La valutazione del rischio criminoso

Attentati terroristici, aggressioni, rapine, situational crime: tu hai valutato il rischio criminoso per i tuoi lavoratori?

Per lunghi anni, i professionisti della safety aziendale e i Responsabili del servizio prevenzione e protezione hanno concentrato la loro attenzione nell’elaborazione del documento di valutazione dei rischi quasi esclusivamente su aspetti assai più legati alla sicurezza antinfortunistica – safety dei lavoratori coinvolti – rispetto alla loro protezione da attacchi criminosi.

Il D.Lgs. 81/2008 ha messo in evidenza che il rischio criminoso fanno parte integrante dello scenario di rischi per i quali occorre sviluppare un’appropriata analisi e mettere a punto misure di prevenzione e mitigazione. Diviene necessario ad oggi porsi l’obiettivo di allargare il campo di operatività della safety aziendale, aprendo anche ai rischi derivanti  dagli aspetti di security, in virtù degli obblighi Normativi in capo alle aziende ed alla luce degli scenari attuali, che sono in grado di impattare anche in modo importante sulla sicurezza sia aziendale, sia degli operatori che magari si trovano a dover svolgere la propria attività anche all’estero.

Per anni la dicotomia tra safety e security ha diviso gli addetti ai lavori e giuslavoristi ritenendo che il Testo Unico in materia di Sicurezza sul Lavoro (TUSL) si concentri prettamente su aspetti di safety piuttosto che nell’ambito della security, applicando una distinzione di fatto tra le due realtà, che, alla base, risultano differenti per definizione.

Questo approccio non può trovarci concordi in quanto l’Art. 28 comma 1 del D.lgs 81/08 inerente l’Oggetto della valutazione dei rischi, gli artt. 36-37 riguardanti l’informazione e la formazione dei lavoratori, fanno riferimento esplicito a tutte le fattispecie di rischio a cui gli stessi possono essere soggetti, inserendo automaticamente in toto anche gli aspetti concernenti la security; ne deriva quindi che tutti gli aspetti critici della security debbano essere considerati unitamente alla safety.

Valutazione del Rischio Criminoso

Il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) deve riportare al proprio interno tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli collegati allo stress lavoro-correlato, quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, ai DMS, quelli connessi alle differenze di genere, all’età, alla provenienza da altri Paesi e alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione di lavoro.

Costituisce la base di pianificazione del sistema di gestione per la sicurezza e la salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro, dev’essere quindi necessariamente elaborato in modo da garantirne la completezza e l’aderenza alle fattispecie di rischio a cui potrebbero essere esposti i prestatori di lavoro: uno strumento di primaria importanza per la  pianificazione degli interventi di prevenzione e protezione.

I casi di specie, in materia sono numerosi, ad esempio una aggressione fisica o verbale perpetrata nei confronti di un operatore di front office, una rapina all’interno di un esercizio commerciale, la ricezione in azienda di una telefonata minacciosa a sfondo terroristico, la possibilità che all’interno di una struttura sanitaria si possano verificare aggressioni verbali oppure fisiche (come purtroppo molto spesso accade), l’eventualità che un nostro commerciale possa essere oggetto delle attenzioni della micro criminalità endemica e, perché no, ad azioni di carattere criminale a scopo estorsivo (un sequestro) durante un viaggio di lavoro, infine, la possibilità di essere coinvolti in un attentato terroristico.

Trattando questo argomento, i fatti di cronaca ci riportano a quanto avvenne nel settembre del 2019 a Pontedera, cittadina situata nel “piano pisano”: viene recapitata ad una azienda della logistica una lettera, contenente delle minacce con esplicito riferimento all’antrace.

L’utilizzo dell’antrace nella corrispondenza evoca quanto avvenne nel lontano 2001 negli Stati Uniti, quando si verificarono numerosi attacchi (i cosiddetti “Amerithrax”), perpetrati nei confronti di testate giornalistiche e figure di spicco della politica statunitense, mediante l’invio di corrispondenza contenente spore di antrace, attentati che causarono la morte di 5 persone.

Tornando al caso di specie, vista la gravità delle minacce e soprattutto il riferimento all’antrace, vennero effettuati degli accertamenti volti a capire se le tracce di polvere presenti nella lettera potevano costituire un rischio serio per i 2 lavoratori coinvolti, i quali avevano maneggiato inconsapevolmente la corrispondenza incriminata.

Fortunatamente tutto si concluse con un nulla di fatto, nello sgomento totale del Datore di lavoro che non riuscì a capacitarsi della motivazione scatenate di un simile gesto ostile nei confronti della propria azienda.

Alla luce di quanto sopra, possiamo quindi considerare i rischi derivanti da eventi criminosi, dei rischi per i nostri lavoratori? Assolutamente sì, pur non essendo gli stessi dei rischi endemici della nostra attività lavorativa, possono concretizzarsi per motivazioni che non afferiscano direttamente alla sfera mansionale dei nostri lavoratori, quindi, valutiamoli!

Per maggiori informazioni, guarda il video

 

 

Un saluto



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Autore: Federico Olivo
Laureato in ingegneria Gestionale, ha maturato la sua esperienza per la qualità nel settore militare. Tra i fondatori di Vistra nel 2000 è oggi Presidente della società. In oltre 20 anni di operatività nel settore della Qualità ha lavorato in Italia ed all’estero per aziende di ogni dimensione ed in molteplici settori. Con una grande esperienza nella mappatura dei processi tiene lezioni in Master e corsi universitari, co-autore del libro “la guida del sole 24 ore alla Qualità” edito dal Sole24ore.

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