della propria attività</em>”.</li>
<li><strong>articolo 19</strong> (Obblighi del preposto) al comma 1 la lettera a) è sostituita dalla seguente: « a) <em>sovrintendere e vigilare sull’osservanza da parte dei singoli lavoratori dei loro obblighi di legge, nonché delle disposizioni aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione individuale messi a loro disposizione e, in caso di rilevazione di comportamenti non conformi alle disposizioni e istruzioni impartite dal datore di lavoro e dai dirigenti ai fini della protezione collettiva e individuale, intervenire per modificare il comportamento non conforme fornendo le necessarie indicazioni di sicurezza. In caso di mancata attuazione delle disposizioni impartite o di persistenza dell’inosservanza, interrompere l’attività del lavoratore e informare i superiori diretti</em>”.</li>
</ul>
<p>Inoltre sempre al comma 1 dopo la lettera f) è inserita la <strong>lettera f-bis che rende ancora più rilevante l’intervento del preposto:</strong> “<em>f-bis) in caso di rilevazione di deficienze dei mezzi e delle attrezzature di lavoro e di ogni condizione di pericolo rilevata durante la vigilanza, se necessario, interrompere temporaneamente l’attività e, comunque, segnalare tempestivamente al datore di lavoro e al dirigente le non conformità rilevate</em>”.</p>
<ul>
<li>articolo 26(Obblighi connessi ai contratti d’appalto o d’opera o di somministrazione: dopo il comma 8 è aggiunto il seguente: “<em>8-bis. Nell’ambito dello svolgimento di attività in regime di appalto o subappalto, i datori di lavoro appaltatori o subappaltatori devono indicare espressamente al datore di lavoro committente il personale che svolge la funzione di preposto</em>”.</li>
</ul>
<p>Oltre alle novità appena descritte, ci sarà una rivisitazione dei punti che riguardano la durata, i contenuti minimi, <strong>modalità di erogazione e verifica della formazione</strong> che verrà demandata a fine giugno 2022 quando dovrebbe essere adottato un nuovo Accordo Stato-regioni che sostituirà quelli attualmente in vigore.</p>
<p><strong>Il 2022 è ormai alle porte con la speranza che il rinnovamento prospettato non subisca proroghe di tempo!</strong></p>
<p>Un saluto</p>
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		<title>Quanto è importante l&#8217;aspetto formativo nell&#8217;ambito della security?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Olivo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Dec 2021 09:06:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sicurezza come un diritto e dovere anche in ambito non lavorativo; nella fattispecie sulle piste da sci. Ad oggi solo un miraggio?</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="Textbody">Credo si possa ritenere unanime l’idea che l<strong>a formazione sia il primo dispositivo di sicurezza dei nostri operatori,</strong> sia da un punto di vista Normativo (conformemente quindi alla compliance aziendale), sia da un punto di vista pratico; la formazione del personale, in entrambi i casi è imprescindibile.</p>
<p class="Textbody">Non esiste il concetto di sicurezza proattiva se non teniamo conto dell’aspetto formativo, la motivazione che ci spinge a supportare questa tesi è agli occhi di tutti <strong>i professionisti della security</strong>: affidare la nostra strategia difensiva solo ed esclusivamente alla <strong>tecnologia, è un approccio che più volte ha dato dimostrazione di essere inefficiente</strong> ed improduttivo. Le aziende sono fatte di uomini e non solo di applicazioni e control room.</p>
<p class="Textbody">Proprio per questo, la formazione diventa un pilastro fondamentale ed imprescindibile, con un’importanza strategica di primaria rilevanza. Questa, però, dovrà essere <b>trasversale</b>, <b>contestualizzata</b> e soprattutto efficace, come sancito dalla <strong>Norma UNI 29990</strong> “Qualità nella formazione non formale”, testo ancora poco conosciuto pur essendo del 2011, ma di estrema rilevanza.</p>
<p class="Textbody">Sulla necessità di un approccio formativo e di<strong> crescita costante delle nostre professionalità</strong> si è scritto e detto molto, poche volte però ci siamo chiesti se i momenti formativi proposti possano realmente essere all’altezza delle necessità situazionali, o quanto meno realmente efficaci.</p>
<h3>Norma UNI 29990</h3>
<p class="Textbody">La sopracitata Norma è applicabile alla formazione professionale, a<strong>ll’addestramento dei lavoratori ed alle attività per lo sviluppo del capitale</strong> <strong>umano:</strong> si considera formazione non formale quella non riconducibile direttamente al settore dell’istruzione o al settore dell’educazione (in senso lato) e che viene attestata da idonee certificazioni con valore legale; volendo quindi riassumere a grandi lettere: la formazione aziendale. Cercando di non banalizzarne gli argomenti, possiamo riassumere i contenuti della  U<strong>NI 29990 in due “macro aree”:</strong></p>
<ol>
<li>la prima riguardante <strong> i requisiti che devono essere rispettati</strong> perché un processo formativo possa essere considerato adeguato, dalla sua progettazione alle fasi finali del momento formativo stesso;</li>
<li>la seconda, invece, individua e precisa<strong> i requisiti organizzativi e gestionali derivati dalle correnti pratiche internazionali</strong>, in materia di formazione.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il dibattito sull’efficacia della formazione in materia di sicurezza (che sia essa safety o security) nasce, purtroppo, dal fatto che la stessa sia spesso vista non come un<strong> ‘processo educativo professionalizzante</strong>’ ma come mero obbligo formale, rientrando di diritto nell’alveo della semplice Compliance aziendale; nulla di più aberrante.</p>
<p>Le compagini aziendali crescono quando maturano contestualmente le capacità delle figure professionali e non che le compongono. Ci sono poi funzioni che ricoprono <strong>aspetti d’importanza strategica per la continuità operativa del business aziendale</strong>: le stesse dovranno essere preparate alla gestione di fattispecie che rivestono fondamentale rilevanza nello scacchiere produttivo, dalla sicurezza del personale <i>in loco</i>-viaggiante, dalle facilities, dall’intelligence, a tutto il mondo della cyber security.</p>
<p>Trattando, invece, la formazione quale mero dispositivo di protezione personale, quindi di sicurezza, dobbiamo necessariamente ritenere la stessa come il<strong> primo fondamentale step per un approccio realmente proattivo</strong>, volto quindi alla prevenzione di una situazione pericolosa, di una minaccia, oppure semplicemente alla gestione di una emergenza che, in quanto tale, è inaspettata ed ha pertanto la capacità intrinseca di metterci alla prova.<b> </b>Quanto è importante quindi l&#8217;aspetto formativo nell&#8217;ambito della security?</p>
<p><strong>L’aspetto formativo è sempre il primo cerchio di protezione personale</strong>, sia nelle vesti di lavoratore, sia in qualità di semplice cittadino.</p>
<p>Per maggiori informazioni, <strong>guarda il video</strong></p>
<p><iframe title="Quanto è importante l&#039;aspetto formativo nell&#039;ambito della security?" width="800" height="450" src="https://www.youtube.com/embed/KmpRa-zPLdc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Un saluto</p>
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		<title>L&#8217;importanza delle competenze relazionali nella gestione della Security</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Olivo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Nov 2021 08:40:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
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		<category><![CDATA[safety]]></category>
		<category><![CDATA[security]]></category>
		<category><![CDATA[soft skills]]></category>
		<category><![CDATA[team]]></category>
		<category><![CDATA[Vistra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sicurezza come un diritto e dovere anche in ambito non lavorativo; nella fattispecie sulle piste da sci. Ad oggi solo un miraggio?</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per chiunque si interfacci, anche solo per la prima volta al <strong>mondo della security</strong>, risulta lampante quanto le cosiddette “<strong>Soft skills</strong>”, siano <strong>un valore aggiunto</strong> molto importante per il profilo di un security manager, in quanto decisive nel cogliere sfumature e dettagli importanti nello svolgimento delle proprie funzioni, cosa mai banale per chi esercita tale professione.</p>
<p>Con l’espressione “soft skills” facciamo riferimento infatti ad <strong>abilità cognitive, comportamentali e interpersonali</strong> che non sono specifiche dell’expertise tecnica di una professione, ma sono ugualmente importanti affinché i processi lavorativi possano svolgersi in sicurezza.</p>
<p>Ovviamente esse devono intendersi <strong>non come sostitutive, ma come complementari rispetto alle competenze</strong> di carattere tecnico, questo senza alcuna ombra di dubbio.</p>
<p>Le soft skill sono molto ampie: oltre alla capacità di <strong>comunicazione e ascolto,</strong> oggi è fondamentale la capacità di adattarsi e guidare il cambiamento dell’azienda.</p>
<h3>Competenze relazionali per le aziende</h3>
<p>In un’epoca come quella odierna, in cui gli scenari in materia di security cambiano molto velocemente, le<strong> Aziende necessitano di risorse professionali</strong> all’altezza delle situazioni più disparate, comprendendo e sperimentando in prima persona l’importanza delle soft skills per mantenere vivo il lato umano delle relazioni, a tutti i livelli: dal basic, alla gestione delle relazioni in caso di emergenza.</p>
<p>Possiamo quindi racchiuderle nella consapevolezza situazionale, ovvero la <strong>capacità di raccogliere le informazioni e di interpretarle</strong> correttamente anticipando i possibili scenari futuri.</p>
<p>Nel decision-making quindi la capacità di <strong>definire correttamente le problematiche</strong> considerando le diverse opzioni per la loro risoluzione (selezionando le più efficaci implementandole), nella  comunicazione, che si sostanzia nella capacità di inviare, scambiare e ricevere <strong>informazioni chiare e concise</strong> (identificando e rimuovendo i possibili ostacoli al processo comunicativo), nel lavoro di squadra quindi la capacità di supportare i collaboratori, mitigando i possibili conflitti, nella  leadership ovvero l’utilizzo ottimale dell’autorità con autorevolezza, quale capacità di pianificazione e definizione delle priorità operative (gestione dei carichi di lavoro e delle risorse),  nella <strong>gestione dello stress</strong> ovvero la capacità di identificare correttamente gli eventuali sintomi derivati da fattori stressogeni, riconoscendone gli effetti ed implementando le strategie di coping più efficaci; infine, nella capacità di <strong>fronteggiare la fatica,</strong> ovvero la capacità di identificare i sintomi di affaticamento mettendo in atto strategie di coping.</p>
<p>È importante sottolineare quanto la tecnologia abbia influito negli ultimi anni per la <strong>crescita del mondo “security”</strong>, ad ogni modo è altrettanto opportuno ricordare che il mondo della security è fortemente orientato alle risorse umane.</p>
<p>Le soft skill sono quindi caratteristiche fondamentali al giorno d’oggi, in quanto consentono ad un <strong>team di essere davvero competitivo e coeso</strong>, utilissime per potenziare l’operatività del security team anche in situazioni che comportano un alto fattore stressogeno.</p>
<p>Le competenze sopraelencate risultano strategiche in quanto hanno la capacità di <strong>aumentare esponenzialmente le probabilità</strong> che non si verifichino situazioni critiche per l’operatività aziendale, abbassando in modo sostanziale la probabilità di eventi avversi per il team di security.</p>
<p>Concluderei dicendo che le <strong>soft skills sono caratteristiche “innate” della personalità</strong> di ognuno di noi, come le qualità e gli atteggiamenti individuali, le abilità sociali, comunicative e gestionali; sono sicuramente complementari alle hard skills, ovvero le capacità tecniche e di amministrazione relative a una professione.</p>
<p>Sta di fatto che a parità di expertise tecnica, l<strong>e qualità personali possono fare una bella differenza,</strong> non solo conferendo valore aggiunto al nostro lavoro, ma anche migliorando la nostra sicurezza.</p>
<p>La capacità di mantenere il sangue freddo di fronte a una crisi, la sensibilità nel percepire un rischio e la rapidità nell’arginarlo, l’abilità nel lavorare costruttivamente in squadra, gestendo con attenzione il fattore stressogeno<strong>,</strong> tutte caratteristiche necessarie per un professionista della security.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per maggiori informazioni, <strong>guarda il video</strong></p>
<p><iframe title="Nella security è importante avere delle competenze relazioni (soft skills)" width="800" height="450" src="https://www.youtube.com/embed/EJzVQo5cJ6s?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Un saluto</p>
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		<item>
		<title>Le difficoltà nella costruzione di un team per il QHSE internazionale</title>
		<link>https://www.vistraqhse.it/qhse-2/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=qhse-2</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Olivo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Nov 2021 09:09:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[QHSE Internazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sicurezza come un diritto e dovere anche in ambito non lavorativo; nella fattispecie sulle piste da sci. Ad oggi solo un miraggio?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vistraqhse.it/qhse-2/">Le difficoltà nella costruzione di un team per il QHSE internazionale</a> proviene da <a href="https://www.vistraqhse.it">Vistra Srl</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Occuparsi di <strong>QHSE a livello internazionale</strong> richiede di impostare un’<strong>organizzazione specifica.</strong></p>
<p>Per quanto un’azienda possa essere strutturata, infatti, è impossibile che possa trovare al proprio interno<strong> tutte le risorse per ogni progetto</strong> in qualsiasi parte del mondo.</p>
<p>Anche restringendo il campo agli aspetti della qualità, della sicurezza e dei requisiti ambientali, le variabili rimangono moltissime. Per ogni paese<strong> ci possono essere delle leggi, norme o regolamenti specifici</strong>. Per ogni progetto si possono presentare delle richieste particolari diverse da altri progetti.</p>
<p>Poniamo ad esempio di dover supportare un cliente per un progetto in Ucraina, per cui necessita un manager HSE.</p>
<p>Può apparire semplice trovare un tecnico con esperienza internazionale ma, analizzando la richiesta nel dettaglio, emergono delle caratteristiche che vanno via via a restringere molto la rosa dei candidati per il team desiderato.</p>
<p>Serve un candidato che abbia e<strong>sperienza in ambito ATEX</strong>, e questo restringe il campo, se poi deve avere <strong>esperienza specifica in ambito</strong> <strong>Oil&amp;Gas</strong>, per un progetto di rewamping in una raffineria, che conosca l’inglese e anche l’ucraino, allora talvolta la lista degli esperti a disposizione rischia di rimanere vuota anche per le aziende più strutturate.</p>
<h3>HSE e Multinazionali</h3>
<p>Spesso ci capita di collaborare con delle <strong>grandi multinazionali</strong> della consulenza tecnica. Si parla di strutture con decine di migliaia di dipendenti in tutto il mondo, eppure trovano <strong>vantaggioso rivolgersi a Vistra</strong> per alcune richieste molto specifiche.</p>
<p>L’unica risposta organizzativa che può dare una PMI per essere efficace nella soddisfazione di simili richieste è una combinazione vincente di:</p>
<ul>
<li><strong>Strumenti tecnologici</strong></li>
<li><strong>Competenze tecniche</strong></li>
<li><strong>Processi efficaci ed efficienti</strong></li>
<li><strong>Un network affidabile e qualificato di partner tecnici in tutto il mondo</strong></li>
<li><strong>Un network altrettanto reattivo di partner complementari a supporto dell’erogazione dei servizi</strong></li>
</ul>
<p>In più, spesso, tutto questo deve essere gestito in tempi molto rapidi a causa di situazioni contingenti.</p>
<p>Come sottolinea sempre <strong>Giovanni Tavaglione, il direttore della nostra Academy ”fighting for safety”</strong>, bisogna essere prima precisi e poi veloci. Non serve a nulla essere veloci se non si porta la necessaria accuratezza: il risultato potrebbe essere inefficace se non, addirittura, controproducente.</p>
<p><strong>Vistra</strong> nel corso di oltre un decennio di operatività a livello internazionale <strong>ha potuto costruire un sistema molto efficace</strong> e difficilmente replicabile, perché racchiude in sé molteplici fattori distinti.</p>
<p>Da un lato ci sono gli strumenti tecnologici, come <strong>Linkedin Recruiter</strong> o banche dati di profili professionali. Questi sono strumenti molto potenti, e spesso con dei costi che superano i 10.000€ l’anno fin dall’entry level.</p>
<p>Ma, ovviamente, da soli non bastano: servono <strong>risorse capaci di sfruttarli e utilizzarli in modo adeguato</strong>. Talvolta possono fornire una parte della soluzione. Molto spesso le squadre per i progetti derivano da una combinazione dei profili ritrovati con una ricerca diretta, combinata con il grande network di professionisti e partner costruita nel corso degli anni.</p>
<p>Spesso <strong>il network si rivela uno degli strumenti più potenti</strong> per individuare subito delle risorse qualificate.</p>
<p>Serve poi una <strong>buona capacità tecnica e relazionale</strong> unita alla conoscenza tecnica delle esigenze di un simile tipo di supporto che vanno chiarite con il cliente. Spesso infatti capita che le richieste non siano chiare o complete delle informazioni necessarie.</p>
<h3>Informazioni necessarie</h3>
<p>A parte il “per ieri”, quando inizierà esattamente il lavoro? Quanto durerà? Quali sono gli orari del progetto? L’alloggio è definito? Chi pensa al vitto? I mezzi di trasporto sono identificati? Qual è il budget a disposizione?</p>
<p>Se non si raccolgono i <strong>dati essenziali e corretti</strong>, c’è il rischio di lavorare alla cieca e di sprecare inutilmente molte risorse.</p>
<p><strong>Capacità relazionali e negoziali</strong> servono ovviamente anche nel dialogo con i potenziali partner ma, assieme a un comportamento etico, corretto e trasparente, servono anche delle <strong>contrattualistiche ben gestite</strong> e valutate da legali con esperienza internazionale per tutelarsi da situazioni spiacevoli.</p>
<p>Nel percorso di selezione è poi necessario superare alcuni step e coinvolgere diverse figure. Dopo un primo screening bisogna passare attraverso una valutazione <strong>tecnica da parte di esperti QHSE</strong> e, successivamente, una valutazione da parte del coach per <strong>le caratteristiche psico-attitudinali</strong> del candidato o del partner di riferimento.</p>
<p>Sono tutti elementi che fanno la differenza.</p>
<p>Spesso il servizio di consulenza viene erroneamente messo a confronto con i costi del servizio offerto da <strong>una generica manpower</strong> o di una società di staffing. Come società che si prende in carico il servizio, l’affidabilità dello stesso e la responsabilità del risultato, l’impegno è ben diverso, ma anche il servizio reso.</p>
<p>Molto spesso una manpower propone un candidato e, se il cliente approva un profilo, il servizio è concluso. Se poi la risorsa non si rivela all’altezza delle aspettative è un problema del cliente, così come se il candidato “molla” dopo poco tempo per i più svariati motivi.</p>
<p><strong>Vistra deve garantire un servizio reso al cliente,</strong> che si compone del team che viene costruito appositamente per il progetto, il supporto organizzativo e logistico per far arrivare il team nel luogo del progetto (viaggi, voli, visti, vaccinazioni, corsi obbligatori, DPI, alloggio, mezzi di trasporto, vitto, assicurazioni professionali, assicurazioni mediche, assicurazioni viaggio e molte altre variabili).</p>
<p>Successivamente è presente per i <strong>membri del team per un supporto a distanza</strong>, non solo tecnico ma, tante volte logistico/organizzativo o anche psicologico. Un aspetto che può fare la differenza nei momenti più difficili durante un progetto.</p>
<p>Chiaramente non siamo sullo stesso campo da gioco, ma nemmeno lo stesso campionato: è proprio uno “sport” diverso.</p>
<p>Purtroppo l’essere <strong>precursori nella proposta di nuovi servizi</strong> sul mercato porta anche lo svantaggio di far conoscere il prodotto e di sensibilizzare il cliente sulle differenze, talvolta davvero enormi, con soluzioni percepite erroneamente come succedanee.</p>
<p>Il nostro impegno è quello di <strong>migliorare costantemente il livello di servizio</strong> per costruire soluzioni sempre più risolutive per le problematiche del cliente, facendo in modo che possa concentrarsi sul proprio core business, affidando la gestione degli aspetti di qualità, ambiente o sicurezza sul lavoro ad un <strong>partner affidabile e preparato.</strong></p>
<p>Un grande campione della ginnastica artistica si muove in modo armonioso mentre compie degli sforzi sovraumani, mentre la fluidità e l’armonia dei suoi movimenti lo possono fare sembrare facile ad un occhio poco esperto.</p>
<p>Allo stesso modo <strong>trovare velocemente soluzioni ai problemi di QHSE internazionale</strong> non è sinonimo di un’attività semplice, ma di un grande lavoro e di un costante sforzo nel miglioramento dei processi, per la soddisfazione di tutte le parti interessate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per maggiori informazioni, <strong>guarda il video</strong></p>
<p><iframe title="Fare il Recruiter non è un lavoro facile" width="800" height="450" src="https://www.youtube.com/embed/rDCi4nQejiQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Un saluto</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vistraqhse.it/qhse-2/">Le difficoltà nella costruzione di un team per il QHSE internazionale</a> proviene da <a href="https://www.vistraqhse.it">Vistra Srl</a>.</p>
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		<title>Perché costruire un Security Management System</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Olivo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Oct 2021 08:31:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Strumenti per la sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[gestione]]></category>
		<category><![CDATA[partner]]></category>
		<category><![CDATA[partner qualificati]]></category>
		<category><![CDATA[safety]]></category>
		<category><![CDATA[security]]></category>
		<category><![CDATA[security management sistem]]></category>
		<category><![CDATA[Vistra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sicurezza come un diritto e dovere anche in ambito non lavorativo; nella fattispecie sulle piste da sci. Ad oggi solo un miraggio?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vistraqhse.it/security-management-system/">Perché costruire un Security Management System</a> proviene da <a href="https://www.vistraqhse.it">Vistra Srl</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Al fine di garantire la maggior sicurezza possibile dei processi aziendali, diviene estremamente importante sviluppare uno specifico sistema di gestione definito <strong><em>Security Management System</em></strong>.</p>
<p>Tale sistema si compone di misure tecniche e organizzative messe in atto al fine di incrementare, nel complesso, la capacità di prevenire e mitigare gli effetti negativi generati da atti di interferenza illecita e di proteggere e tutelare le persone e il patrimonio aziendale.</p>
<p>L’attività è caratterizzata dalla g<strong>estione dell’intero ciclo di vita della security</strong> e si fonda su un processo analitico di gestione del rischio, basato sullo <strong>standard ISO 31000</strong> che copre i tre domini della sicurezza fisica, del personale e delle informazioni con un processo ispirato al miglioramento continuo.</p>
<p>La gestione del rischio viene sviluppata attraverso i principi di “<strong>security by design” e “security through lifecycle”</strong> e condotta sulla base di procedure in continuo aggiornamento, che considerano l’emissione di requisiti tecnico-operativi, metriche e indicatori finalizzati al rafforzamento della cultura e della consapevolezza della security, sia con <strong>programmi di training</strong> sia con esercitazioni svolte verso tutto il personale, a livelli differenziati.</p>
<h3> Security Management System</h3>
<p>Un Sistema di Gestione della Security ha l’obiettivo di <strong>identificare, valutare e gestire</strong>, attraverso adeguate <strong>azioni di prevenzione</strong> e mitigazione da parte del Datore di Lavoro, i rischi per la security, di tutelare la protezione delle persone da qualsiasi minaccia di security e/o safety, derivante anche da comportamenti criminosi di terzi che potrebbero provocare danni diretti o indiretti alla Società e, infine, <strong>minimizzare eventuali responsabilità del Datore di Lavoro</strong> derivanti dal verificarsi dei rischi di security e/o safety.</p>
<p>Sulla base di quanto citato, diviene quindi di fondamentale importanza un approccio metodologico per la definizione, l’implementazione e il monitoraggio di un<strong> Sistema atto alla gestione della Security.</strong></p>
<p>Il Sistema di Gestione della Security si compone essenzialmente di<strong> tre fasi</strong>:</p>
<ol>
<li>la prima di analisi e verifica,</li>
<li>la seconda di implementazione,</li>
<li>infine la terza di monitoraggio.</li>
</ol>
<p><strong>La prima fase</strong>, sicuramente la più delicata, si pone l’obiettivo d<strong>’identificazione dei rischi</strong> tenendo presente vari aspetti, quali la natura dell’attività da svolgere (magari all’estero), la sede in cui svolgere l’attività lavorativa. Successivamente, viene effettuato un risk assessment e gap analysis, volto a individuare le misure di mitigazione del rischio, alla verifica dell’idoneità del sistema procedurale (<em>policies and procedures</em>) a prevenire i rischi e infine l’individuazione delle azioni di miglioramento volte al superamento dei gaps rilevati.</p>
<p>La prima fase si conclude con un Action Plan che consiste nella definizione di un piano di implementazione riportante, per ciascun gap rilevato, l’azione di miglioramento da implementare, la funzione aziendale competente e le tempistiche di realizzazione.</p>
<p><strong>La seconda fase</strong> riguarda essenzialmente <strong>l’implementazione delle attività di security</strong>, mediante la revisione e l’aggiornamento del Sistema procedurale di Security, del sistema procedurale di Salute e sicurezza, del Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (D. Lgs. 231/01) e mediante l’applicazione di un efficace piano per la Formazione e l’informazione del Personale.</p>
<p>Il Sistema di Gestione si conclude con l<strong>’ultima fase, la terza</strong>, riguardante espressamente <strong>il monitoraggio:</strong> viene attuata un’attività di verifica e controllo della solidità del Sistema di Gestione con una fase di reporting al management competente delle non conformità.</p>
<p>Per riassumere quanto sopra, ci può venire in aiuto la ben più nota <em>risk-based thinking</em> dei Sistemi di Qualità, che perseguono controllo e miglioramento dei processi mediante il ciclo “Plan &#8211; do, &#8211; check, &#8211; act.”: una volta preso in considerazione il rischio, si pianificano gli interventi, si attuano, li si controllano ed eventualmente si aggiornano.</p>
<p>Diviene di fondamentale importanza, nella costituzione di un Sistema di Gestione, che lo stesso sia integrato completamente nella compliance aziendale, ma soprattutto che favorisca <strong>un approccio di tipo olistico</strong>, che tenga quindi presente della <strong>globalità dei rischi</strong> cui l’azienda è esposta oppure potrebbe esserlo, come ad esempio catastrofi naturali o situazioni emergenziali e proprio per questo non prevedibili e difficilmente controllabili.</p>
<p>Possiamo dunque asserire che <strong>la security costituisca un elemento portante di un sistema organizzativo aziendale</strong> integrato ed efficiente, ma è bene ricordare che, al centro di questo complicato meccanismo, c’è pur sempre l’essere umano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per maggiori informazioni, <strong>guarda il video</strong></p>
<p><iframe title="Nella Security è fondamentale costruire un vero e proprio sistema di gestione come nella Safety" width="800" height="450" src="https://www.youtube.com/embed/rTnU1o27ExA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un saluto</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vistraqhse.it/security-management-system/">Perché costruire un Security Management System</a> proviene da <a href="https://www.vistraqhse.it">Vistra Srl</a>.</p>
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		<title>Quali sono le differenze tra Safety e Security?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lior Kneazir]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jun 2021 07:44:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Strumenti per la sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[QHSE]]></category>
		<category><![CDATA[safety]]></category>
		<category><![CDATA[security]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Vistra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sicurezza come un diritto e dovere anche in ambito non lavorativo; nella fattispecie sulle piste da sci. Ad oggi solo un miraggio?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vistraqhse.it/quali-sono-le-differenze-tra-safety-e-security/">Quali sono le differenze tra Safety e Security?</a> proviene da <a href="https://www.vistraqhse.it">Vistra Srl</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Possiamo dire con chiarezza che </span><strong><i>safety</i></strong><span style="font-weight: 400;"> e </span><strong><i>security</i></strong><span style="font-weight: 400;"> sono due facce della stessa medaglia. Per anni la dicotomia tra </span><i><span style="font-weight: 400;">safety</span></i><span style="font-weight: 400;"> e </span><i><span style="font-weight: 400;">security</span></i><span style="font-weight: 400;"> ha diviso gli addetti ai lavori e giuslavoristi ritenendo che il <strong>Testo Unico in materia di Sicurezza sul Lavoro</strong> (TUSL) si concentri prettamente su aspetti di safety piuttosto che nell’ambito della security, applicando una distinzione di fatto tra le due realtà, che, alla base, risultano differenti per definizione. Questo approccio non può trovarci concordi in quanto l’Art. 28 comma 1 del D.lgs 81/08 inerente l’Oggetto della valutazione dei rischi, gli artt. 36-37 riguardanti l’informazione e la formazione dei lavoratori, fanno riferimento esplicito a tutte le fattispecie di rischio a cui gli stessi possono essere soggetti, inserendo automaticamente </span><i><span style="font-weight: 400;">in toto</span></i><span style="font-weight: 400;"> anche gli aspetti concernenti la security; ne deriva quindi che tutti gli aspetti critici della security debbano essere considerati unitamente alla safety.</span></p>
<h2>La sentenza del GUP</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">La parola fine a questo dibattito viene posta in essere definitivamente dalla <strong>sentenza</strong> riguardante i vertici di un’azienda italiana, per la quale lavoravano i quattro tecnici sequestrati nel 2015 in Libia e due dei quali barbaramente uccisi. Tra i vari capi di imputazione, il giudice ha disposto anche una <strong>sanzione pecuniaria</strong> alla società legata alla legge 231/01 in tema di responsabilità degli enti per aver omesso di predisporre il<strong> Documento di Valutazione dei Rischi</strong> relativo all’attività  dei suoi lavoratori svolta all’estero. «Il rapimento – secondo il PM responsabile dell’indagine della procura di Roma – poteva essere evitato se la società avesse attuato le misure di sicurezza previste per chi lavora in quell’area. Per questo i manager sono stati condannati per il reato di “cooperazione colposa nel delitto doloso”. La <strong>sentenza del GUP</strong> rappresenta la prima condanna, in Italia, per un’azienda che non ha saputo garantire la sicurezza dei propri dipendenti». Diventa quindi di fondamentale importanza</span> <span style="font-weight: 400;">chiarire che il <strong>datore di lavoro ha l’obbligo</strong> non delegabile <strong>di tutelare la sicurezza dei propri lavoratori</strong> ovunque essi operino e non viene fatta distinzione alcuna tra safety e security. La <strong>distinzione</strong>, quindi, tra le due fattispecie non si ha su base Normativa o sul campo delle Responsabilità, ma si ha bensì <strong>nel merito</strong>, pur essendo entrambe legate in modo indissolubile. </span></p>
<h2>Safety vs Security</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Nello specifico, la <strong>safety</strong> pone quale obiettivo la <strong>tutela dei lavoratori</strong> per tutte le fattispecie di rischio che possono minacciare la <strong>salute</strong> degli stessi quali virus o malattie</span> <span style="font-weight: 400;">oppure la possibilità concreta che si verifichino degli incidenti derivanti dallo svolgimento della propria mansione lavorativa, quali ad esempio cadute dall’alto, infortuni derivanti da rischi meccanici, dall’esposizione a sostanze chimiche pericolose, elettrocuzione, scivolamenti, cadute a livello; in definitiva tutti quei rischi che possono minacciare la salute dei lavoratori. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La <strong>security</strong>, diversamente, ha un approccio alla tematica globale, in quanto tratta ad esempio <strong>rischi derivanti da attività criminose</strong> quali furti, rapine, rapimenti, aggressioni e i cosiddetti </span><i><span style="font-weight: 400;">situational crime</span></i><span style="font-weight: 400;">, oppure rischi di natura geopolitica quali tumulti sociali nell’area di riferimento dei lavoratori, il terrorismo internazionale che molte volte ha colpito strutture ricettive, ristoranti, metropolitane, le code al check-in in aeroporto, tutti siti di forte esposizione per i lavoratori, indipendentemente dall’area geografica in cui si trovino a dover operare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Possiamo ritenere quindi che ci sia un raccordo indissolubile tra safety e security, che, con un approccio olistico, ci riporta a un concetto di sicurezza a tutto tondo, che ci impone una visione collettiva, complessiva e predittiva delle minacce. L’obiettivo finale è di <strong>rendere le organizzazioni meno vulnerabili</strong> e orientate a soluzioni preventive, che contemplino un allineamento strategico alla sicurezza per tutte le attività, condizione necessaria per la continuità operativa delle aziende in un mercato globale che ha visto cambiare il mondo, le aziende stesse e di conseguenza anche il concetto di sicurezza.</span>[/vc_column_text][stm_spacing][stm_spacing][vc_column_text]<b>Vistra</b> è in grado di supportare le aziende italiane in tutto il mondo per le problematiche di Qualità, Sicurezza sul Lavoro ed Ambiente.</p>
<p>Se vuoi approfondire l&#8217;argomento, <strong>guarda il video.</strong></p>
<p><iframe title="Qual è la differenza tra Safety e Security?" width="800" height="450" src="https://www.youtube.com/embed/QMWIIbE9x6U?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Come per la Safety, esistono Sistemi di Gestione anche per la Security?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lior Kneazir]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2021 15:50:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[QHSE Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[safety]]></category>
		<category><![CDATA[security]]></category>
		<category><![CDATA[Sistema di gestione]]></category>
		<category><![CDATA[Vistra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sicurezza come un diritto e dovere anche in ambito non lavorativo; nella fattispecie sulle piste da sci. Ad oggi solo un miraggio?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vistraqhse.it/come-safety-sistema-gestione-security/">Come per la Safety, esistono Sistemi di Gestione anche per la Security?</a> proviene da <a href="https://www.vistraqhse.it">Vistra Srl</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="6402" class="elementor elementor-6402" data-elementor-post-type="post">
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									<p>Garantire la <strong>protezione</strong> del <strong>personale</strong> aziendale e delle <strong>facilities</strong>, <strong>pianificare</strong> soggiorni e spostamenti <strong>sicuri</strong> anche all’estero e gestire eventuali <strong>emergenze</strong> operative che mettono a dura prova la <strong>continuità</strong> <strong>operativa</strong> del <strong>business</strong> aziendale sono attività che rappresentano ad oggi una <strong>priorità</strong> <strong>strategica</strong> per il <strong>Management</strong> di qualsiasi operatore economico.</p><p>Proprio per queste motivazioni la <strong>Security</strong>, in generale, e la <strong>Travel</strong> <strong>security</strong>, nello specifico, devono essere viste come <strong>“performance”</strong> a sé dei <strong>processi</strong> e delle <strong>strutture</strong> <strong>organizzative</strong>, ovvero essere intese come la capacità di garantire la <strong>sicurezza</strong> e la <strong>continuità</strong> <strong>operativa</strong> delle attività aziendali.</p><p>Partendo dal principio acquisito, che le <strong>persone</strong> costituiscono il principale <strong>asset</strong> <strong>aziendale</strong>, è ovvio che il dovere di proteggerle non nasce solo da motivi di carattere etico-morale, ma anche da motivi riconducibili al <strong>business</strong>. <strong>L’azienda</strong>, quindi, deve <strong>tutelarsi</strong> dotandosi di un efficace strumento di <strong>governance</strong> per la <strong>Security</strong>.</p><p>La stragrande maggioranza degli <strong>operatori</strong> <strong>economici</strong> e delle <strong>aziende</strong> sono oggi esposti a minacce di natura <strong>dolosa</strong> o <strong>accidentale</strong>, potenzialmente in grado di colpire i <strong>processi</strong> <strong>produttivi</strong>, il <strong>capitale</strong> <strong>umano</strong> e gli <strong>asset</strong> <strong>materiali</strong> e quindi in grado di mettere seriamente a repentaglio la cosiddetta <strong>business</strong> <strong>continuity</strong>.</p><h4>La responsabilità del Management di proteggere le persone e il patrimonio</h4><p>Sebbene si tratti di eventi difficili da prevedere, sul <strong>management</strong> grava comunque la <strong>responsabilità</strong> <strong>giuridica</strong> di proteggere le proprie <strong>persone</strong> e il proprio <strong>patrimonio</strong>.</p><p>Questa <strong>responsabilità</strong> può essere ricondotta a <strong>obblighi Normativi</strong> riconosciuti <strong>dall’Art. 2087 del C.C.</strong> dove <em>“l’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”</em>; dal <strong>D.lgs 81/08</strong> che impone al <strong>Datore di lavoro</strong> – quale obbligo esclusivo e soprattutto non delegabile &#8211; l’attività di <strong>valutazione</strong> di tutti i <strong>rischi</strong> cui potrebbero essere soggetti i <strong>lavoratori</strong> ovunque essi operino; dal <strong>D.lgs n.231/01</strong>, che ha introdotto il concetto di <strong>responsabilità</strong> per le <strong>persone</strong> <strong>giuridiche</strong>, <strong>società</strong> o <strong>associazioni</strong> per i <strong>reati</strong> specificatamente previsti da esso e commessi a proprio vantaggio o nel proprio interesse, anche all’estero (principio che rientra pienamente nella <strong>travel</strong> <strong>security</strong>); ed infine il <strong>Duty</strong> <strong>of Care</strong>, quale obbligo che comporta la necessità di dotarsi di un complesso di <strong>processi</strong> e <strong>procedure</strong> utili a <strong>prevenire</strong> e <strong>gestire</strong> eventuali situazioni critiche.</p><h4>Il Sistema di Gestione della Security</h4><p>Un <strong>Sistema di Gestione della Security</strong> ha l’obiettivo di <strong>identificare</strong>, <strong>valutare</strong> e <strong>gestire</strong>, attraverso adeguate azioni di prevenzione e mitigazione da parte del <strong>Datore di Lavoro</strong>, i rischi per la <strong>security</strong>, di tutelare la <strong>protezione</strong> delle <strong>persone</strong> da qualsiasi minaccia di <strong>security</strong> e/o <strong>safety</strong>, derivante anche da comportamenti <strong>criminosi</strong> di terzi che potrebbero provocare <strong>danni</strong> diretti o indiretti alla <strong>Società</strong> e, infine, <strong>minimizzare</strong> eventuali <strong>responsabilità</strong> del <strong>Datore</strong> di <strong>Lavoro</strong> derivanti dal verificarsi dei <strong>rischi</strong> di <strong>security</strong> e/o <strong>safety</strong>.</p><p>Sulla base di quanto citato, diviene quindi di fondamentale importanza un approccio <strong>metodologico</strong> per la <strong>definizione</strong>, <strong>l’implementazione</strong> e il <strong>monitoraggio</strong> di un <strong>Sistema</strong> atto alla <strong>gestione</strong> della <strong>Security</strong>.</p><h4>Le fasi del Sistema di Gestione della Security</h4><p><strong>Il Sistema di Gestione della Security</strong> si compone essenzialmente di <strong>tre</strong> <strong>fasi</strong>: la prima di <strong>analisi</strong> e <strong>verifica</strong>, la seconda di <strong>implementazione</strong> ed infine la terza di <strong>monitoraggio</strong>.</p><p><strong>La prima fase</strong>, sicuramente la più delicata, si pone <strong>l’obiettivo</strong> <strong>d’identificazione</strong> dei <strong>rischi</strong> tenendo presente vari aspetti, quali la <strong>natura</strong> dell’attività da svolgere (magari all’estero) e la <strong>sede</strong> in cui svolgere <strong>l’attività</strong> <strong>lavorativa</strong>. Successivamente, viene effettuato un <strong>risk assessment</strong> e <strong>gap analysis</strong>, volto a individuare le misure di mitigazione del <strong>rischio</strong>, alla verifica dell’idoneità del <strong>sistema</strong> procedurale (policies and procedures) a prevenire i <strong>rischi</strong> e infine l’individuazione delle <strong>azioni</strong> di <strong>miglioramento</strong> volte al superamento dei <strong>gap</strong> rilevati.</p><p>La prima fase si conclude con un <strong>Action</strong> <strong>Plan</strong> che consiste nella definizione di un <strong>piano</strong> di <strong>implementazione</strong> riportante, per ciascun <strong>gap</strong> rilevato, <strong>l’azione</strong> di <strong>miglioramento</strong> da implementare, la <strong>funzione</strong> <strong>aziendale</strong> competente e le <strong>tempistiche</strong> di realizzazione.</p><p><strong>La seconda fase</strong> riguarda essenzialmente <strong>l’implementazione</strong> delle attività di <strong>security</strong>, mediante la revisione e l’aggiornamento del <strong>Sistema</strong> <strong>procedurale</strong> <strong>di</strong> <strong>Security</strong>, del <strong>Sistema</strong> <strong>procedurale</strong> di <strong>Salute</strong> e <strong>sicurezza</strong>, del <strong>Modello</strong> di <strong>Organizzazione</strong>, <strong>Gestione</strong> e <strong>Controllo</strong> (D. Lgs. 231/01) e mediante l’applicazione di un efficace piano per la <strong>formazione</strong> e <strong>l’informazione</strong> del <strong>Personale</strong>.</p><p><strong>Il Sistema di Gestione</strong> si conclude con <strong>l’ultima</strong> <strong>fase</strong>, la <strong>terza</strong>, riguardante espressamente il <strong>monitoraggio</strong>: viene attuata un’attività di <strong>verifica</strong> e <strong>controllo</strong> della solidità del <strong>Sistema</strong> di <strong>Gestione</strong> con una fase di <strong>reporting</strong> al <strong>management</strong> competente delle non conformità.</p><p>Per riassumere quanto sopra, ci può venire in aiuto la ben più nota <strong>risk-based thinking</strong> dei <strong>Sistemi</strong> <strong>di</strong> <strong>Qualità</strong>, che perseguono <strong>controllo</strong> e <strong>miglioramento</strong> dei <strong>processi</strong> mediante il <strong>ciclo “Plan &#8211; do, &#8211; check, &#8211; act.”</strong>: una volta preso in considerazione il <strong>rischio</strong>, si pianificano gli <strong>interventi</strong>, si <strong>attuano</strong>, li si <strong>controllano</strong> ed eventualmente si <strong>aggiornano</strong>.</p><h4>L’integrazione del Sistema di Gestione</h4><p>Diviene di fondamentale importanza, nella costituzione di un <strong>Sistema</strong> di <strong>Gestione</strong>, che lo stesso sia <strong>integrato</strong> completamente nella <strong>compliance</strong> <strong>aziendale</strong>, ma soprattutto che favorisca un approccio di tipo <strong>olistico</strong>, che tenga quindi presente della <strong>globalità</strong> dei <strong>rischi</strong> cui l’azienda è esposta oppure potrebbe esserlo, come ad esempio catastrofi naturali o situazioni emergenziali e proprio per questo <strong>non prevedibili</strong> e difficilmente controllabili.</p><p>L’emergenza pandemica che stiamo vivendo tutt’ora ci insegna una cosa molto importante<strong>: non possiamo mai permetterci di banalizzare un rischio</strong>.</p><p><b>Vistra</b> è in grado di supportare le aziende italiane in tutto il mondo per le problematiche di Qualità, Sicurezza sul Lavoro ed Ambiente.</p><p>Se vuoi approfondire l&#8217;argomento, <strong>guarda il video.</strong></p>								</div>
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