La conoscenza delle lingue nel recruiting per il QHSE internazionale

Non è immaginabile parlare di operatività a livello internazionale senza considerare una buona conoscenza delle lingue.
Il tema può sembrare scontato e di facile traduzione: conosci l’inglese?
In realtà non è proprio così, anzi, è molto più complesso.
I fattori da considerare sono almeno i seguenti:

1. zona linguistica di influenza;
2. terminologia tecnica specifica;
3. livello di conoscenza della lingua.

Ma al giorno d’oggi potremmo anche fare delle considerazioni di aspetto tecnologico:

4. mezzo di comunicazione;
5. videoconferenza;
6. velocità e stabilità della connessione.

Per citare alcune delle voci più importanti.

 

Ogni settore ha il suo linguaggio tecnico

È vero che l’inglese è un po’ diventato la “lingua franca” per i progetti internazionali, ma non ovunque. Dobbiamo inoltre considerare che, molte volte, la conoscenza dell’inglese non è sufficiente per garantire un livello adeguato di proficua comunicazione. Se poi consideriamo la necessità di conoscere adeguati termini tecnici allora l’asticella si alza parecchio.

Pensaci un attimo, qualunque sia la tua specialità, anche tu conosci il significato di sigle, acronimi, termini tecnici che per una persona comune equivalgono a leggere l’etichetta degli ingredienti di uno shampoo o di un medicinale. In questo caso parliamo di QHSE, quindi si passa da aspetti inerenti alla sicurezza e alla salute sul lavoro ad aspetti ambientali, per poi affacciarci sull’oceano di termini utilizzati dalle diverse discipline dell’ambito qualità.

Con un semplice inglese scolastico l’impresa è pressoché impossibile. Un investimento fondamentale in questo senso è nella formazione del personale anche nei termini tecnici per quanto riguarda la lingua da utilizzare nei progetti.

Con una preparazione scolastica tipica, anche di buon livello, non sarà immediato capire che un “tool box talk” non è una disquisizione sulle caratteristiche prestazionali dei cacciaviti e delle brugole!

 

L’importanza del contesto culturale

Ci sono diverse zone dell’Africa e dell’Asia dove la lingua di riferimento per i progetti internazionali è il francese o, in altri casi, lo spagnolo.

Nella maggior parte dei paesi mediorientali è molto diffuso l’inglese. In alcune città come Dubai o Abu Dhabi, l’inglese è praticamente la lingua più parlata, dato che gli autoctoni rappresentano poco più del 10% della popolazione residente e tutti gli altri sono stranieri.

Anche questa, tuttavia, non è una situazione priva di insidie. Il livello medio della lingua è molto basso, semplificato, molto più povero della lingua originale. Chi ha un’ottima padronanza dell’inglese potrebbe trovarsi nell’illusoria sensazione di essere stato compreso, mentre dall’altra parte la scarsa conoscenza della lingua ha limitato la comunicazione e alcuni aspetti culturali hanno magari impedito un feedback adeguato.

Per molte culture orientali sarebbe offensivo dirti che non hanno capito, il ciondolare del capo da parte di una persona proveniente dall’India potrebbe metterti in difficoltà, il classico gesto di incrociare le dita nel senso di buona fortuna potrebbe mettere in imbarazzo un interlocutore vietnamita.

Se consideriamo un progetto in Algeria o in Marocco, sarà molto più probabile avere a che fare con l’area francofona, e non solo per quanto riguarda la lingua.

Ricordo che in un particolare progetto in Algeria, dove eravamo coinvolti per il supporto qualità nella costruzione di autostrade, non solo la documentazione di progetto era in francese, ma anche molte norme di riferimento erano delle vecchie AFNOR non più in vigore in Francia, ma ancora citate nei capitolati delle autorità algerine, quando in Europa erano già state sostituite da standard europei.

 

Come valutare la conoscenza linguistica in fase di recruiting

In ambito recruiting è poi importante padroneggiare un buon livello della lingua di interesse, in modo da poter cogliere delle sfumature che altrimenti possono sfuggire e che possono dare delle importanti indicazioni sulla valutazione della risorsa.

La valutazione, infatti, deve coprire molteplici aspetti, non solo quelli tecnici, ma anche di affidabilità della risorsa, della capacità di adattamento, dell’attitudine a seconda del progetto specifico.

Certe sfumature sono difficili da cogliere se c’è una scarsa conoscenza della lingua.

Ovviamente a questi aspetti si mescolano quelli culturali, ma la comprensione a livello linguistico è senza dubbio il primo passo fondamentale.

Dal punto di vista delle lingue non è necessario riuscire a comprendere tutto guardando un film in lingua originale o poter tradurre il testo delle canzoni. Ricordiamo che molte volte vengono utilizzati “slang” o modi di dire che solo una persona madrelingua può comprendere pienamente.

Un buon test per definire un livello accettabile è lo “switch language” durante i colloqui in fase di valutazione della componente linguistica, una tecnica che mette in difficoltà molti candidati.

Cambiare lingua improvvisamente e mantenere il filo del discorso con l’interlocutore non è affatto semplice e richiede una certa padronanza. Nel 2014 ero alla fiera del Wetex a Dubai, stavo tranquillamente discorrendo in italiano, quando un reporter di una radio locale mi fermò improvvisamente e mi propose un’intervista in inglese. Fu una grande opportunità poter presentare Vistra e i suoi servizi in una trasmissione dedicata a un evento di portata mondiale, ma non avrei potuto coglierla senza una buona conoscenza della lingua.

In Vistra la maggior parte delle persone conosce più di una lingua straniera, in particolare in ambito recruiting.

Un buon suggerimento può essere quello di utilizzare qualche vocabolo nella lingua madre dell’interlocutore, ovviamente prestando attenzione a non storpiare le parole. Quest’azione rappresenta un gesto di apertura e di cortesia che viene molto apprezzato.

Spesso serve impegno per conquistare la fiducia ed abbattere barriere anche con persone che parlano la stessa lingua ed hanno la stessa base culturale; puntare quindi su una buona conoscenza delle lingue è un fattore fondamentale per ridurre le distanze.

Ovviamente poi la questione va a investire tutti i processi a supporto dell’erogazione dei servizi QHSE: dagli aspetti contabili e fiscali a quelli legati alla logistica e alle tematiche legali.

E nella tua organizzazione? Ci sono delle iniziative che aiutano l’apprendimento di lingue straniere?

Si fanno approfondimenti specifici sulla terminologia tecnica inerente al tuo settore?

Se devi affrontare i mercati internazionali, cerca dei partner che possano supportarti in modo adeguato.

Per le tematiche che riguardano il QHSE e la sostenibilità, puoi contare su Vistra.

 

Per maggiori informazioni, guarda il video

 

 

Un saluto



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Autore: Federico Olivo
Laureato in ingegneria Gestionale, ha maturato la sua esperienza per la qualità nel settore militare. Tra i fondatori di Vistra nel 2000 è oggi Presidente della società. In oltre 20 anni di operatività nel settore della Qualità ha lavorato in Italia ed all’estero per aziende di ogni dimensione ed in molteplici settori. Con una grande esperienza nella mappatura dei processi tiene lezioni in Master e corsi universitari, co-autore del libro “la guida del sole 24 ore alla Qualità” edito dal Sole24ore.

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