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	<title>sicurezza Archivi - Vistra Srl</title>
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		<title>Risorse umane e sicurezza: Affrontare le sfide nella gestione del personale in ambienti complessi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Pedna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Feb 2025 13:36:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Antonio Pedna &#124; architetto, consulente per l’innovazione in qualità, sicurezza e ambiente &#124; Socio AIAS &#124; TechIOSH &#124; AIEMA &#124; AICW La gestione delle risorse umane in ambienti complessi rappresenta una sfida per le organizzazioni che operano in ambiti caratterizzati da elevati rischi operativi, come cantieri industriali, impianti chimici o settori logistici su larga scala. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #808080;"><em>Antonio Pedna | architetto, consulente per l’innovazione in qualità, sicurezza e ambiente | Socio AIAS | TechIOSH | AIEMA | AICW</em></span></p>
<p style="text-align: justify;">La gestione delle risorse umane in ambienti complessi rappresenta una sfida per le organizzazioni che operano in ambiti caratterizzati da elevati rischi operativi, come cantieri industriali, impianti chimici o settori logistici su larga scala. In questi scenari, la sicurezza sul lavoro è un elemento fondamentale per garantire la continuità operativa e il benessere del personale, oltre che un obbligo morale e normativo. L’intersezione tra risorse umane e sicurezza evidenzia la necessità di un approccio integrato che metta al centro le persone, riconoscendole come attori determinanti per il successo delle strategie di prevenzione. In un mondo in cui la complessità operativa aumenta con l’introduzione di nuove tecnologie, la capacità di gestire in modo efficace il capitale umano diventa un fattore rilevante per il raggiungimento degli obiettivi aziendali.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Sfide nella gestione del personale in ambienti complessi</h4>
<p style="text-align: justify;">La gestione del personale in ambienti complessi comporta sfide significative che richiedono un approccio sistematico. Garantire la sicurezza in questi contesti è una difficoltà primaria, poiché i rischi operativi, come incidenti, esposizione a sostanze pericolose o condizioni ambientali estreme, devono essere anticipati e gestiti attentamente. Le procedure devono essere flessibili e aggiornate costantemente per rispondere alle variabili dinamiche di tali ambienti.</p>
<p style="text-align: justify;">Le competenze e le qualifiche richieste al personale rappresentano un’altra sfida rilevante. Gli ambienti complessi necessitano di abilita tecniche e conoscenze specialistiche, ma la disponibilità di professionisti qualificati non sempre soddisfa le esigenze operative. Inoltre, l’introduzione di nuove tecnologie impone un aggiornamento continuo delle competenze, rendendo la formazione un elemento essenziale per mantenere alti standard di sicurezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Parallelamente, questi contesti sono spesso associati a condizioni di lavoro stressanti, ritmi intensi e una difficile conciliazione tra vita privata e professionale. Tutti fattori che contribuiscono a un turnover elevato, che compromette la stabilità e la continuità operativa. Per affrontare questa sfida è necessario adottare strategie che migliorino il benessere del personale, garantendo incentivi adeguati e supporto psicologico.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Formazione e sviluppo delle competenze</h4>
<p style="text-align: justify;">In ambienti complessi e ad alto rischio, la formazione riveste un ruolo centrale nella prevenzione degli incidenti e nella gestione efficace delle operazioni. Non si limita alla trasmissione di nozioni teoriche, ma mira all’acquisizione di abilità pratiche per affrontare situazioni impreviste e garantire il rispetto degli standard di sicurezza. La progettazione di programmi formativi mirati richiede un’analisi accurata dei bisogni specifici legati alle mansioni e ai contesti operativi. L’aggiornamento continuo delle competenze è imprescindibile.</p>
<p style="text-align: justify;">L’evoluzione delle tecnologie, l’introduzione di nuovi processi e l’emergere di rischi inediti impongono una formazione regolare, che prepari i lavoratori alle sfide future. Questo approccio proattivo consente di migliorare l’efficacia operativa e di creare una forza lavoro resiliente.</p>
<p style="text-align: justify;">Le tecnologie innovative, come simulazioni, realtà virtuale e aumentata, offrono opportunità per creare esperienze immersive che facilitano l’apprendimento dei concetti di sicurezza. Questi strumenti sono particolarmente utili per addestrare il personale in situazioni difficili da replicare, come emergenze o scenari complessi. Investire nella formazione e nello sviluppo delle competenze è una strategia fondamentale per garantire sicurezza ed efficienza. Un personale adeguatamente formato riduce il rischio di incidenti e rafforza la cultura aziendale della sicurezza, promuovendo comportamenti responsabili e consapevolezza.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Integrazione tra sistemi HR e HSE</h4>
<p style="text-align: justify;">L’integrazione tra sistemi di gestione delle risorse umane e salute, sicurezza e ambiente è strategica per affrontare in modo coordinato le sfide della sicurezza. La collaborazione tra questi due ambiti consente di sviluppare processi condivisi che migliorano la gestione delle competenze, il monitoraggio delle prestazioni e l’implementazione delle politiche di sicurezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Strumenti digitali integrati facilitano la raccolta e l’analisi dei dati relativi a formazione, incidenti e valutazioni del rischio, offrendo una visione completa delle interazioni tra personale e fattori di rischio. Ciò permette di identificare tempestivamente lacune nelle competenze o problematiche ricorrenti, adottando misure correttive mirate. Il monitoraggio delle prestazioni attraverso indicatori chiave di performance condivisi è centrale.</p>
<p style="text-align: justify;">I KPI, come la frequenza degli incidenti o la partecipazione ai programmi di formazione, consentono di valutare l’efficacia delle strategie e di identificare aree di miglioramento. L’utilizzo di metriche comuni rafforza il coordinamento tra le funzioni aziendali.</p>
<p style="text-align: justify;">Promuovere la collaborazione tra professionisti HR e HSE contribuisce a creare una cultura aziendale orientata alla sicurezza e al benessere. Un approccio integrato rappresenta una risorsa essenziale per garantire un ambiente di lavoro sicuro, produttivo e sostenibile.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Soluzioni pratiche per migliorare la sicurezza</h4>
<p style="text-align: justify;">Affrontare le sfide legate alla sicurezza richiede l’adozione di soluzioni che combinino innovazione e buone pratiche. Queste strategie devono promuovere una gestione efficace del rischio, maggiore consapevolezza dei lavoratori e una cultura aziendale orientata alla prevenzione. Lo sviluppo di programmi formativi specifici è essenziale per rispondere alle esigenze dell’organizzazione. Formazioni interattive, come simulazioni o scenari basati su casi reali, preparano il personale a gestire emergenze e rischi specifici. L’implementazione di sistemi di gestione della sicurezza personalizzati, con politiche chiare e strumenti di monitoraggio, consente di migliorare il controllo operativo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’utilizzo di tecnologie avanzate, come sensori IoT e software per la gestione integrata, permette di identificare problemi in tempo reale. Parallelamente, promuovere una cultura della sicurezza attraverso campagne di sensibilizzazione e il coinvolgimento attivo dei lavoratori riduce gli incidenti e aumenta la responsabilità collettiva. Le aziende che adottano queste soluzioni dimostrano come formazione, tecnologie e cultura della prevenzione possano migliorare la sicurezza e garantire sostenibilità operativa.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste sfide richiedono un approccio strategico che affronti le sfide della sicurezza e valorizzi il personale. Una collaborazione interdisciplinare è fondamentale per affrontare la complessità operativa e sviluppare soluzioni innovative. Questo approccio olistico promuove una sicurezza condivisa, trasformando le risorse umane in un elemento strategico per la sostenibilità aziendale e la crescita futura.</p>
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		<title>Sicurezza nei cantieri di costruzione: una guida ai rischi nei diversi ambienti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Pedna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jan 2025 13:40:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Strumenti per la sicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Antonio Pedna, TechIOSH, AIEMA, AICW, architetto, consulente di direzione esperto in sostenibilità, qualità, sicurezza e ambiente Nel settore delle costruzioni, la sicurezza è critica e complessa, richiedendo attenzione costante e un approccio personalizzato per ogni progetto. I cantieri sono ambienti dinamici con attività intense e molti lavoratori, attrezzature e materiali. Questa complessità comporta rischi che, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #808080;"><em>Antonio Pedna, TechIOSH, AIEMA, AICW, architetto, consulente di direzione esperto in sostenibilità, qualità, sicurezza e ambiente</em></span></p>
<p style="text-align: justify;">Nel settore delle costruzioni, la sicurezza è critica e complessa, richiedendo attenzione costante e un approccio personalizzato per ogni progetto. I cantieri sono ambienti dinamici con attività intense e molti lavoratori, attrezzature e materiali. Questa complessità comporta rischi che, se non gestiti adeguatamente, possono causare gravi incidenti con conseguenze umane ed economiche.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Grandi scale, grandi rischi</h4>
<p style="text-align: justify;">La costruzione di nuove infrastrutture rappresenta una delle sfide più complesse nel settore edile, coinvolgendo progetti su larga scala come ponti, strade e aeroporti. Questi lavori richiedono l&#8217;uso di macchinari pesanti e tecniche avanzate, rendendo la sicurezza una priorità fondamentale. Un rischio significativo è rappresentato dagli incidenti con macchinari pesanti, come gru ed escavatori. È essenziale che gli operatori ricevano una formazione adeguata e siano costantemente monitorati da supervisori esperti.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, è fondamentale definire zone di sicurezza per prevenire accessi non autorizzati. I lavori in quota comportano il rischio di cadute, una delle principali cause di incidenti nei cantieri. È necessario adottare sistemi di protezione come imbracature e parapetti, e garantire che le superfici di lavoro siano stabili. La formazione continua sui protocolli di sicurezza e l&#8217;uso corretto degli equipaggiamenti di protezione personale sono essenziali per ridurre gli incidenti. La gestione del traffico nei cantieri, soprattutto in aree urbane, è una sfida critica. Piani dettagliati di gestione del traffico, con segnaletica chiara e percorsi alternativi, sono fondamentali per la sicurezza di lavoratori e cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, la gestione dei componenti della costruzione, in calcestruzzo e acciaio, richiede pianificazione e dispositivi di sollevamento adeguati per prevenire infortuni durante la movimentazione. È importante che vengano stoccati in sicurezza e che i percorsi di trasporto siano pianificati per evitare cadute o rovesciamenti.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Vecchie strutture, nuovi dilemmi</h4>
<p style="text-align: justify;">La ristrutturazione di edifici esistenti presenta sfide uniche, spesso coinvolgono edifici storici o strutture non progettate secondo standard moderni, aumentando la complessità e il rischio di incidenti. Una sfida chiave è la stabilità, poiché gli edifici vecchi possono avere problemi come crepe, fondamenta deboli e strutture deteriorate, che possono causare crolli.</p>
<p style="text-align: justify;">È fondamentale eseguire analisi strutturali approfondite e utilizzare tecniche non distruttive per valutare la resistenza dei materiali e individuare punti deboli prima di iniziare i lavori. Un altro rischio significativo è l&#8217;esposizione a materiali pericolosi come amianto e piombo, comuni negli edifici datati. L&#8217;amianto, in particolare, è pericoloso per la salute perché le sue fibre possono causare gravi malattie respiratorie.</p>
<p style="text-align: justify;">I lavoratori devono essere formati per gestire questi materiali in sicurezza, utilizzando dispositivi di protezione individuale e seguendo protocolli di rimozione certificati. Le ristrutturazioni spesso richiedono l&#8217;integrazione di impianti moderni in spazi esistenti, con lavori in spazi ristretti che aumentano il rischio di incidenti.</p>
<p style="text-align: justify;">È importante pianificare attentamente le fasi del lavoro, garantire strumenti adeguati e spazi sicuri per i lavoratori. La comunicazione all&#8217;interno del team è essenziale: poiché le ristrutturazioni sono meno prevedibili rispetto alle nuove costruzioni, tutti devono essere informati sulle modifiche del piano e sui rischi emergenti. Riunioni di sicurezza regolari e briefing giornalieri mantengono tutti allineati e consapevoli delle condizioni attuali del sito.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Manutenzioni industriali e l&#8217;invisibile pericoloso</h4>
<p style="text-align: justify;">La manutenzione industriale è una parte critica nel settore delle costruzioni, che coinvolge interventi su macchinari e impianti esistenti. Questi lavori sono particolarmente rischiosi, poiché spesso implicano l&#8217;interazione con macchine in funzione o l&#8217;accesso a componenti complessi in ambienti pericolosi. Per questo motivo, uno dei principali rischi è costituito dalle interferenze attrezzature in funzione e dagli infortuni elettrici, che possono avvenire durante la riparazione o la sostituzione degli impianti.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli shock elettrici possono essere fatali, rendendo necessaria una formazione specifica sui pericoli elettrici e l&#8217;applicazione di pratiche di lavoro sicure, come l&#8217;uso di dispositivi di protezione e la disconnessione delle fonti di alimentazione prima degli interventi. Il protocollo di lockout/tagout, che prevede la completa disattivazione delle macchine prima della manutenzione, è essenziale per prevenire accensioni accidentali, garantendo così la sicurezza degli operatori. La formazione su queste procedure deve essere continua e rigorosa per assicurare la comprensione e l&#8217;adesione alle pratiche corrette da parte di tutti i lavoratori.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, i lavoratori possono essere esposti a sostanze chimiche pericolose durante la manutenzione; quindi, devono essere consapevoli dei rischi associati e dotati di equipaggiamento protettivo adeguato, come maschere respiratorie e guanti resistenti agli agenti chimici. Le procedure per la loro gestione devono essere ben documentate e accessibili a tutto il personale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rischio di esplosioni o incendi è importante nei contesti industriali, specialmente in presenza di materiali infiammabili o di impianti operanti a temperature elevate. È necessario adottare misure di controllo rigorose, come sistemi di allarme antincendio, ventilazione efficace e manutenzione regolare delle apparecchiature, per prevenire fughe di gas o accumuli di sostanze infiammabili.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Fondamentale la cultura della sicurezza</h4>
<p style="text-align: justify;">Oltre all&#8217;adozione di tecnologie avanzate e procedure di sicurezza, è fondamentale promuovere una cultura della sicurezza nei cantieri di costruzione. Questo approccio coinvolge tutti i livelli dell&#8217;organizzazione, dalla direzione ai lavoratori, e si basa su valori e comportamenti che considerano la sicurezza una priorità. Una cultura della sicurezza efficace si basa sulla formazione continua dei lavoratori, che devono essere informati sia sulle procedure specifiche del loro lavoro che sui principi generali di sicurezza e sulle azioni da intraprendere in caso di emergenza.</p>
<p style="text-align: justify;">È importante che i lavoratori si sentano responsabilizzati e possano segnalare pericoli senza timore di ritorsioni e, per questo la comunicazione aperta e trasparente è fondamentale: i lavoratori devono essere incoraggiati a condividere preoccupazioni e suggerimenti per migliorare le pratiche di sicurezza. Riunioni regolari e feedback costruttivi contribuiscono a creare un ambiente dove la sicurezza è una responsabilità condivisa.</p>
<p style="text-align: justify;">La leadership ha un ruolo critico nella promozione della cultura della sicurezza. I dirigenti e i supervisori devono dare l&#8217;esempio, mostrando un impegno costante verso la sicurezza e fornendo le risorse necessarie per attuarla. Devono anche riconoscere e premiare i comportamenti sicuri, motivando i lavoratori a rispettare le norme di sicurezza. Infine, la valutazione continua delle pratiche di sicurezza e l&#8217;adozione di miglioramenti sono essenziali. Audit regolari, analisi degli incidenti e revisione delle procedure esistenti aiutano a identificare aree di miglioramento e a adattare le strategie di sicurezza alle nuove sfide e tecnologie.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Verso un ambiente di lavoro più sicuro</h4>
<p style="text-align: justify;">La sicurezza nei cantieri di costruzione è una responsabilità legale e morale, ma anche un investimento per il futuro del settore. Adottando un approccio proattivo nella gestione dei rischi, utilizzando nuove tecnologie e promuovendo una cultura della sicurezza, è possibile ridurre gli infortuni e migliorare l&#8217;efficienza dei progetti. Strategie di sicurezza adeguate per ogni tipo di cantiere sono fondamentali per ridurre i rischi e garantire il successo dei progetti senza incidenti. L&#8217;investimento in sicurezza protegge i lavoratori e aumenta l&#8217;efficienza e la redditività dei progetti di costruzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Con educazione, innovazione e impegno costante, il settore delle costruzioni può aspirare a un futuro con cantieri privi di incidenti. La sicurezza è un processo continuo che richiede il coinvolgimento di tutti i livelli dell&#8217;organizzazione per garantire cantieri sicuri e produttivi.</p>
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		<title>Comunicare successi in sicurezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Pedna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Aug 2024 12:52:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Strumenti per la sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Antonio Pedna, TechIOSH, AIEMA, AICW, architetto, consulente di direzione esperto in sostenibilità, qualità, sicurezza e ambiente La sicurezza sul lavoro è una priorità assoluta per qualsiasi organizzazione che mira a garantire il benessere dei propri dipendenti e la continuità operativa. Ma promuovere una cultura della sicurezza richiede più della semplice implementazione di procedure e norme: [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #808080;"><em>Antonio Pedna, TechIOSH, AIEMA, AICW, architetto, consulente di direzione esperto in sostenibilità, qualità, sicurezza e ambiente</em></span></p>
<p style="text-align: justify;">La sicurezza sul lavoro è una priorità assoluta per qualsiasi organizzazione che mira a garantire il benessere dei propri dipendenti e la continuità operativa. Ma promuovere una cultura della sicurezza richiede più della semplice implementazione di procedure e norme: è essenziale motivare il personale e coinvolgerlo attivamente. Gli HSE manager possono svolgere un ruolo fondamentale in questo processo attraverso la comunicazione positiva e la condivisione dei successi.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Perché è importante la comunicazione positiva</h4>
<p style="text-align: justify;">La comunicazione positiva è un potente strumento per promuovere la sicurezza sul lavoro. Spesso, questa viene percepita come un insieme di regole da seguire piuttosto che come un valore condiviso. Cambiare questa percezione è fondamentale, perché la comunicazione positiva aiuta a:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Aumentare la consapevolezza: quando i dipendenti vengono informati dei successi in termini di sicurezza, comprendono meglio l&#8217;importanza delle pratiche sicure.</li>
<li>Rafforzare il comportamento positivo: evidenziare comportamenti sicuri e risultati positivi incoraggia i dipendenti a continuare su quella strada.</li>
<li>Creare un ambiente di fiducia: una comunicazione aperta e positiva crea un clima di fiducia in cui i dipendenti si sentono valorizzati e supportati.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Perché la comunicazione positiva sia efficace, deve essere autentica, tempestiva e rilevante. Non si tratta solo di condividere buone notizie, ma di farlo in modo che abbia un impatto reale sul comportamento e sulla cultura aziendale.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Utilizzare strumenti di comunicazione efficaci</h4>
<p style="text-align: justify;">La scelta degli strumenti di comunicazione è fondamentale per assicurarsi che i messaggi di sicurezza raggiungano e influenzino tutti i dipendenti. Occorre considerare:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Newsletter e bollettini informativi: questi strumenti possono essere utilizzati per aggiornamenti regolari, con storie di successo, statistiche e consigli pratici.</li>
<li>Piattaforme digitali: utilizzare intranet aziendali, app mobili e social media interni per diffondere messaggi di sicurezza in modo rapido e capillare.</li>
<li>Riunioni e workshop: organizzare sessioni periodiche dove i dipendenti possono apprendere e discutere di sicurezza. Le riunioni possono essere utilizzate anche per celebrare i successi e premiare i comportamenti sicuri.</li>
<li>Bacheche e display visivi: posizionarli in aree comuni per mantenere la sicurezza al centro dell&#8217;attenzione quotidiana.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;efficacia degli strumenti di comunicazione dipende dalla loro capacità di raggiungere tutti i dipendenti e di mantenere alto l&#8217;interesse verso la sicurezza.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Evidenziare i successi e i risultati raggiunti</h4>
<p style="text-align: justify;">L’’elemento fondamentale della comunicazione positiva è la capacità di evidenziare e celebrare i successi, perché questo non solo motiva il personale, ma dimostra anche l&#8217;efficacia delle strategie adottate dall&#8217;organizzazione. Gli HSE manager possono farlo raccogliendo dati e storie che mostrino chiaramente come le pratiche di sicurezza hanno portato a risultati positivi, come la riduzione degli incidenti o il miglioramento delle condizioni di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">È importante condividere queste storie attraverso vari canali di comunicazione, come newsletter, riunioni aziendali e piattaforme digitali, assicurandosi che siano specifiche e dettagliate per essere credibili e ispiranti. Inoltre, visualizzare i risultati creando infografiche e report visivi che mostrino i progressi nel tempo può essere più efficace nel comunicare l&#8217;impatto delle iniziative di sicurezza rispetto ai soli dati numerici. Esempi concreti di come la sicurezza ha migliorato le operazioni aziendali possono trasformare la percezione della sicurezza da obbligo a opportunità.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Creare una cultura del riconoscimento</h4>
<p style="text-align: justify;">Il riconoscimento dei comportamenti sicuri è essenziale per mantenere alta la motivazione dei dipendenti. Gli HSE manager possono creare una cultura del riconoscimento coinvolgendo attivamente la leadership aziendale nel riconoscere i successi in sicurezza. Quando i dirigenti mostrano apprezzamento per gli sforzi dei dipendenti, si crea un effetto a cascata positivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, è importante implementare programmi di riconoscimento formali che premiano regolarmente i dipendenti per i loro contributi alla sicurezza, come premi mensili, certificati di apprezzamento o bonus. Anche i riconoscimenti informali, come semplici gesti di apprezzamento, ad esempio un ringraziamento pubblico durante una riunione, possono avere un grande impatto, a patto che siano sinceri e specifici. La creazione di una cultura del riconoscimento aiuta a mantenere alta la morale e a incentivare un comportamento sicuro e responsabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Il coinvolgimento attivo del personale è essenziale per il successo delle iniziative di sicurezza. I dipendenti devono sentirsi parte del processo e vedere come il loro contributo fa la differenza. Una cultura del riconoscimento promuove la partecipazione, incoraggiando i dipendenti a partecipare attivamente alle riunioni e ai comitati di sicurezza, aumentando così la consapevolezza e l&#8217;impegno.</p>
<p style="text-align: justify;">È fondamentale ascoltare e agire sui feedback, creando canali di comunicazione dove i dipendenti possano condividere idee e preoccupazioni riguardo alla sicurezza. I feedback devono essere presi in considerazione tempestivamente e le azioni conseguenti devono essere visibili. Coinvolgere i dipendenti nella risoluzione dei problemi di sicurezza porta a risultati più efficaci e a una maggiore accettazione delle misure adottate. Questo coinvolgimento attivo crea un senso di responsabilità condivisa e rafforza il loro impegno verso la sicurezza.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Monitoraggio e feedback continuo</h4>
<p style="text-align: justify;">Il monitoraggio continuo e il feedback sono essenziali per migliorare costantemente le pratiche di comunicazione e sicurezza. La comunicazione dei successi dovrebbe raccogliere feedback regolarmente, utilizzando sondaggi, interviste e discussioni per capire come i dipendenti percepiscono le comunicazioni di sicurezza e quali miglioramenti suggeriscono. È importante analizzare i dati di sicurezza, monitorando costantemente gli indicatori per valutare l&#8217;efficacia delle comunicazioni e delle iniziative adottate. Sulla base dei feedback e dei dati raccolti, è necessario adattare le strategie, apportando modifiche alle pratiche di comunicazione e sicurezza.</p>
<p style="text-align: justify;">La flessibilità è fondamentale per rispondere alle esigenze mutevoli dell&#8217;organizzazione e dei dipendenti. Inoltre, è fondamentale comunicare i progressi, informando regolarmente i dipendenti sui risultati ottenuti grazie ai loro contributi e alle iniziative di sicurezza, rafforzando così la motivazione e la percezione di efficacia. Un processo continuo di monitoraggio e feedback garantisce che le iniziative di sicurezza siano sempre rilevanti ed efficaci, mantenendo alto il livello di impegno e consapevolezza.</p>
<p style="text-align: justify;">La comunicazione positiva e la condivisione dei successi in sicurezza sono strategie potenti per motivare il personale e promuovere una cultura della sicurezza sul lavoro. Gli HSE manager hanno un ruolo fondamentale nel guidare queste iniziative, utilizzando strumenti di comunicazione efficaci, riconoscendo i comportamenti sicuri e coinvolgendo attivamente i dipendenti. Attraverso un monitoraggio continuo e un feedback costante, le organizzazioni possono assicurarsi che le loro pratiche di sicurezza rimangano sempre aggiornate e efficaci, contribuendo a creare un ambiente di lavoro sicuro e produttivo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vistraqhse.it/comunicare-successi-in-sicurezza/">Comunicare successi in sicurezza</a> proviene da <a href="https://www.vistraqhse.it">Vistra Srl</a>.</p>
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		<title>Il ruolo del preposto e la sospensione delle attività: linee guida e responsabilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Pedna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Feb 2024 07:53:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro di squadra]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Strumenti per la sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[preposto]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza sul lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ruolo del preposto e la sospensione delle attività: linee guida e responsabilità per Antonio Pedna, TechIOSH, AIEMA, AICW, architetto, consulente di direzione esperto in sostenibilità, qualità, sicurezza e ambiente Il ruolo di preposto non è necessario che venga assegnato formalmente come altri incarichi, ad esempio quello del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il ruolo del preposto e la sospensione delle attività: linee guida e responsabilità </strong>per <span style="color: #808080;"><em>Antonio Pedna, TechIOSH, AIEMA, AICW, architetto, consulente di direzione esperto in sostenibilità, qualità, sicurezza e ambiente</em></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il ruolo di preposto non è necessario che venga assegnato formalmente come altri incarichi, ad esempio quello del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione. Piuttosto, si tratta di una responsabilità che si acquisisce implicitamente quando un individuo è chiamato a sovrintendere e controllare l&#8217;attività di altre persone come parte della propria mansione lavorativa. In pratica, il preposto è colui che, all&#8217;interno di un contesto lavorativo, assume la responsabilità di guidare e vigilare sulle attività svolte dai suoi colleghi o sottoposti, garantendo il rispetto delle norme aziendali e delle procedure operative. Questa figura svolge un ruolo chiave nell&#8217;assicurare l&#8217;efficienza e la sicurezza delle operazioni quotidiane, contribuendo al benessere complessivo dell&#8217;organizzazione.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 14pt;">Scegliere il preposto: competenza e poteri</span></strong></h4>
<p style="text-align: justify;">La scelta del preposto all&#8217;interno di un&#8217;organizzazione rappresenta un passo critico, e la responsabilità della sua selezione ricade sul datore di lavoro o sul dirigente.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa decisione richiede un discernimento attento, basato sulla competenza dell&#8217;individuo preso in considerazione: la selezione del preposto dovrebbe essere guidata da una valutazione approfondita delle sue capacità, conoscenze e abilità, con particolare attenzione alla sua idoneità nel gestire e sovrintendere le attività dei colleghi o sottoposti. Un elemento chiave in questo processo decisionale è l&#8217;attribuzione dei poteri gerarchici adeguati alle responsabilità che la legge assegna a questa figura.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo significa che il preposto dovrebbe essere dotato di autorità sufficiente per esercitare in modo efficace le sue funzioni di controllo e supervisione, perché la corretta attribuzione di questi poteri contribuisce a garantire il rispetto delle normative aziendali e delle procedure operative, promuovendo un ambiente di lavoro conforme agli standard stabiliti. In sostanza, questa scelta non dovrebbe basarsi solo su criteri di anzianità o sulla volontà di rispondere ad un precetto normativo, ma piuttosto sulla sua idoneità a gestire con competenza le dinamiche del team e a garantire il rispetto delle normative.</p>
<p style="text-align: justify;">Un preposto ben selezionato svolge un ruolo fondamentale nell&#8217;assicurare la conformità alle regole aziendali e nel favorire un ambiente di lavoro efficiente e sicuro.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;attribuzione di poteri gerarchici adeguati è fondamentale nell&#8217;abilitare il preposto a esercitare in modo efficace il suo ruolo di controllo e supervisione, e si tratta di un’autorità che non si limita semplicemente alla capacità di impartire direttive e istruzioni, ma include anche la facoltà di prendere decisioni relative alle attività lavorative sotto la sua responsabilità. Questa larghezza di autorità consente al preposto di intervenire tempestivamente, adottando decisioni informate e coerenti con gli obiettivi aziendali.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua capacità di assumere responsabilità decisionali contribuisce in modo significativo al mantenimento di standard elevati di efficienza operativa; inoltre, favorisce la creazione di un ambiente di lavoro sicuro, in cui le attività sono condotte in conformità alle normative vigenti. La corretta assegnazione di poteri gerarchici non solo abilita il preposto nell&#8217;adempimento delle sue responsabilità, ma è anche un elemento chiave per garantire la coerenza, la sicurezza e l&#8217;efficacia delle operazioni nell&#8217;ambito aziendale.</p>
<p style="text-align: justify;">La normativa presuppone che il preposto abbia una conoscenza approfondita sia dei processi lavorativi che delle persone affidate alla sua supervisione: ci si aspetta che il preposto, consapevole della sicurezza sul luogo di lavoro, assegni attività potenzialmente pericolose solo a coloro che è certo che possano svolgerle in modo sicuro. In aggiunta, la legge impone al preposto l&#8217;obbligo di informare i suoi collaboratori sui pericoli potenziali che potrebbero incontrare durante le attività lavorative, e questo si traduce in un impegno a garantire una consapevolezza condivisa all&#8217;interno del team, in merito alle potenziali minacce e rischi sul luogo di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo modo, il preposto contribuisce attivamente a promuovere una cultura della sicurezza, prevenendo incidenti e garantendo la tutela della salute e dell&#8217;incolumità dei dipendenti.</p>
<p style="text-align: justify;">La competenza del preposto si deve estendere anche alla conoscenza delle condizioni di emergenza e alla capacità di gestirle efficacemente, perché questo rappresenta un aspetto fondamentale delle sue responsabilità. Questo ruolo deve essere in grado di riconoscere situazioni di emergenza e di adottare misure adeguate per affrontarle, contribuendo in modo significativo a garantire la sicurezza sul luogo di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">La legge sottolinea che il preposto non dovrebbe mai chiedere a nessun dipendente di esporsi gratuitamente a situazioni pericolose, perché la sua responsabilità primaria consiste nel preservare la sicurezza e il benessere dei lavoratori sotto la sua supervisione. In questo contesto, si impegna attivamente a promuovere un ambiente di lavoro che minimizzi i rischi e protegga la salute di tutti i dipendenti, sottolineando così la sua importanza nel mantenere uno standard elevato di sicurezza occupazionale.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 14pt;">Il ruolo chiave del preposto: garanzia di esecuzione e autonomia legale</span></strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Il preposto è più di una semplice figura gerarchica all&#8217;interno dell&#8217;azienda: la sua principale responsabilità consiste nell&#8217;assicurare, nei confronti della gerarchia aziendale, l&#8217;adeguata esecuzione delle direttive ricevute. La legge gli riconosce un&#8217;autonomia adeguata, consentendogli di intervenire prontamente ed efficacemente in caso di violazioni o situazioni che richiedano un intervento immediato.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo perché non è limitato ad essere un mero esecutore di ordini ma, al contrario, gli è richiesto di agire come garante della corretta implementazione delle direttive aziendali, implicando la capacità di prendere decisioni autonome per affrontare situazioni critiche, garantendo al contempo la conformità alle politiche e procedure stabilite.</p>
<p style="text-align: justify;">La legge, dunque, riconosce al preposto un ruolo attivo e responsabile nella gestione delle attività lavorative sotto la sua supervisione e gli conferisce l&#8217;autorità necessaria per preservare la sicurezza e l&#8217;integrità dell&#8217;ambiente di lavoro, sottolineando così la sua importanza nella promozione di un contesto lavorativo conforme agli standard.</p>
<p style="text-align: justify;">La legge stabilisce chiaramente che il datore di lavoro o il dirigente debbano individuare il preposto: benché non sia obbligatoria una nomina formale, questa è considerata un criterio di buona organizzazione che aggiunge chiarezza e definizione di ruolo. In alcuni contesti, questo riconoscimento può essere fisicamente manifestato attraverso l&#8217;uso di capi di abbigliamento caratteristici, cartellini o altri segni distintivi. Un esempio tangibile è rappresentato dai cantieri inglesi, dove l&#8217;elmetto nero (black hat) è il simbolo identificativo dei supervisori.</p>
<p style="text-align: justify;">Sebbene La definizione originale del preposto contenesse implicitamente le responsabilità legate alle direttive aziendali e alla gestione delle attività lavorative, di recente è stata oggetto di un ulteriore chiarimento, e la modifica ha sottolineato il suo obbligo di interrompere le attività e di comunicare immediatamente al superiore in caso di situazioni pericolose o atti compiuti dai lavoratori.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ruolo del preposto e la sospensione delle attività: linee guida e responsabilità<strong>. </strong>Questa specifica mira a rendere più esplicito il ruolo e le responsabilità del preposto nella promozione della sicurezza sul luogo di lavoro, evidenziando l’autorità di intervenire tempestivamente in situazioni di rischio o non conformità alle normative aziendali, con l&#8217;obiettivo di rendere le responsabilità del preposto ancora più chiare e inequivocabili, rafforzando così il suo ruolo nella sicurezza e nella gestione delle attività lavorative.</p>
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		<title>Errori umani sul lavoro: cause, prevenzione e gestione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Pedna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jan 2024 10:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[analisi incidenti]]></category>
		<category><![CDATA[audit]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
		<category><![CDATA[organizzazione e processi]]></category>
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		<category><![CDATA[Sicurezza sul lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Valutazione dei rischi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Errori umani sul lavoro: cause, prevenzione e gestione  per Antonio Pedna, TechIOSH, AIEMA, AICW, architetto, consulente di direzione esperto in sostenibilità, qualità, sicurezza e ambiente La sicurezza non è semplicemente una questione di normative, ma piuttosto una disciplina ancorata a solide basi teoriche. Ricercatori e tecnici si impegnano nell&#8217;analisi e nello sviluppo di sistemi che [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vistraqhse.it/errori-umani-sul-lavoro-cause-prevenzione-e-gestione/">Errori umani sul lavoro: cause, prevenzione e gestione</a> proviene da <a href="https://www.vistraqhse.it">Vistra Srl</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #808080;"><span style="color: #333333;"><strong>Errori umani sul lavoro: cause, prevenzione e gestione</strong></span><em>  per Antonio Pedna, TechIOSH, AIEMA, AICW, architetto, consulente di direzione esperto in sostenibilità, qualità, sicurezza e ambiente</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">La sicurezza non è semplicemente una questione di normative, ma piuttosto una disciplina ancorata a solide basi teoriche. Ricercatori e tecnici si impegnano nell&#8217;analisi e nello sviluppo di sistemi che costituiscono una base essenziale per la creazione di strategie e tecniche atte a proteggere i lavoratori. Va oltre il rispetto delle leggi, coinvolgendo una comprensione approfondita dei principi che guidano la progettazione di ambienti di lavoro sicuri e protetti.</span></p>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14pt;">Una disciplina che va oltre il mero adempimento normativo</span></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">La sicurezza si basa su concetti scientifici, ingegneristici e comportamentali per identificare e mitigare i rischi associati alle attività lavorative. I ricercatori esplorano le cause alla radice degli incidenti e delle lesioni sul luogo di lavoro, sviluppando metodologie che vanno al di là delle mere formalità normative. Grazie a un approccio teorico, la sicurezza sul lavoro diventa un campo in continua evoluzione, in cui gli esperti cercano costantemente nuove soluzioni innovative: l&#8217;obiettivo è non solo rispettare le leggi vigenti, ma anche superare i requisiti minimi, creando ambienti di lavoro in cui i rischi sono attentamente valutati e gestiti in modo proattivo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Le teorie della sicurezza non si limitano alla conformità legale; spaziano dalla psicologia organizzativa all&#8217;ingegneria dei sistemi, integrando approcci multidisciplinari per garantire una comprensione completa dei fattori che influenzano la sicurezza sul lavoro. Questo approccio più ampio mira a creare una cultura della sicurezza che vada oltre il rispetto formale delle leggi, incorporando la consapevolezza, la formazione continua e la responsabilizzazione di tutti i livelli dell&#8217;organizzazione. E così, l&#8217;analisi degli errori umani ha visto la creazione di diversi modelli, ciascuno mirato a comprendere e affrontare le cause alla radice delle inefficienze e delle violazioni della sicurezza; tra questi, una teoria fondamentale suddivide gli errori in due categorie principali: errori attivi ed errori latenti.</span></p>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14pt;">Cosa sono gli errori attivi e come tenerli sotto controllo</span></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Gli errori attivi sono quelli commessi direttamente dagli operatori sul campo durante l&#8217;esecuzione delle attività: sono spesso evidenti e immediati, e influenzano direttamente il risultato delle azioni. Ad esempio, un operatore potrebbe compiere un errore attivo premendo il pulsante sbagliato su un pannello di controllo. Questi errori sono spesso correlati direttamente alle azioni degli operatori sul campo, e possono essere controllati attraverso un&#8217;analisi approfondita degli ambienti di lavoro e dei processi operativi, per mezzo della valutazione dei rischi e dell&#8217;applicazione dei principi dell&#8217;ergonomia alle dimensioni tecniche e organizzative.</span></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><a href="https://www.vistraqhse.it/valutazione-dei-rischi-strategica-e-sistemi-di-gestione/"><strong>Valutazione dei rischi</strong></a>: identificare e valutare i potenziali rischi presenti nelle attività lavorative è essenziale per prevenire errori attivi. Ad esempio, in un ambiente industriale, la presenza di macchinari pericolosi potrebbe essere un rischio significativo. Attraverso la valutazione dei rischi, è possibile implementare misure di sicurezza, come barriere protettive o procedure operative specifiche, per mitigare il pericolo.</span></li>
<li><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><strong>Criteri ergonomici</strong>: l&#8217;applicazione dei principi dell&#8217;ergonomia alle attrezzature e agli strumenti utilizzati dagli operatori può contribuire a ridurre gli errori. Un esempio pratico potrebbe essere l&#8217;osservazione di Chapanis sulla cabina del Boeing B17, Fortezza volante: la disposizione degli strumenti e dei comandi nell&#8217;abitacolo influenzò notevolmente la facilità d&#8217;uso e la riduzione degli errori dei piloti.</span></li>
<li><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><strong>Analisi degli incidenti passati</strong>: esaminare attentamente gli incidenti o gli errori che sono già accaduti può fornire preziose informazioni per prevenire futuri errori attivi. Se, ad esempio, è emerso che un tipo specifico di incidente è ricorrente durante determinate fasi operative, è possibile apportare modifiche alle procedure o introdurre addestramenti specifici per mitigare il rischio.</span></li>
<li><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><strong>Formazione e sensibilizzazione</strong>: garantire che gli operatori siano adeguatamente formati e sensibilizzati riguardo ai rischi e alle migliori pratiche è fondamentale. Ad esempio, nella manipolazione di sostanze chimiche, una formazione accurata sugli effetti e sulle precauzioni può ridurre la probabilità di errori attivi.</span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #333333;">Errori umani sul lavoro: cause, prevenzione e gestione: </span>Il controllo degli errori attivi si basa su un approccio olistico che integra la gestione dei rischi, i principi ergonomici, l&#8217;analisi degli incidenti passati e la formazione continua degli operatori. Queste strategie contribuiscono a creare un ambiente di lavoro più sicuro e a prevenire incidenti derivanti da errori attivi.</span></p>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14pt;">Che cosa comportano gli errori latenti e come possiamo gestirli in modo efficace?</span></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Gli errori latenti sono invece più insidiosi e radicati nelle strutture organizzative e nei processi a lungo termine, e possono non manifestarsi immediatamente, ma contribuiscono a creare condizioni che favoriscono gli errori attivi. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Un esempio di errore latente potrebbe essere un difetto di progettazione in un sistema che non si manifesta fino a quando non si verificano determinate condizioni. Questi errori, legati a macchine, politiche e processi organizzativi, richiedono un approccio più strategico e sistematico per essere affrontati.</span></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><strong>Audit regolari</strong>: eseguire audit regolari sui processi organizzativi, sulle politiche aziendali e sulle condizioni delle attrezzature è fondamentale. Un audit periodico può identificare potenziali rischi associati a macchinari non conformi o a politiche di sicurezza obsolete.</span></li>
<li><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><strong>Formazione continua</strong>: garantire una formazione continua per tutto il personale è essenziale per mantenere un alto livello di consapevolezza e competenza. Formare il personale su nuove procedure o tecnologie può ridurre gli errori latenti legati a cambiamenti nelle attività lavorative.</span></li>
<li><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><strong>Revisione periodica delle politiche</strong>: le politiche organizzative devono essere regolarmente riviste per garantire che siano allineate agli standard di sicurezza e alle migliori pratiche. Ad esempio, La revisione periodica delle politiche sulla gestione delle informazioni può prevenire errori latenti relativi a violazioni della privacy.</span></li>
<li><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><strong>Cultura dell&#8217;apprendimento organizzativo</strong>: favorire una cultura dell&#8217;apprendimento all&#8217;interno dell&#8217;organizzazione può contribuire a identificare e correggere errori latenti. Promuovere una mentalità di apprendimento all&#8217;interno dell&#8217;organizzazione può aiutare a individuare e risolvere errori nascosti, migliorando così la qualità complessiva del lavoro svolto.</span></li>
<li><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><strong>Risposta a incidenti</strong>: analizzare attentamente gli incidenti passati può rivelare errori latenti nei processi organizzativi. Un&#8217;efficace gestione post-incidente può includere la revisione delle procedure coinvolte e l&#8217;implementazione di miglioramenti per evitare che gli stessi errori latenti si ripresentino.</span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #333333;">Errori umani sul lavoro: cause, prevenzione e gestione, importante m</span>itigare gli errori con un approccio proattivo che includa audit, formazione, revisione  e cultura organizzativa. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Queste strategie sono fondamentali per prevenire errori derivanti da fattori sistemici e organizzativi, contribuendo a creare ambienti di lavoro più sicuri e resilienti.</span></p>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14pt;">Coinvolgere i lavoratori: strategie organizzative per la gestione degli errori</span></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Per mantenere sotto controllo gli errori, è fondamentale adottare un approccio insistente di monitoraggio dei processi di lavoro e promuovere un&#8217;attitudine al miglioramento continuo. Questo significa implementare pratiche e processi che consentano di identificare, valutare e affrontare gli errori in modo costante.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"> Gli elementi chiave sono:</span></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><strong>Partecipazione attiva dei lavoratori</strong>: coinvolgere attivamente le persone nel processo di identificazione e segnalazione degli errori contribuisce a creare un ambiente di responsabilità. I programmi di coinvolgimento dei dipendenti possono incentivare la segnalazione proattiva di potenziali rischi.</span></li>
<li><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><strong>Monitoraggio continuo dei processi</strong>: integrare sistemi di monitoraggio costante dei processi di lavoro è essenziale per rilevare tempestivamente eventuali deviazioni o problemi.</span></li>
<li><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><strong>Miglioramento continuo</strong>: significa che l&#8217;organizzazione è sempre alla ricerca di modi per ottimizzare i processi, ridurre i rischi e prevenire errori. Le aree di miglioramento dovrebbero essere integrate come parte integrante della cultura organizzativa.</span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #333333;">Errori umani sul lavoro: cause, prevenzione e gestione:</span> questo approccio contribuisce a creare un ambiente organizzativo resiliente, orientato alla sicurezza e alla prevenzione degli errori.</span></p>
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		<title>In arrivo la mini-riforma del Testo Unico Sicurezza sul Lavoro</title>
		<link>https://www.vistraqhse.it/testo-unico-sicurezza-sul-lavoro/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=testo-unico-sicurezza-sul-lavoro</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefania Battoia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Dec 2021 08:42:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[rischi]]></category>
		<category><![CDATA[RSPP]]></category>
		<category><![CDATA[safety]]></category>
		<category><![CDATA[security]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[team]]></category>
		<category><![CDATA[testo unico]]></category>
		<category><![CDATA[Vistra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sicurezza come un diritto e dovere anche in ambito non lavorativo; nella fattispecie sulle piste da sci. Ad oggi solo un miraggio?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vistraqhse.it/testo-unico-sicurezza-sul-lavoro/">In arrivo la mini-riforma del Testo Unico Sicurezza sul Lavoro</a> proviene da <a href="https://www.vistraqhse.it">Vistra Srl</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con la conversione  in legge del DL 146/2021 (decreto Fisco-Lavoro), approvata a metà dicembre 2021, si definisce una mini riforma sul <strong>Testo Unico Sicurezza sul Lavoro</strong>, che entrerà in vigore dopo la pubblicazione in GU.</p>
<p>E’ stata finalmente rilevata la necessità di:</p>
<ul>
<li>revisionare le attività formative e di addestramento;</li>
<li>ridefinire le funzioni e responsabilità del Preposto;</li>
<li>stabilire il ruolo di vigilanza e ispezione dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro;</li>
<li> riformulare il potere di sospensione dell’impresa per lavoro sommerso e per gravi violazioni di sicurezza;</li>
<li>ridefinire il ruolo degli organismi paritetici</li>
</ul>
<p>Approfondendo il tema della “<strong>formazione</strong>”, vengono prese in considerazione in maniera importante le <strong>figure del Datore di Lavoro</strong> <strong>e del Preposto.</strong></p>
<p>Per il <strong>Datore di Lavoro</strong> viene introdotto <strong>l’obbligo della formazione</strong>, a prescindere che ricopra direttamente il ruolo di RSPP. Questo aspetto ha modificato quanto prevedeva il D.Lgs 626/94 e cioè l’esonero dalla formazione per questo ruolo.</p>
<p>Come poteva discendere una corretta gestione della sicurezza sul luogo del lavoro se il titolare non aveva le informazioni di base per capirne la criticità in determinati contesti e aspetti?</p>
<p>È stato quindi sostituito il comma 7 (inizialmente faceva riferimento alla sola formazione di dirigenti e preposti) con un nuovo comma che istituisce l’obbligo della formazione per i datori di lavoro che cita:</p>
<blockquote><p>“ <u>Il datore di lavoro</u>, i dirigenti e i preposti<em> ricevono un’adeguata e specifica formazione e un aggiornamento periodico in relazione ai propri compiti in materia di salute e sicurezza sul lavoro, secondo quanto previsto dall’accordo di cui al comma 2, secondo periodo</em>”.</p></blockquote>
<h3>Il ruolo del Preposto</h3>
<p>La figura del <strong>Preposto </strong>invece <strong>diventa sempre più rilevante</strong>, in materia di prevenzione, prevedendo una formazione almeno biennale od ogni volta che cambiano i rischi o ne insorgano di nuovi e vengono apportate le seguenti modifiche:</p>
<ul>
<li><strong>articolo 18</strong>(Obblighi del datore di lavoro e del dirigente) secondo cui (comma 1 a cui è aggiunto il nuovo punto b-bis) il datore di lavoro e dirigenti devono: “<em>individuare il preposto o i preposti per l’effettuazione delle attività di vigilanza di cui all’articolo 19. I contratti e gli accordi collettivi di lavoro possono stabilire l’emolumento spettante al preposto per lo svolgimento delle attività di cui al precedente periodo. Il preposto non può subire pregiudizio alcuno a causa dello svolgimento della propria attività</em>”.</li>
<li><strong>articolo 19</strong> (Obblighi del preposto) al comma 1 la lettera a) è sostituita dalla seguente: « a) <em>sovrintendere e vigilare sull’osservanza da parte dei singoli lavoratori dei loro obblighi di legge, nonché delle disposizioni aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione individuale messi a loro disposizione e, in caso di rilevazione di comportamenti non conformi alle disposizioni e istruzioni impartite dal datore di lavoro e dai dirigenti ai fini della protezione collettiva e individuale, intervenire per modificare il comportamento non conforme fornendo le necessarie indicazioni di sicurezza. In caso di mancata attuazione delle disposizioni impartite o di persistenza dell’inosservanza, interrompere l’attività del lavoratore e informare i superiori diretti</em>”.</li>
</ul>
<p>Inoltre sempre al comma 1 dopo la lettera f) è inserita la <strong>lettera f-bis che rende ancora più rilevante l’intervento del preposto:</strong> “<em>f-bis) in caso di rilevazione di deficienze dei mezzi e delle attrezzature di lavoro e di ogni condizione di pericolo rilevata durante la vigilanza, se necessario, interrompere temporaneamente l’attività e, comunque, segnalare tempestivamente al datore di lavoro e al dirigente le non conformità rilevate</em>”.</p>
<ul>
<li>articolo 26(Obblighi connessi ai contratti d’appalto o d’opera o di somministrazione: dopo il comma 8 è aggiunto il seguente: “<em>8-bis. Nell’ambito dello svolgimento di attività in regime di appalto o subappalto, i datori di lavoro appaltatori o subappaltatori devono indicare espressamente al datore di lavoro committente il personale che svolge la funzione di preposto</em>”.</li>
</ul>
<p>Oltre alle novità appena descritte, ci sarà una rivisitazione dei punti che riguardano la durata, i contenuti minimi, <strong>modalità di erogazione e verifica della formazione</strong> che verrà demandata a fine giugno 2022 quando dovrebbe essere adottato un nuovo Accordo Stato-regioni che sostituirà quelli attualmente in vigore.</p>
<p><strong>Il 2022 è ormai alle porte con la speranza che il rinnovamento prospettato non subisca proroghe di tempo!</strong></p>
<p>Un saluto</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vistraqhse.it/testo-unico-sicurezza-sul-lavoro/">In arrivo la mini-riforma del Testo Unico Sicurezza sul Lavoro</a> proviene da <a href="https://www.vistraqhse.it">Vistra Srl</a>.</p>
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		<title>Quali sono le differenze tra Safety e Security?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lior Kneazir]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jun 2021 07:44:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Strumenti per la sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[QHSE]]></category>
		<category><![CDATA[safety]]></category>
		<category><![CDATA[security]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Vistra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sicurezza come un diritto e dovere anche in ambito non lavorativo; nella fattispecie sulle piste da sci. Ad oggi solo un miraggio?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vistraqhse.it/quali-sono-le-differenze-tra-safety-e-security/">Quali sono le differenze tra Safety e Security?</a> proviene da <a href="https://www.vistraqhse.it">Vistra Srl</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Possiamo dire con chiarezza che </span><strong><i>safety</i></strong><span style="font-weight: 400;"> e </span><strong><i>security</i></strong><span style="font-weight: 400;"> sono due facce della stessa medaglia. Per anni la dicotomia tra </span><i><span style="font-weight: 400;">safety</span></i><span style="font-weight: 400;"> e </span><i><span style="font-weight: 400;">security</span></i><span style="font-weight: 400;"> ha diviso gli addetti ai lavori e giuslavoristi ritenendo che il <strong>Testo Unico in materia di Sicurezza sul Lavoro</strong> (TUSL) si concentri prettamente su aspetti di safety piuttosto che nell’ambito della security, applicando una distinzione di fatto tra le due realtà, che, alla base, risultano differenti per definizione. Questo approccio non può trovarci concordi in quanto l’Art. 28 comma 1 del D.lgs 81/08 inerente l’Oggetto della valutazione dei rischi, gli artt. 36-37 riguardanti l’informazione e la formazione dei lavoratori, fanno riferimento esplicito a tutte le fattispecie di rischio a cui gli stessi possono essere soggetti, inserendo automaticamente </span><i><span style="font-weight: 400;">in toto</span></i><span style="font-weight: 400;"> anche gli aspetti concernenti la security; ne deriva quindi che tutti gli aspetti critici della security debbano essere considerati unitamente alla safety.</span></p>
<h2>La sentenza del GUP</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">La parola fine a questo dibattito viene posta in essere definitivamente dalla <strong>sentenza</strong> riguardante i vertici di un’azienda italiana, per la quale lavoravano i quattro tecnici sequestrati nel 2015 in Libia e due dei quali barbaramente uccisi. Tra i vari capi di imputazione, il giudice ha disposto anche una <strong>sanzione pecuniaria</strong> alla società legata alla legge 231/01 in tema di responsabilità degli enti per aver omesso di predisporre il<strong> Documento di Valutazione dei Rischi</strong> relativo all’attività  dei suoi lavoratori svolta all’estero. «Il rapimento – secondo il PM responsabile dell’indagine della procura di Roma – poteva essere evitato se la società avesse attuato le misure di sicurezza previste per chi lavora in quell’area. Per questo i manager sono stati condannati per il reato di “cooperazione colposa nel delitto doloso”. La <strong>sentenza del GUP</strong> rappresenta la prima condanna, in Italia, per un’azienda che non ha saputo garantire la sicurezza dei propri dipendenti». Diventa quindi di fondamentale importanza</span> <span style="font-weight: 400;">chiarire che il <strong>datore di lavoro ha l’obbligo</strong> non delegabile <strong>di tutelare la sicurezza dei propri lavoratori</strong> ovunque essi operino e non viene fatta distinzione alcuna tra safety e security. La <strong>distinzione</strong>, quindi, tra le due fattispecie non si ha su base Normativa o sul campo delle Responsabilità, ma si ha bensì <strong>nel merito</strong>, pur essendo entrambe legate in modo indissolubile. </span></p>
<h2>Safety vs Security</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Nello specifico, la <strong>safety</strong> pone quale obiettivo la <strong>tutela dei lavoratori</strong> per tutte le fattispecie di rischio che possono minacciare la <strong>salute</strong> degli stessi quali virus o malattie</span> <span style="font-weight: 400;">oppure la possibilità concreta che si verifichino degli incidenti derivanti dallo svolgimento della propria mansione lavorativa, quali ad esempio cadute dall’alto, infortuni derivanti da rischi meccanici, dall’esposizione a sostanze chimiche pericolose, elettrocuzione, scivolamenti, cadute a livello; in definitiva tutti quei rischi che possono minacciare la salute dei lavoratori. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La <strong>security</strong>, diversamente, ha un approccio alla tematica globale, in quanto tratta ad esempio <strong>rischi derivanti da attività criminose</strong> quali furti, rapine, rapimenti, aggressioni e i cosiddetti </span><i><span style="font-weight: 400;">situational crime</span></i><span style="font-weight: 400;">, oppure rischi di natura geopolitica quali tumulti sociali nell’area di riferimento dei lavoratori, il terrorismo internazionale che molte volte ha colpito strutture ricettive, ristoranti, metropolitane, le code al check-in in aeroporto, tutti siti di forte esposizione per i lavoratori, indipendentemente dall’area geografica in cui si trovino a dover operare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Possiamo ritenere quindi che ci sia un raccordo indissolubile tra safety e security, che, con un approccio olistico, ci riporta a un concetto di sicurezza a tutto tondo, che ci impone una visione collettiva, complessiva e predittiva delle minacce. L’obiettivo finale è di <strong>rendere le organizzazioni meno vulnerabili</strong> e orientate a soluzioni preventive, che contemplino un allineamento strategico alla sicurezza per tutte le attività, condizione necessaria per la continuità operativa delle aziende in un mercato globale che ha visto cambiare il mondo, le aziende stesse e di conseguenza anche il concetto di sicurezza.</span>[/vc_column_text][stm_spacing][stm_spacing][vc_column_text]<b>Vistra</b> è in grado di supportare le aziende italiane in tutto il mondo per le problematiche di Qualità, Sicurezza sul Lavoro ed Ambiente.</p>
<p>Se vuoi approfondire l&#8217;argomento, <strong>guarda il video.</strong></p>
<p><iframe title="Qual è la differenza tra Safety e Security?" width="800" height="450" src="https://www.youtube.com/embed/QMWIIbE9x6U?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>La prevenzione sui luoghi di lavoro attraverso il DAE e la defibrillazione precoce</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Pais]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2020 08:28:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Strumenti per la sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[DAE]]></category>
		<category><![CDATA[defibrillatori]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Vistra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La valutazione dei rischi, è una tecnica di project management di uso corrente, che si è andata sviluppando da esperienze nordamericane nell’industria nucleare ed aerospaziale a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="5861" class="elementor elementor-5861" data-elementor-post-type="post">
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									<p class="p1">Oggi giorno si sente parlare sempre più spesso dei <strong>Defibrillatori Semi-Automatici Esterni</strong> (DAE) e di quanto sia importante attuare politiche di diffusione di dispositivi idonei e misure di emergenza, con lo scopo di anticipare i tempi di <strong>primo soccorso</strong> qualora si verifichino casi di <strong>arresto cardiaco</strong> (AC) sui luoghi di lavoro.</p><p>Dotarsi di uno o più defibrillatori è un grande atto di responsabilità verso i propri dipendenti e visitatori: significa preoccuparsi della sicurezza di chi frequenta i propri spazi</p><p>Le aziende, spesso <strong>possono ospitare anche centinaia di dipendenti e visitatori</strong> contemporaneamente. Queste strutture possono avere una <strong>notevole estensione e/o complessità planimetrica</strong>.</p><p>Raggiungere una persona colta da un arresto cardiaco improvviso all’interno di un’azienda può essere difficoltoso. Il 118, in base alle sue statistiche annuali, afferma che difficilmente riesce ad intervenire entro dieci minuti dall’accaduto. È fondamentale dunque che in ogni struttura ci siano persone in grado di intervenire rapidamente e di salvare così vite umane.</p><p><strong>Un’azienda cardioprotetta comunica ai propri dipendenti e ai visitatori la cultura e il valore della prevenzione.</strong></p><h4>Cos&#8217;è una DAE?</h4><p>La sigla <strong>DAE significa “Defibrillatore Semi-Automatico Esterno” ed è un dispositivo in grado di riconoscere automaticamente la fibrillazione e la tachicardia ventricolare</strong> esonerando l’operatore da tale compito e di defibrillare su comando somministrando una scarica elettrica alla persona che ha subito un arresto cardiaco.</p><p><strong>Il funzionamento del DAE avviene per mezzo dell’applicazione di elettrodi in placche adesive sul torace del paziente</strong>. A seguito dell’applicazione strategica di tali elettrodi, il dispositivo effettua l’analisi automatica dell’attività elettrica del cuore della persona vittima di un arresto cardiocircolatorio al fine di interrompere una fibrillazione o tachicardia ventricolare e, se necessario, si carica automaticamente e si predispone per la scarica avvertendo l’operatore di premere un pulsante per erogare quest’ultima.<strong> Dopo ciascuna scarica il defibrillatore si mette in attesa, ripetendo l’analisi del ritmo cardiaco a intervalli regolari e predisponendosi per una nuova scarica se necessario</strong>. Gli intervalli di tempo di analisi del ritmo cardiaco e di registrazione dei tratti elettrocardiografici realizzati e dei dati di utilizzazione dell’apparecchio, sono pre-programmati in accordo con le linee guida e non modificabili dagli utilizzatori non medici.</p><h4>Perché è importante il suo utilizzo?</h4><p class="p1"><strong>Ogni anno in Italia circa 70000 persone sono vittime di un arresto cardiaco improvviso</strong>. Circa il 5% degli arresti cardiaci si verifica sui luoghi di lavoro. Questo si traduce in 3.000 morti all’anno per arresto cardio-circolatorio sul luogo di lavoro, ovvero 250/mese – 62/settimana – 9/giorno.</p><p class="p1"><strong>Per ogni morto sul lavoro per causa traumatica ce n’è almeno 1 che muore per arresto cardiaco in orario di lavoro. L’età media delle persone colpite è compresa fra i 37 e i 59 anni.</strong></p><p class="p1"><strong>L’arresto cardiaco è una delle principali cause di morte e può colpire chiunque</strong>: persone a riposo o sotto sforzo, con o senza patologia cronica nota, in qualunque momento e in qualunque posto. Questo può essere combattuto solo entro i primi minuti, praticando la rianimazione cardiopolmonare e utilizzando il defibrillatore, che è un apparecchio semplice e sicuro.</p><p class="p1"><strong>Nei cantieri edili e nelle fabbriche metalmeccaniche inoltre sono sempre più i casi in cui</strong>, pur in presenza di testimoni, <strong>la segnalazione avviene in ritardo, rallentando così le manovre di soccorso</strong> e rianimazione RCP/BLSD (Rianimazione cardio-polmonare), a causa della carente informazione riguardo il riconoscimento dei segni precoci e alle corrette modalità di chiamata del 118.</p><p class="p1">In assenza di RCP ogni minuto trascorso, la sopravvivenza del soggetto colpito da Arresto Cardiaco si riduce del 10% e con il solo intervento del 118 la sopravvivenza è circa 1-5%.</p><p class="p1"><strong>Una RCP precoce aumenta il tempo di sopravvivenza di 3 volte: oltre l’80% dei sopravvissuti da un Arresto Cardiaco è stato “resuscitato” da una fibrillazione ventricolare.</strong></p><p class="p1"><strong>L’implementazione di un programma di rianimazione cardio-polmonare e di defibrillazione</strong> precoce entro 5 minuti dal problema ventricolare dell’assistito <strong>risulta pertanto indispensabile e fondamentale per rafforzare la prevenzione sui luoghi di lavoro</strong>, facendo passare la probabilità di sopravvivenza da meno del 5% a oltre il 50%. Questo si può attuare attraverso la diffusione e l’uso del defibrillatore semi-automatico esterno a soggetti sia sanitari che non sanitari, al di fuori del soccorritore professionista.</p><h4 class="p1">Quali indicazioni ci fornisce l’INAIL e la normativa relativa la Sicurezza sui Luoghi di Lavoro?</h4><p class="p1"><strong>L’attuale normativa relativa alla Sicurezza sui Luoghi di Lavoro (D.Lgs. n. 81/2008 e ss.mm.ii.) non prevede l’obbligo di dotazione di defibrillatori semi-automatici esterni da parte delle aziende, ma l’obbligo di formazione del personale al primo soccorso</strong>, confermando l’importanza della presenza sui luoghi di lavoro di personale addestrato e di dispositivi idonei a tutelare al meglio la salute dei lavoratori, considerando le misure di emergenza da attuare in caso di primo soccorso uno degli elementi portanti della gestione della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, tanto da inserirle nell’ambito delle misure generali di tutela (art. 15 del D.Lgs. n. 81/2008) e conferendo al datore di lavoro un ruolo cardine nella valutazione del pericolo consultato il medico competente e nel prendere i provvedimenti necessari in materia di primo soccorso e di assistenza medica di emergenza (art. 45 del D.Lgs. n. 81/2008).</p><p><strong>L’INAIL</strong>, attraverso il Dipartimento di Medicina del Lavoro  <strong>si è espresso in un FactSheet del 2016, segnalando che esistono dei  fattori lavorativi che contribuiscono ad aggravare le malattie cardiovascolari, tra i quali “il contatto con alcune sostanze</strong> (come il monossido di carbonio e il piombo), l’asfissia da inalazione di gas tossici, le condizioni lavorative stressanti, l’esposizione al caldo o al freddo estremi, lo sforzo fisico eccessivo ed i fattori di rischio professionali come l’elettrocuzione, che portano alla fibrillazione ventricolare e quindi all’arresto cardiaco”, oltre ovviamente all’età e alla presenza di patologie del lavoratore stesso.</p><p>Tuttavia, dal momento che l’<strong>Arresto Cardiaco</strong> è chiamato anche Arresto Cardiaco Improvviso o Morte Cardiaca Improvvisa, <strong>proprio perché può capitare a chiunque, il buon senso porta necessariamente verso l’adozione preventiva a prescindere dalle analisi dei collaboratori o delle criticità dell’ambito lavorativo</strong>.</p><p>Per sostenere e sensibilizzare la diffusione dei DAE nelle aziende, l’INAIL inoltre riconosce la messa a disposizione di quest’ultimi e la relativa formazione BLS-D (Basic Life Supporta and Defibrillation) come intervento di miglioramento che consente di ottenere la riduzione del premio INAIL per mezzo del modello OT 24.</p><h4>Normativa vigente che regola i criteri e le modalità di diffusione dei DAE</h4><p class="p1"><strong>Legge n. 120 del 3 Aprile 2001</strong>: disciplina l’argomento e conferma l’importanza della presenza sui luoghi di lavoro di <strong>personale addestrato</strong> e di <strong>dispositivi</strong>  (non più solo antincendio) idonei a tutelare al meglio la <strong>salute dei lavoratori</strong>.</p><p>Art. n. 1 della Legge n. 69 del 15 Marzo 2004: estende la possibilità di utilizzare i defibrillatori in sede intra ed extraospedaliera a tutto il personale debitamente addestrato, anche non medico e non sanitario</p><p>Art. n. 39‐vicies quater del Decreto Legge n. 273 del 30 Dicembre 2005, convertito con modificazioni, dalla Legge n. 51 del 23 Febbraio 2006: dispone che la formazione del personale sanitario non medico e del personale non sanitario possa essere svolta anche da organizzazioni medico scientifiche senza scopo di lucro nonché dagli enti operanti nel settore dell’emergenza sanitaria.</p><p><strong>D.M. 18 Marzo 2011</strong> “Determinazione dei criteri e delle modalità di diffusione dei defibrillatori automatici esterni di cui all’articolo 2, comma 46, della legge n. 191/2009”: provvede  all’individuazione dei <strong>criteri e delle modalità per favorire la diffusione di defibrillatori semiautomatici</strong>, confermando le indicazioni contenute nel documento approvato con l’<strong>accordo Stato-Regioni del 27 Febbario 2003</strong> “Linee guida per il rilascio dell’autorizzazione all’utilizzo extraospedaliero dei defibrillatori semiautomatici” con cui si è inteso promuovere la realizzazione di programmi regionali per la diffusione e l’utilizzo di defibrillatori semiautomatici esterni (DAE), indicando i criteri per l’individuazione dei luoghi, degli eventi, delle strutture e dei mezzi di trasporto dove deve essere garantita la disponibilità dei DAE, nonché le modalità della formazione degli operatori addetti e i <strong>requisiti minimi</strong> per ogni DAE.</p><h4 class="p1">Dove deve essere garantita obbligatoriamente la disponibilità dei DAE?</h4><p class="p1">Devono essere dotati di <strong>DAE obbligatori</strong> durante lo svolgimento delle loro attività:</p><ul><li>Mezzi di soccorso sanitario a disposizione del sistema di emergenza territoriale 118;</li><li>Mezzi di soccorso sanitario appartenenti alle organizzazioni di volontariato, alla croce rossa italiana ed al dipartimento della protezione civile;</li><li>Mezzi aerei e navali adibiti al soccorso e al trasporto degli infermi;</li><li>Ambulanze di soggetti pubblici e privati che effettuano servizio di assistenza e trasporto sanitario;</li><li>Società Sportive sia professionistiche che dilettantistiche e all’interno di impianti sportivi, secondo quanto previsto dal Decreto Legge Sanità n. 158 del 13 Settembre 2012.</li></ul><p>Da valutare la presenza nelle <strong>aree ad alto rischio</strong> come le strutture industriali ed i luoghi di lavoro:</p><ul><li>nelle aree dove sono presenti apparecchi elettrici;</li><li>nei luoghi di lavoro all’aperto, dove possono cadere fulmini o dove si lavora su linee elettriche;</li><li>in zone isolate dove è più difficile far arrivare i soccorsi come impianti di perforazione, cantieri di costruzione, piattaforme marine ecc.;</li><li>in luoghi di transito o permanenza di molte persone.</li></ul><p>E nelle <strong>aree con particolare afflusso di pubblico</strong> come:</p><ul><li>Luoghi isolati e zone disagiate;</li><li>Strutture sanitarie e sociosanitarie residenziali e semi-residenziali autorizzate, poliambulatori, ambulatori dei medici di medicina generale;</li><li>Auditorium, cinema, teatri, parchi divertimento, discoteche, sale gioco e strutture ricreative, stadi, centri sportivi;</li><li>Grandi e piccoli scali per mezzi di trasporto aerei, ferroviari e marittimi, strutture industriali;</li><li>Centri commerciali, ipermercati, grandi magazzini, alberghi, ristoranti;</li><li>Stabilimenti balneari e stazioni sciistiche; strutture sede di istituti penitenziari, istituti penali per i minori, centri di permanenza temporanea e assistenza; strutture di enti pubblici: scuole, università, uffici; postazioni estemporanee per manifestazioni o eventi artistici, sportivi, civili, religiosi;</li><li>Farmacie;</li><li>Ambito domiciliare, per quanto riguarda il domicilio di pazienti potenzialmente a rischio di morte cardiaca improvvisa.</li></ul><h4>La formazione degli addetti all’utilizzo del DAE</h4><p>I corsi di formazione devono essere effettuati da <strong>Centri di Formazione Accreditati</strong> dalle singole regioni secondo specifici criteri e sono svolti in conformità alle Linee Guida nazionali del 2003 così come integrate dal D.M. 18 Marzo 2011, con l’obbligo dell’attività di aggiornamento della parte pratica ogni 2 anni del personale formato, con lo scopo principale di garantire che quest’ultimo possa utilizzare i DAE e comprendere l’addestramento teorico-pratico alle manovre di BLS-D con particolare riferimento al <strong>D.M. n. 388/2003</strong> “Regolamento recante disposizioni sul pronto soccorso aziendale,in attuazione dell’articolo 15,comma 3, del D.lgs 19 Settembre 1994, n. 626, e ss.mm.ii.”</p><p>In Friuli Venezia Giulia, così come previsto dalla Regione, i corsi BLSD vengono tenuti dai servizi 118 delle aziende sanitarie e dai <a href="https://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/salute-sociale/promozione-salute-prevenzione/FOGLIA3/allegati/ALBO_11_2017_per_provincia.pdf">centri accreditati</a> ( albo al link <a href="https://www.regione.fvg.it/rafvg/cms/RAFVG/salute-sociale/promozione-salute-prevenzione/FOGLIA3/">https://www.regione.fvg.it/rafvg/cms/RAFVG/salute-sociale/promozione-salute-prevenzione/FOGLIA3/</a> ). La durata del corso è di 5 ore e la tariffa dei corsi non può essere superiore a 50 euro per il corso base e a 25 euro per il retraining (IVA compresa) inclusa l’iscrizione, a partecipante.</p><h4>Marcatura CE e verifica dei requisiti operativi del DAE</h4><p>Tutti i dispositivi devono essere <strong>omologati con marcatura CE</strong> regolata dalla <strong>Direttiva 93/42/CEE</strong> ed attuata in Italia dal <strong>D.Lgs. n. 46/1997</strong> e che per garantire il corretto funzionamento:</p><ul><li>ogni 1-2 anni deve essere aggiornato il software che modifica la forma d’onda e l’intervallo di analisi tra uno shock elettrico e l’altro;</li><li>ogni 4-5 anni deve essere sostituita la batteria (non ricaricabile) e gli elettrodi;</li><li>con cadenza annuale, l’ASL verifica la presenza dei requisiti per tenere operativo un DAE.</li></ul><p><b>Vistra</b> è in grado di supportare le aziende italiane in tutto il mondo per le problematiche di Qualità, Sicurezza sul Lavoro ed Ambiente.</p><p>Se desideri saperne di più, contattaci<strong>.</strong></p>								</div>
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		<title>KOSMOS by MIT srl per una gestione intelligente dei rifiuti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicole Dubini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2020 14:07:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Vistra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La valutazione dei rischi, è una tecnica di project management di uso corrente, che si è andata sviluppando da esperienze nordamericane nell’industria nucleare ed aerospaziale a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="5792" class="elementor elementor-5792" data-elementor-post-type="post">
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									<p>L’<strong>emergenza sanitaria</strong> dovuta al virus SARS-CoV-2, agente eziologico della malattia denominata <strong>COVID-19</strong> (Coronavirus Disease 19) obbliga i Datori di Lavoro a adottare, nei propri ambienti di lavoro, una serie di misure organizzative, preventive e protettive.</p><div class="page" title="Page 1"><div class="layoutArea"><div class="column"><p>Alcune di queste misure sono stabilite dai vari <strong>DPCM</strong> emananti dal Governo Italiano (i più recenti sono i DPCM datati 11/06/2020 e 14/07/2020), altre sono previste nel <strong>“Protocollo Condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”</strong>, integrato e aggiornato in data 24 aprile 2020, altre ancora sono indicate nelle circolari e nei rapporti del Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.</p><p>Tra queste misure una delle più rilevanti è senza dubbio l’uso di <strong>adeguati DPI</strong> (Dispositivi di Protezione Individuale). In particolare, di estrema importanza è l’uso dei guanti e della mascherina chirurgica, non solo negli ambienti di lavoro ma anche per il pubblico laddove non possa essere rispettata la distanza interpersonale di sicurezza raccomandata.</p><p>Guanti e mascherina chirurgica sono, comunque e nella maggior parte dei casi, monouso e a questo punto una domanda può sorgere spontanea: come gestire e smaltire i DPI utilizzati?</p><p>In particolare, lo <strong>smaltimento di DPI monouso</strong> utilizzati nei luoghi di lavoro viene chiarito all&#8217;interno del “<a href="https://www.iss.it/rapporti-covid-19/-/asset_publisher/btw1J82wtYzH/content/rapporto-iss-covid-19-n.-26-2020-indicazioni-ad-interim-sulla-gestione-e-smaltimento-di-mascherine-e-guanti-monouso-provenienti-da-utilizzo-domestico-e-non-domestico.-versione-del-18-maggio-2020#:~:text=Versione%20del%2018%20maggio%202020.&amp;text=Questo%20documento%20fornisce%20raccomandazioni%20per,dalle%20attivit%C3%A0%20sanitarie%20e%20sociosanitarie.">Rapporto ISS COVID-19 n. 26/2020</a>”: questo documento informa che tali dispositivi andranno riposti in un sacchetto chiuso e gettati in un contenitore dedicato, differente dai contenitori destinati ai rifiuti comuni. I “rifiuti COVID”, che possono comprendere i DPI usati, fazzoletti usati e/o altro materiale verosimilmente contaminato, dovranno essere poi smaltiti come normali rifiuti urbani indifferenziati. a meno che i materiali sopra elencati non siano stati in contatto con casi accertati o dubbi di COVID-19. In quest’ultimo caso, invece, i materiali e i DPI utilizzati andranno smaltiti come rifiuti speciali, analoghi ai rifiuti pericolosi a rischio infettivo.</p><p>La consapevolezza del corretto smaltimento dei rifiuti e la prevenzione di possibili problemi che una loro gestione impropria può comportare, sono temi attuali e di assoluta importanza nella società odierna.</p><p>Quindi quanto è importante prevenire la proliferazione di contaminazioni generate da agenti patogeni potenzialmente presenti nei rifiuti, soprattutto in questo particolare momento di emergenza sanitaria? Quanto è importante ridurre l’inquinamento odorigeno per mantenere la salubrità dei luoghi in cui viviamo?</p><p>E se ci fosse un contenitore che fornisse una soluzione a entrambi questi problemi?</p><p>Per <a href="https://www.mit-industries.biz/index.php">MIT srl</a>, azienda tra i primi produttori europei di forni e impianti specializzati che utilizzano energia termica, infrarossi e/o ultravioletti, il lockdown è stato il momento per ripensare al problema igienico legato ai rifiuti che possono essere contaminati sia da virus, sia da una pluralità di agenti patogeni come batteri, muffe, infestanti e odorigeni.</p><p>Grazie all’ingegno dell’ing. Alessandro Sonego è stata progettata e brevettata una linea di <strong>Bio Inertizzatori</strong>, unici nel mercato, perfetti per aziende e comunità, luoghi dove vi è scambio di merci e presenza di persone.</p><p>I bio inertizzatori sono dei contenitori sanificanti che grazie a un processo igienizzante ad UVC e ozono permettono la disinfezione di virus e batteri e l’inertizzazione degli odori e delle muffe, raggiungendo anche le parti più interne di ogni tipo di rifiuto.</p><p>Il <strong><a href="https://www.bioinertizzatori.it/kosmos.php">bio inertizzatore Kosmos</a></strong>, infatti, può essere utilizzato sia per lo smaltimento di dispositivi di protezione monouso in TNT (mascherine, guanti, cuffie, rifiuti COVID-19) sia per qualsiasi tipologia di rifiuto umido, secco o differenziabile che può essere stato contaminato (come contenitori, imballaggi di bibite, cibi, pannolini).</p><p>Ideale anche per alberghi, negozi di parrucchieri, lavanderie, Kosmos può servire da contenitore per l&#8217;accumulo e primo deposito di tovaglie, asciugamani, camici o altri oggetti usati: questi possono qui venire così igienizzati prima di passare alle successive fasi di lavaggio.</p><p>In sintesi, KOSMOS:</p></div></div></div><div class="page" title="Page 2"><div class="layoutArea"><div class="column"><ul><li>è un dispositivo nato per rispondere alle linee guida emesse dall’Istituto Superiore di Sanità in relazione alla gestione dei rifiuti;</li><li>adotta tecnologie già note per la <strong>sanificazione</strong> e la <strong>disinfezione</strong> (UVC e ozono) per cui c’è ampia documentazione scientifica;</li><li>rientra nei dispositivi per cui è previsto il credito di imposta al 60% ottenendo così un beneficio fiscale per mettersi in sicurezza con la gestione rifiuti;</li><li>è un custode di immondizia, non solo Covid, permettendo nel contempo il mantenimento nel tempo del rispetto delle norme precauzionali di prevenzione dei rischi.</li></ul><p>Costruito interamente in acciaio inox, Kosmos è disponibile in due versioni:</p><ul><li>con 1 sacco da 110lt;</li><li>con 2 sacchi di raccolta, ciascuno con capienza 110 lt.</li></ul><p>Grazie alla sua particolare struttura in acciaio e alle sue linee e rifiniture morbide, Kosmos si integra perfettamente nell&#8217;arredamento nel quale viene inserito. Inoltre, essendo stabile e robusto il suo coperchio può fungere da pratico e solido ripiano. Quindi non si spreca spazio!</p><p>Grazie a Kosmos da oggi si può vivere in un ambiente più salubre.</p></div></div></div>								</div>
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		<title>Malattia professionale: alcuni cenni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Minini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2020 15:44:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[infortunio sul lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[lavoratori]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[malattia professionale]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un lavoratore è una risorsa importante per la sua organizzazione. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="5705" class="elementor elementor-5705" data-elementor-post-type="post">
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									<h4>Definizioni</h4><ul><li><strong>INFORTUNIO SUL LAVORO (Norma UNI 7249:2007). </strong>È un evento lesivo dovuto a causa <strong>FORTUITA, VIOLENTA ed ESTERNA</strong> in “occasione di lavoro” da cui sia derivata la morte del lavoratore o un&#8217;invalidità permanente o una inabilità temporanea al lavoro che comporti l&#8217;astensione dal lavoro per più di tre giorni. <strong>L’INAIL è l’ente preposto a questo tipo di eventi.</strong></li></ul><ul><li><strong>MALATTIA PROFESSIONALE (Norma UNI 11046:2003). </strong>Spesso definita anche “tecnopatia”, è una patologia che <strong>si manifesta in maniera non violenta e in modo progressivo nel tempo</strong>, dalla quale derivino morte, invalidità permanente o l’inabilità temporanea.</li></ul><p><strong><em>Conditio sine qua non</em></strong> è che <strong>la malattia deve avere la sua causa nel lavoro svolto</strong>, ovvero essere contratta nell’esercizio e a causa dell’attività lavorativa e dovuta all’esposizione nel tempo a fattori presenti nell’ambiente e nei luoghi in cui il lavoratore opera.</p><p>Pertanto, mentre <strong>l’infortunio </strong>è un evento <strong>improvviso e violento</strong> che danneggia l’integrità psico-fisica del lavoratore, <strong>la malattia professionale </strong>è un evento<strong> lento, diluito nel tempo e progressivo</strong>, contratto nell’esercizio e a causa (nesso di casualità <strong>diretto)</strong> di un’attività lavorativa che ne può essere la causa esclusiva oppure concorrente.</p><p><strong>È ammesso, tuttavia, il concorso di cause extraprofessionali,</strong> purché queste non interrompano il nesso causale in quanto capaci di produrre da sole l’infermità.</p><p>Per le malattie professionali, quindi, non basta l’occasione di lavoro come per gli infortuni, cioè un rapporto anche mediato o indiretto con il rischio lavorativo, ma deve esistere un rapporto causale, o concausale, diretto tra il rischio professionale e la malattia.</p><p>Il rischio può essere provocato dalla lavorazione che l’assicurato svolge, oppure dall’ambiente in cui la lavorazione stessa si svolge.</p><h4>La malattia professionale</h4><p>Come già accennato precedentemente, si tratta di un evento lento e progressivo. La Cassazione con <em>sent. n. 10798/91</em> chiarisce a seguito della <em>sent. Corte Costituzionale n. 179/88</em> “deve essere considerata malattia professionale indennizzabile qualsiasi infermità di cui sia comunque provata la causa di lavoro”.</p><p>Le <strong>Malattie Professionali</strong> sono:</p><ul><li><strong>TABELLATE</strong>: ovvero comprese nella lista delle 24 malattie individuate per il settore dell’agricoltura o nella lista delle 85 malattie per il settore dell’industria sancite dal D.P.R 336/94 e successive modificazioni, ivi comprese la silicosi, la asbestosi e le malattie da raggi X del personale sanitario. Per queste malattie vale la presunzione legale d’origine.</li></ul><ul><li><strong>NON TABELLATE</strong>: non indicate nelle tabelle e per le quali l’onere della prova (esistenza della malattia, causa di lavoro, rapporto eziologico) ricade sul lavoratore.</li></ul><p><strong>Le malattie professionali sono tabellate se:</strong></p><ul><li>indicate nelle due tabelle (una per l’industria e una per l’agricoltura);</li><li>provocate da lavorazioni indicate nelle stesse tabelle;</li><li>denunciate entro un determinato periodo dalla cessazione dell’attività rischiosa, fissato nelle tabelle stesse (“periodo massimo di indennizzabilità”).</li></ul><p>All’interno del cosiddetto “<strong>sistema tabellare</strong>”, <strong>il lavoratore è sollevato dall’onere della prova</strong>, ovvero dall’obbligo di dimostrare l’origine professionale della malattia: avendo presentato la denuncia nel termine massimo di indennizzabilità, una volta che egli è in grado di dimostrare di aver svolto una determinata attività “tabellata” (o comunque l’esposizione a un rischio ambientale provocato da quella lavorazione) e l’esistenza della malattia anch’essa tabellata <strong>si presume per legge che quella malattia sia di origine professionale.</strong></p><p>La presunzione legale d’origine alla base delle malattie tabellate è superabile soltanto con la rigorosissima prova, a carico dell’Inail, che la malattia è stata determinata da cause extraprofessionali e non dal lavoro.</p><p>In particolare, secondo la Circolare INAIL n. 47 del 24/7/2008, l&#8217;<strong>INAIL potrà superare la presunzione legale d&#8217;origine professionale della patologia denunciata solo ed esclusivamente dimostrando che</strong>:</p><ul><li>o il lavoratore sia stato addetto in maniera sporadica o occasionale alla mansione o alla lavorazione tabellata, ove specificamente indicate;</li><li>o il lavoratore sia stato concretamente esposto all&#8217;agente patogeno connesso alla lavorazione tabellata in misura non sufficiente a cagionare la patologia;</li><li>o la malattia sia riconducibile ad altra causa di origine extralavorativa.</li></ul><p><strong>Nel caso di malattie professionali non tabellate</strong> non vale alcuna presunzione legale ed <strong>è il lavoratore che deve dimostrare l’origine professionale della malattia</strong>. In assenza di rischio specifico, il lavoratore deve <strong>dimostrare</strong> e <strong>provare</strong> il nesso causale tra la malattia professionale lamentata e la lavorazione a cui era addetto, ovvero l’esposizione a rischio.</p><p>I lavoratori tutelati dall’INAIL in merito al riconoscimento di una malattia professionale <strong>sono tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati, parasubordinati</strong>, mentre i lavoratori autonomi e gli artigiani sono obbligati anche ad assicurare sé stessi.</p><p>Nel caso in cui la malattia professionale riconosciuta dall’INAIL comporti l’impossibilita di svolgere l’attività lavorativa, la astensione dal lavoro viene erogata dall’Istituto a decorrere dal giorno di denuncia all’INAIL stessa.</p><p><b>Vistra</b> è in grado di supportare le aziende italiane in tutto il mondo per le problematiche di Qualità, Sicurezza sul Lavoro ed Ambiente. Se vuoi saperne di più, <a href="https://www.vistraqhse.it/contatti/"><strong>contattaci</strong></a>.</p>								</div>
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